Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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Voci dal carcere
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della Società economica di Terra d'Otranto. A Napoli fu anche attratto ben presto dal risveglio delle idee liberali, tollerate, se non favorite da Ferdinando II nei primi anni del suo regno. E per molivi politici fu una prima volta arrestato nel '35, a causa di alcuni suoi scritti, ritenuti sospetti, nei giornali I curiosi e il Ricoglitore, da lui anche diretti; e una seconda volta dieci anni dopo, per altri articoli nella Rivista Napolitana. Facendosi sempre più cupo, per l'addensarsi dei sospetti, l'orizzonte politico del paese, dopo lo scoppio dei moti calabresi del '47, fu ritenuto, in seguito alla denunzia di un tipografo, di essere d'intesa coi promotori di essi, ed arrestato insieme con Carlo Poerio ed altri. Venne escarcerato in virtù dell'amnistia del gennaio successivo. Concessa la Costituzione, senza impegnarsi in nessun particolare movimento, e lontano dagli eccessi della piazza, fu di quelli che propugnavano un moderato ma costante svolgimento delle istituzioni liberali; e come tale, ottenne anche incarichi speciali dal suo ministero da svolgere in provincia, per infondere calma fiducia: e tranquillità nelle popolazioni ad arte sobillate contro il Governo. Fondò anche e diresse il giornale liberale L'Indipendente; ma per poco; perchè, sopravvenuta la reazione, il giornale cessò le sue pubblicazioni, e il Trincherà, l'8 maggio del '49, venne arrestato sotto l'accusa di aver preso parte all'insurrezione del 15 maggio. Rinviato a giudizio, nel processo che s'intitolò da quella giornata, fu, con sentenza dell*8 ottobre del '52, condannato a otto anni di reclusione, commutati, nel '53, con l'esilio da trascorrere a Bruxelles. Ma egli si fermò a Torino, senza più dipartirsene fino all'annessione del Mezzogiorno. Nella capitale subalpina ritornò ai suoi studi di economia; e trovò occupazione presso la casa editrice Pomba nella compilazione del grande Vocabolario italiano; e nel '54 pubblicò anche un volume di Lezioni di economia pubblica. Nel '55 fu di quelli che caddero nella illusione di credere che, a risolvere più rapidamente la questione napoletana, occorresse favorire l'ascesa al trono di Napoli di Luciano Murat; e vi si impegnò con tutto l'ardore del suo animo caldo e della sua buona fede sincera; e scrisse in sostegno di questo suo convincimento, uno dopo l'altro, due vivacissimi opuscoli, che suscitarono grande scalpore ed aspri attriti fra gli esuli meridionali, e vennero energicamente confutati da Francesco De Sanetis.
Fu un errore, che pesò a lungo su di lui, adombrando alquanto la sua bella fama di patriottismo. Nel '60 fu nominato professore di economia nell'Università di Bologna e poi in quella di Modena. Dopo l'annessione, fu dalla Luogotenenza chiamato all'Università di Napoli; e fermatosi qui definiti vamente vi ottenne anche la carica di soprintendente generale degli Archivi delle provincie napoletane. Chiuse i suoi giorni, onorato e stimato da tutti, l'I! maggio del '74. Sul suo feretro, Francesco De Sanetis, che
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