Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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218 Nunzio Coppola
di documenti concernenti il Tofano, rinvenuto nell'archivio del ministero. Appena ne ebbe preso visione, il Cialdini li fece valere contro il Tofano.
Questa versione, della quale il Croce mette in rilievo la divergenza da quella del D'Ayala (che era, poi, del Tofano), esclude che quei documenti fossero stati tratti fuori deliberatamente per avventarli contro il Tofano, e che alle spalle di lui GÌ fosse un complotto di gente interessata a perderlo. Il Croce aggiunge che lo Spaventa era anch'esso d'avviso che il Tofano non fosse colpevole di spionaggio, ma che, con l'alta opinione che nutriva di se medesimo, solesse, nel discorrere col Canofari, porsi nella posizione dell'uomo superiore ai partiti, che poteva quasi dare consigli e avvertimenti al sovrano napoletano. Quegli imprudenti discorsi, letti poi attraverso le relazioni del diplomatico borbonico, furono tirati a pcggior senso che in realtà non avessero .
Lo Spaventa non disse o almeno il Croce non lo segnò come e quando quei documenti fossero venuti nelle sue mani; certo, egli li aveva
3) Il Nisco (JZ generale Cialdini e i suoi tempi, Napoli, Morano, 1893, p. 244), pur mostrando, per suo conto, di non credere alla colpevolezza del Tofano, dà una versione fantastica e contraddittoria della vicenda. Racconta che il Tofano, fin da Torino, per essere entrato in strette relazioni col ministro del re di Napoli, ivi , era già da alcuni esuli tenuto per spia; e che quando poi costoro lo videro in Napoli occupare un alto ufficio, per invidia rinnovarono le vecchie accuse e presentarono alla polizia un volumetto di lettere dirette a provarle ; che lo Spaventa, avendo trovato sul tavolo d'un suo segretario quel volumetto, lo ritirò presso di sé e, nel lasciare l'ufficio, informò il Cialdini di avere in suo potere carte delicatissime che avrebbe consegnate a sola richiesta di lui. Intanto, avendo il PctruccelU ed altri rinnovato l'accusa, e avendone i borbonici profittato per far cadere di seggio il magistrato che istruiva i processi a loro carico, il Cialdini richiese allo Spaventa la restituzione di quelle carte, ed esaminatele insieme col segretario generale per hi Giustizia, M. Pironti, chiese telegraficamente a Torino hi destituzione del Tofano. E superfluo rilevare le strane fantasticherie e le patenti contraddizioni di questo racconto. Anche lo storico borbonico, ma simpatico narratore, G. De' Sivo (op. ctt, voL V, p. 142) accenna dubitativamente alla colpevolezza del Tofano, ed aggiunge, per spiegare l'episodio, delle considerazioni, le quali, benché venissero dalla opposta sponda, erano ben appropriate ai fatti di allora; e mette conto riportarle anche ora, che possono trovar conferma in molti dei fatti visti accadere sotto i nostri occhi: Non so fi'fci (il Tofano) fosse o no reo di quella colpa; certo è, ben molti tra' fuorusciti gridanti Italia, oggidì pasciuti croi, stendevano le mani a Ferdinando, che, spie o non spie, li soccorreva di denari; certo, parecchi tornati vincitori eran corsi alla prima negli archivi, a trarne in fretta le carte loro importune; ma anche in quelle rimaste i governanti fecero di grandi scoperte ; tali che bisognò soffocarle per timore di peggio. Sicché tra tanti solo quel Tofano disgraziato la pagò . A parecchi di questi eroi del doppio gioco accennò, senza nominarli, anche il D'Ayala (op. cit., p. 401); ed insistette molto, a sua volta, anche il Tofano nell'ultimo suo scritto in confutazione del documenti pubblicati dalla Camera. Ed a proposito della notizia dei profughi politici, i quali appena rientrati in patria si affrettarono a togliere dagli archivi le carte per loro compromettenti, il Tofano asserì di aver avuto notizia della esistenza nell'archivio ministeriale delle carte che lo concernevano, ma che egli, pur potendo farle scomparire, non volle, non ritenendole per lui compromettenti.