Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <215>
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Voci dal carcere
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chiamarono i suoi avversari, certo impetuoso, collerico, intemperante, franco ed incauto nel discorrere , come lo dipinse uno dei pochissimi amici rimastigli fedele, Mariano D'Ayala; o, meglio, utopista, caldo ne' discorsi e spesso esagerato ne' ragionamenti , come più propriamente lo qualificò il diplomatico napoletano a Torino, che di siffatti uomini appunto aveva bisogno per poter trarre dalle loro qualità il partito che più lo interessava: figurare, cioè, presso il suo Governo quale rappresentante ze­lante ed accorto; essendo anch'egli un non mediocre venditor di fumo. *)
cosa clift... potrà forse meritare di essere registrata nella storia , promettendo di to­gliere dalla discussione tutto il gretto, lo sterile, l'uggioso di una questione personale. Avutane facoltà, entra nel merito della questione; e qui cade nel suo solito difetto della ampollosità, della retorica, dell'esibizionismo, anche se in misura più attenuata che nella lettera apologetica. Enumera una serie di episodi più o meno estranei al fatto, per dimo­strare di aver sempre tenuto fronte alle violenze e ai soprusi del Governo e della polizia borbonici, e d'essere una vittima dì occulte congiure dei reazionari e dei borbonici. Ri­corda il coraggio e il disinteresse dimostrati Botto la tirannide nel difendere i rei di Stato; la sua vita di stenti, di sacrifici, di povertà. Si volle giustificare di aver rivolto una supplica al re Borbone per implorare il rimpatrio della sua famiglia, addneendo di essere stato costretto dalla necessità di doverla cosi sottrarre allo strazio della miseria; ed ebbe una frase, che voleva essere drammatica e fu solamente infelice: Per la mia famiglia, gridò, mi sarei inginocchiato persino dinanzi al brigante Chiavone . E nella foga oratoria non si accorgeva che molte delle sue affermazioni di dignità, di austerità, di disdegno verso gli oppressori, venivano tacitamente contraddette dalle davvero umilianti espressioni di scusa, di perdono, di ritrattazione o di attenuazione da lui usate nella supplica umiliata ai piedi del sovrano per implorare il rimpatrio della famiglia: la quale supplica, già da molti conosciuta, sarebbe stata fra poco pubblicata insieme con gli altri documenti na­poletani. E fu appunto questa parte del suo lungo discorso, sulla quale egli più contava per la mozione degli affetti, che destò più curiosità che interesse nei deputati. Ed egli concluse ripetendo la sua richiesta di una rigorosa inchiesta parlamentare su tutta la sua vita. Segui una breve discussione, sempre di natura procedurale e di opportunità su tale richiesta. H Ministro rinnovò la sua opposizione ad essa. Il deputato Massari, allora propose che fossero pubblicati negli Atti parlamentari integralmente i documenti sui quali il Ministro aveva fondato il suo provvedimento di esoneratone. Questi non si oppose e la Camera a grande maggioranza approvò il rigetto della richiesta del Tofano e la pubblicazione dei documenti che lo concernevano. E la questione fu chiusa. Il 30 gennaio successivo, con una sua lettera al Presidente della Camera, il Tofano cercò di farla riaprire per poter rispondere e confutare i documenti pubblicati; ma il Presidente ai oppose, facendo osservare che non poteva riaprire una discussione già chiusa. E al Tofano non rimase altro so non presentare le sue dimissioni da deputato, che nella tornata del 10 febbraio furono accolte. E il sipario cadde definitivamente su questo assai incre­scioso episodio. Un'altra lunga difesa scritta dal Tofano in confutazione dei documenti pubblicati, non ottenne miglior esito nella pubblica opinione, hi quale, se fini, come ai dirà, di non credere alle accuse di delazione e di tradimento, ebbe in quegli atti la prova della leggerezza del Tofano.
*) Sul Canòfari vedi, fra gli altri, K. DE CESARE, La fine di un Regno, Città di Ca­stello, 1909, voi. I, p. 108; e B. RICCI, Memorie della baronessa Olimpia Savio, Milano, Trevcs, 1911, I, p. 279. Tenendo presente il carattere del diplomatico, descrittoci dal De Cesare, vien fatto di domandarsi, chi dei due, il diplomatico o l'esule, fosse il vero venditor di fumo . Si veda in proposito anche il FORTUNATO, op. eif., p. 164.