Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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Voci dal carcere
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nessun, indìzio dì questa che sarebbe provvida misura. Io la credo mal fondata in principio, e ritengo solo che, per eccezione, alcuni detenuti, meno noti, o meno invisi, potranno essere mano mano liberati. Le cause si faranno, e tutte, e lestissimamente, poiché lo stata quo giova a* nostri governanti, opperò essi hanno interesse a prolungarlo, attendendo che l'Europa si assetti in qualche modo. Ma questo qualsiasi assestamento non panni né prossimo e molto meno immediato, né facile in tanto garbuglio di cose e varietà di opinioni estreme. Noi siamo in periodo di reazione, che deve fare il suo corso e raggiungere il sacrifizio nostro e della patria, ma la ragione finirà per aver ragione
L'amico tuo Carlo Poerio
3.1)
6 ottobre 1850 Mio carissimo Dalla Vicaria.
Ieri fui alla pubblica udienza ed appresi dal dennnziante Marotta:2) 1. che il Gran Consiglio dell'Unità Italiana era in Vienna; 2. che direttore dell'assemblea settaria in Napoli erano Bozzelli e il Principe di Torella mentre sedevano da ministri, e il tuo umilissimo servo; 3. che molti capi di corte erano settarj e traditori del re, nonché dei generali dell'esercito e molti altri ufficiali; 4. che i promotori della repubblica erano Carlo Alberto e Garibaldi; 5. che vi erano 14.000 fucili inglesi per aiutare la rivoluzione; 6. infine che il giuramento settario era di difendere la Costituzione, distruggere il governo, e proclamare la repubblica. Pare impossibile che vi sia stato tanto poco accorgimento da scrivere nel processo e disputare in pubblico cotante goffe e madornali assurdità ! Eppure è su di esse che si giuoca il mio capo, e che si vorrebbe anche giuocare il mio onore e la mia riputazione.
essendo nella notte precedente avvenuta la morte del giudice Rivelli, il presidente lo sostituì subito col vice presidente Del Vecchio, supplente, e per non perdere più tempo, data l'assenza ingiustificata dei denunziasti a carico, iniziò Pesame del discarico. Queste lunghe interruzioni, delle quali non tutti conoscevano le vere cause, o non vi prestavano fede, fecero nascere le voci di imminente amnistia, di cui si fece eco il Tofano e alle quali il Poerio mostra di non credere.
') hi.
'-) Finalmente dopo quattro mesi di irreperibilità, non casuale ma con la connivenza della Polizia* come fu sufficientemente dimostrato in pubblico dibattimento, il Marotta (86 dei testi a carico) comparve, la mattina del 5 ottobre, all'udienza (XXVII). Pei tre giorni successivi il ribaldo, sostenuto dai cavilli procedurali del P. M. e dalla burbanzosa autorità del Presidente che cercava di stornare o di modificare le domande imbarazzanti della difesa, seppe tener testa con spavalda sfrontatezza alle contestazioni dei principali accusati, Nisco, Settembrini, Pironti, Agresti e dei loro avvocati, ma più d'una volta fu costretto a piegare e tacere sotto la serena e ferrea dialèttica del Poerio e la sottile sapienza procedurale dell'avvocato Marini-Serra. Ma la più grave violazione della Legge, della procedura e della moralità, compiuto dalla Corte, fu di averlo ammesso in qualità dì testimone, mentre risultava rubricato al pori di altri accusati por reato di affiliazione alla setta; e da porte della Polizia, di averlo lasciato a piede libero, mentre risultava colpito da regolare mandato di cattura por reato dì calunnia dalla Corte di Potenza. La sua deposizione nella prima giornata s'Intrattenne appunto sui capi notati qui dal Poerio*