Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <217>
immagine non disponibile

Voci dal carcere 217
La concomitanza di tutti questi elementi e circostanze e di altri, ai quali si accennerà in seguito, vale a spiegare come potesse nascere e pren­dere consistenza, fino alle estreme irrevocabili conseguenze, un'accusa su fatti ai quali, quando essa fu lanciata, pochissimi soltanto, e neppure i più autorevoli uomini del tempo, credettero ed infine, smorzatasi la vampa delle passioni del momento, nessuno più credette sul serio. E tuttavia, l'uomo ne portò sino alla tomba le inique conseguenze; e, dopo che questa si fu chiusa su di lui, la vicenda cadde nel più profondo oblio, e della vittima nessuno si ricordò più.
Ma oltre a tutto ciò, il Tofano, convinto d'essere vittima dell'altrui malevolenza, fa anche avventato e poco accorto nell'impostare la sua difesa sul presupposto che ad esumare dall'archivio segreto del ministero napo­letano i documenti della sua vicenda fossero stati gli amici e i parenti del duca di Cajaniello, ultimo ambasciatore borbonico presso Napoleo­ne III, od allora in carcere sotto l'accusa capitale di complotto contro lo Stato e di favoreggiamento del brigantaggio, e del quale egli allora istruiva il processo. Costoro, secondo il Tofano, non essendo riusciti in nessun modo (con minacce, intimidazioni, tentativi di corruzione) a deviare o a tem­perare il rigore, ch'egli poneva nella istruttoria, venuti a conoscenza dal Canofari stesso, che viveva a Parigi, della esistenza di documenti borbo­nici, i quali, se accortamente manovrati da qualche autorevole liberale, avrebbero potuto far apparire il Tofano come confidente politico del pas­sato regime, e cosi esautorarlo, si avvalsero appunto di tale espediente, che raggiunse il suo effetto. A parte che, poi, accurate indagini scagiona­rono il duca di tutte quelle accuse, i fatti andarono in modo assai diverso da quello che il Tofano presumeva. Come, molti anni dopo, rivelò Bene­detto CroceJ) per averli appresi dallo zio Silvio Spaventa, essi andarono nel modo seguente. Silvio Spaventa, direttore di Polizia nel Governo della Luogotenenza, dimessosi dalla carica per incompatibilità col nuovo luogo­tenente Ci aldini, verso la fine di luglio del '61, nel lasciare l'ufficio, volle fosse consegnato con grande riservatezza nelle mani di costui un fascicolo
iu altro campo, di questo libro ! Il Mcncacci, autore di una farraginosa disordinata ampol­losa, non che faziosa astiosa malevola intemperante opera su la rivoluzione italiana (PAOLO MENCACCI, La rivoluzioni! italiana. Memorie e documenti, Roma, Librerìa cattolica inter­nazionale, Desdée Lcfebvxe e C.,. s, a., in 6 volt), trae da questo voi. del Tofano molti brani, che, secondo lui, provano: mitezza nel Governo, calma no* popoli dello Due Si-cilie, e odio implacabile ne* faziosi vendati al Piemonte ; ma nel riferirli. il più conosce il meno I sente il bisogno di premettervi: tralasciando la verbosa prolissità ; voi. 111, parte L pp. 301-312.
u S. SPAVENTA, Dal 1848 al 1861. Lutiere, scritti* documenti, pubbl. da B. Cuoci;., seconda ediz,, Bari, Laterza, 1923, p. 363, nota.