Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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229
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Voci dal carcere 220
giam.en.ti dei giudicandi e delle loro famiglie, e persino dèi diplomatici7 spettatori.l)
Assai maggior risalto, invece, veniva dato al dibattimento dalla stampa estera, I giornali piemontesi, specialmente, e quelli inglesi dedicavano largo spazio ai resoconti particolareggiati, spesso stenografici, delle sedute*. I più importanti di quei resoconti erano, com'è noto, 2) redatti dal Poerio la sera, nel carcere, al termine delle udienze, e fatti pervenire per vie clandestine, servendosi anche della posta diplomatica, ai giornali esteri. La Polizia, per quanto studio vi mettesse, non riuscì mai né a scoprire né a spezzare le fila di siffatta organizzazione.
Intanto, l'austera fermezza e l'imperturbabile serenità di quasi tutti gli accusati, congiunte alla sapiènza giuridica e procedurale dei principali di essi, nel rispondere alle contestazioni e nel tener fronte ai soprusi e ai cavilli dei giudici; le solenni ritrattazioni di precedenti denunzie da parte di alcuni coaccusati, che ora dichiaravano in pubblica udienza di averle avute estorte con mezzi subdoli e violenti dagli inquisitori; la inconsistenza, la parvità o la incertezza di molti capi di accusa risultanti dalla pubblica discussione; la provata perfidia dei principali denunziami, risultati testimoni stipendiati dalla Polizia: tutti questi ed altri non meno gravi elementi, che venivano fuori a mano a mano sotto gli occhi del pubblico, insieme con le accennate, spesso inesplicabili lungaggini che davano un tono di stanchezza al processo, avevano fatto nascere e diffondere la voce che il processo sarebbe da un momento all'altro sospeso, e che un'amnistia generale metterebbe fine a quella vicenda, mandando in esilio gli accusati più compromessi e più invisi, e gli altri ai vari confini di polizia fin che non avessero dato sicure prove di ravvedimento. Tali voci, che negli animi di quasi tutti i prigionieri e delle loro famiglie trovavano facile via alla credibilità nel desiderio o nel bisogno di una liberazione qualsiasi, non commossero affatto l'animo del Poerio, il quale fu forse il solo a non farsi nessuna illusione in proposito. Profondo conoscitore delle condizioni politiche interne e internazionali, e fermamente consapevole della cieca e presuntuosa pervicacia del Governo e della Corona, non condivideva punto l'ottimismo dei suoi compagni di pena, e rimase fermo nel convincimento che i processi politici, e non soltanto quello in corso, sarebbero giunti sino al loro termine, cioè alla preordinata condanna degli imputati: e non s'ingannò. Non per questo, però, egli disperava delle sorti della Patria. H trionfo della libertà egli lo aspettava dal trionfo della ragione, che non potrà mancare di venire, diceva, dopo che la reazione avrà compiuto tutto
i) B. COTOGNO, Tra reazioni.e rivoluzioni, eli., p. 137 sgg.
*) SETTEMBRINI,, nel discorso In morte di C. Poerio, negli Scròti vati