Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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216 Nunzio Coppola
Ed il Tofano, naturalmente, non era affatto in grado di accorgessi dove lo conducessero le affabili cortesie d'una tale volpe: e si lasciò indurre a stendere, tutta di suo pugno, quella davvero poco dignitosa supplica da umiliare ai piedi del sovrano di Napoli, per implorare il rimpatrio della propria famiglia. E fu ima umiliazione del tutto gratuita, che non sortì l'effetto, che il veramente troppo correntevole esule se ne riprometteva.
Inoltre, l'accusa venne in un momento particolarmente delicato e critico del Paese. Si era appena all'inizio dell'assetto unitario della Nazione; ancora tra il vecchio e il nuovo, quando i rimpianti per quello, le perplessità e i timori per questo, non solo non avevano trovato ancora la via di estinguersi o di temperarsi, ma piuttosto occasione ed alimento per inasprirsi. Le passioni politiche divampavano sempre più accese; gli animi erano divisi e insoddisfatti per il modo come si era giunti alla unità, e sul modo di organarla in uno Stato saldo. Alcuni liberali, già accaniti e rumorosi propugnatori della caduta dei Borboni, erano, poi, avvenuto il trapasso di regime per insoddisfazione o per romantico spirito di avventura, passati non meno rumorosamente alla parte già da essi avversata. Il brigantaggio clericale e legittimistico, ma soprattutto criminale, insanguinava depredava atterriva le contrade del Mezzogiorno. Tutto ciò ingenerava diffidenza, sospetto, insoddisfazione, non. solo tra uomini di partiti diversi e avversari, ma tra quelli d'uno stesso partito, alterando e guastando antichi rapporti di amicizia di uomini, che pure avevano operato insieme, subendo carcere od esilio, per preparare i tempi nuovi. In un terreno così fecondato, un'accusa di slealtà di tradimento di spionaggio contro uno degli uomini, che avevano partecipato a quelle vicende, e promossa da così autorevole persona, non poteva non trovar credito agevolmente; e perciò non si ritenne neppur necessario cercare altre prove per corroborarla.
In fine, non può neppur tacersi, che il Tofano difese assai male la sua eausa. Egli, che pure era stato valente ed efficace avvocato in cause altrui, fu un assai mediocre patrocinatore in causa propria. Nella sua ponderosa lettera apologetica (ed anche, sebbene in minor misura, come si è visto, nel suo discorso alla Camera), fu roboante declamatore delle proprie virtù e dei propri meriti passati e presenti, anzi che dialettico avveduto ed acuto analizzatore dei documenti. Stemperò e dissolse i pur validi e seri argomenti della sua innocenza in un farraginoso disordine di frasi retoriche ad effetto, in uno stile pedestre ridondante scorretto. E fu più spesso piagnucoloso o vanamente borioso, che austero e dignitoso. 9 j 'i
lì È intitolata: Giacomo Tofano Ai suoi elettori, Napoli, Stabilimento tipografico. Strada Banchi Nuovi 13, 186L (Ho per epigrafe sul frontespizio un brano di una sua lettera al giornale II Pungolo), in 8, dì pp. 280, cui seguo un* Appendice di altre 287 pp. In complesso un volume di ben 567 pp fitte e pessimamente stampate. Curioso destino,