Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <212>
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212 Nunzio Coppola
Intanto, nel novembre del '59, dopo l'annessione dell'Italia centrale, il Tofano fu nominato consigliere della Corte di cassazione di Bologna e professore di diritto penale in quella Università. E nel gennaio del *61 il governo della Luogotenenza di Napoli lo chiamò a presiedere quella gran Corte criminale; e nelle elezioni generali del febbraio, gli elettori del colle­gio della nativa Airola lo inviarono deputato al Parlamento per l'ottava legislatura. Come rappresentante politico, non risulta si fosse distinto per meriti particolari, forse non ne ebbe nemmeno il tempo; ma come magi­strato, fu generalmente stimato per probità, rettitudine e senso di giustizia.
Fu appunto in questo periodo, quando poteva dire di aver visto appa­gate le sue più ragionevoli aspirazioni civili, e, cosa non meno importante per l'uomo, si vedeva circondato dall'affetto di una numerosa, ma ben avviata famiglia, ricca di esemplari virtù domestiche e civili (i due suoi figli maggiori avevano anche partecipato con onore all'ultima guerra di indipendenza), che gli piombò sul capo il fulmine che gli distrusse tutta la sua vita morale.
Verso la metà d'agosto di quello stesso anno 1861, il generale Cialdini, assunto da poco al governo della Luogotenenza napoletana, ebbe sotto gli occhi alcuni atti riservati del governo borbonico, concernenti il Tofano. Erano, tra gli altri, due rapporti del segretario generale della prefettura di Polizia, Giuseppe Silvestri, del 20 ottobre e 9 novembre del '51, in cui questi riferiva al suo direttore intorno a due colloqui avuti col Tofano prigioniero nel Castel dell'Ovo; ed alcune lettere diplomatiche, nelle quali l'incaricato d'affari napoletano a Torino, Giuseppe Canofari, riferiva al suo ministro degli esteri le conversazioni ch'egli teneva nella capitale subalpina con l'esule politico Tofano; ed infine una supplica di quest'ultimo al re di Napoli per implorare il rimpatrio della propria famiglia. *) Attra­verso gli atti del poliziotto si credette di vedere il Tofano nientemeno confidente della polizia borbonica a danno dei suoi compagni di pena; e in quelli del diplomatico, un delatore dei suoi compagni d'esilio. Eppure sarebbe bastata una minima dose di calma, di serenità e di buon senso per riconoscere che quei documenti, per la fonte stessa onde provenivano e il fine cui erano stati a loro tempo diretti, non potevano costituire da soli una prova irrefragabile d'un reato infamante contro un uomo che occu­pava un altissimo posto nella Magistratura ed aveva dato fin'allora non dubbie prove di lealtà, di sacrifici e di onorata povertà nell'azione politica e in quella professionale da lui svolta. Ma il generale Cialdini, valoroso soldato, integro e dritto cittadino, proprio di quel minimo di serenità e . -
*) Vedi Atti del Parlamento italiano. Sessione del 1861 (Vili legisl.). Documenti. Voi. 2, Torino 1862, p. 578 ugg.