Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <213>
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Voci dal carcere
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di calma mancava specialmente allora e in una regione, che egli vedeva come un covo di briganti di strada e di salotto da snidare e distruggere ~ i per poter dare a quei documenti l'esatto peso che essi avevano e promuo­vere un'indagine accurata intorno ai fatti in essi indicati. Ma, tempera­mento impulsivo burbanzoso suscettibile, quaFera, appena li ebbe Iettai. li ritenne la quintessenza della verità, e passò senz'altro all'azione, o meglio all'esecuzione, senza curarsi che buttava nel fango un uomo che egli stesso aveva fin"allora tenuto in alta considerazione. Chiese telegraficamente al Governo di Torino la destituzione del Tofano dall'alta carica occupata. A sua volta il ministro di Grazia e Giustizia, fattisi inviare quei documenti, dopo di averli letti, senza i necessari e doverosi approfondimenti su di essi, con pari impulsività, ordinò telegraficamente la rimozione dall'ufficio. E il Tofano fu sacrificato ! E nessun altro tentativo in contrario, né gli sforzi della vittima per ottenere un più sereno riesame della questione, sortirono alcun effetto. E quando poi il Tofano, quale deputato, chiese alla Camera una rigorosa inchiesta sui fatti che avevano determinata la decisione mi­nisteriale, il ministro Guardasigilli, dichiarando di aver osservato scrupo­losamente tutte le norme procedurali nell'emanare il provvedimento di esonero , non di destituzione (egli chiarì), si oppose, non ostante il parere contrario di autorevoli parlamentari, alla inchiesta, limitandosi a consentire la pubblicazione dei documenti venutigli da Napoli. Così, dello onore e della vita morale di un alto magistrato e di un rappresentante della Nazione, si fece una questione formale di procedura. E la Camera, purtroppo, approvò l'operato del ministro.l)
*) Mette conto riassumere un po' più compiutamente e più serenamente di quanto non avesse fatto il Fortunato (op. e l. eh.), la discussione di questo episodio nelle varie sedute della Càmera. Il Tofano, non avendo visto pubblicati, com'egli chiedeva, gli atti che lo concernevano, dopo varie lettere polemiche sui giornali e quella più lunga Ai suoi elettori del 7 novembre pubblicata in volume, diresse, quale deputato, un esposto alla Camera, il 10 novembre "61, per invocare una rigorosa inchiesta parlamentare a suo carico. Nella seduta del 30 novembre, di sua iniziativa, il deputato Mandoj-Albaneso, propone che, per l'onore dell'Assemblea, vengano deposti sul banco della Presidenza i documenti della dimissione del Tofano, e sia nominata una giunta parlamentare che li esamini e ne riferisca alla Camera. L'on. D'Ondcs-Rcggio si oppone alla proposta perchè, non essendo in facoltà della Camera di espellere dal suo seno un proprio componente, essa non avrebbe altro effetto se non di creare uno scandalo. Il presidente (Rai lazzi), dichiarando di non aver- ancora preso visione della richiesta del Tofano, rinvia opportu­namente la discussione. Nella seduta del 13 dicembre, infatti, data lettura dell'esposto del Tofano, Fon. De Filippo la sua e rinnova la proposta del Mandoj-Albanese e, confu­tando la obiezione del D'Oudes-Rcggio, afferma che, pur dovendosi rispettare l'inviola­bilità dei deputati, quando è un deputato medesimo a chiedere d'esser sottoposto ad inchiesta per fatti che lo coprano d'infamia, allora fi giustizia, per il decoro e la dignità della Camera, accogliere la domanda. E, venutogli fatto di nominare il libro scritto in propria difesa da Tofano, Foratore, memore dogli atti della vita sempre onestamente