Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <219>
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Voci dai carcere
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esaminati con la consueta sua ponderatezza e serietà; e, rilevatane la deli­catezza e l'importanza (onde il gran riserbo con cui volle accompagnarne la consegna al successore), dobbiamo presumere che egli non credesse affatto costituissero una prova della slealtà del Tofano, che egli ben cono­sceva; altrimenti ci sarebbe da domandarsi perchè mai non li avesse fatti valer lui che era uomo da non aver riguardi per nessuno, quando si trattava dell'interesse pubblico contro il magistrato, che proprio in quei giorni procedeva alla istruttoria del delicatissimo processo contro il duca di Caianiello, da lui, Spaventa, fatto arrestare e deferire alla corte criminale. A malgrado, quindi, di quei documenti, lo Spaventa era fin d'allora convinto della innocenza del Tofano. Perciò non può non sor­prendere che, con siffatto convincimento nell'animo, non sentisse, neppur lui, il bisogno (e direi dovere) di levare la sua autorevole voce quando tutti gridavano raca contro il malcapitato se non altro, per mettere in dubbio la validità di quei documenti, alla quale egli per suo conto aveva dimostrato di non credere.
E, come lui, tacquero quasi tutti gli altri autorevolissimi uomini poli­tici napoletani, già compagni di prigionia e di esilio del Tofano e suoi amici ed estimatori, i quali, in patria e fuori, avevano conosciuto direttamente la vita proba modesta e stentata di lui; basta ricordare lo Scialoja, il Mancini, l'Imbriani, il Pisanclli ed altri molli.
Ma quello che più sorprese allora, e non può passare inosservato ora, è il silenzio serbato in quelle circostanze da Carlo Poerio. I rapporti tra il Tofano e il Poerio trascendevano quelli soliti di una comune amicizia, nata da uniformità di opinioni. Il Tofano aveva sempre nutrito vivissimi sensi di ammirazione e di devozione per il Poerio. Aveva affrontato car­cere ed esilio per lui. E, quando poi tra loro si erano manifestati i dissensi di natura politica, rimasero inalterati quelli di natura personale; tanto che il Poerio andava debitore della vita alle cure amorevoli e sororali, ond'era stato assistito dalla moglie del Tofano in Torino, nel gennaio del '60, quando fu colpito dalla grave infermità che gli mise in pericolo l'esistenza. I dissapori politici, quindi, per quanto aspri non potevano aver attutito o spento i sentimenti di gratitudine e di riconoscenza, che erano propri dell'animo del Poerio. Tuttavia, da lui non venne pubblicamente nessuna parola, non dico di solidarietà, ma neppure di conforto per la sventura toccata al vecchio amico. E da escludere, quindi, che il silenzio fosse do­vuto a ingratitudine o irriconoscenza, o anche a rancore per le sopravve­nute divergenze: tutti sentimenti estranei all'animo del Poerio. Per cer­care di spiegarlo, dunque, non rimane se non pensare che il Poerio fosse di quelli che credettero alla colpa del Tofano. Ma un'ipotesi, questa, che non può essere accolta senza che una prova qualsiasi, diretta o indi-