Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <236>
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Nunzio Coppola
lo aveva, per la questione muratiana, decisamente e persino aspramente avversato, con quella nobile generosità d'animo, che lo distingueva, ricor-dando ora soltanto il compagno di esilio e il patriota, lo celebrò come uno di quegli uomini eletti che alla facile via del guadagno, degli onori e del riposo prefersero l'altra de' patimenti, del carcere e dell'esilio: e fu soldato di passione e di abnegazione in quella guerra di ogni giorno che ci condusse all'unità nazionale .
Nella prima di queste sue lettere, i suoi rapporti col Poerio dovevano essere ancora allo stato reverenziale, se gli dava il voi. Nelle successive divennero più confidenziali. Non ho trovato altre testimonianze della loro amicizia dopo la raggiunta unità e indipendenza della patria.
') Per altre notizie sulla vita del Trincherà, sono da vedere anche la commemora­zione fatta da Fa. DEL GIUDICE, in Atti del R. Istituto dHncoraggìamento di Napoli, 2ft serie, tomo SU, 1875, pp. 42-53; E. 0. MASTROIATOU, H reale Istituto d'incoraggiamento di Napoli. MDCCCVI-MCMVI, Napoli, Pierro, MCMVH, p. 237; C. VILLANI, Scrittori ed artisti pugliesi, Tranì, 1904, ad nomen. il suo Costituto, in G. PALADINO, Il Quindici maggio, cit., p. 517; e, per quel che concerne la polemica muratiana, v., per tutti, E. CIOKE, in F. DE SANCTIS, Pagine sparse, a cura di B. CBOCE, Bari, Laterza, 1934. Meglio, credo, convenga, a onesto punto, riportare integralmente la lettera che il Trincherà diresse, dalla Vicaria il 24 sett. del '49, a P. S. Mancini, per pregarlo d'interessarsi di farlo trasfe­rire in un carcere meno duro. Di essa, la MORELLI (Tre profili cit. p. 81) già riportò qualche periodo; ma merita di venir conosciuta per intero, per il triste quadro che vi è tracciato delle miserande condizioni di quei recinsi. Ma poco mancò che il Mancini non andasse anche Ini a far diretta esperienza di quei luoghi; giacché, tenuto da tempo d'occhio, anche lui, dalla Polizia, fece a pena in tempo, dopo ricevuta questa lettera, per sfuggire all'ar­resto, a rifugiarsi sul piroscafo francese YAriel, che il 1 ottobre salpò alla volta di Genova (L'autografo è al Vittoriano, B. 875/24.1).
Mio gentile antico,.
ISesibitore di questo biglietto è mio fratello. Io vi scrivo perchè trovaste modo di farmi tramutare da questa bolgia infernale in altra che fosse men dolorosa. Non è possibile il descri­vervi le sofferenze e mie e de* miei compagni di sventura Cammarota e Guadagni. Tutti i inali dell'universa sono raccolti in questo che meglio cito carcere può dirsi covile di serpenti. Vi lui uomini di ogni colore, di ogni condizione bruttati da ogni maniera di delitti. Ma più di questa immondizia morale, li sgomenta lo squallore del luogo grommato da una muffa e da un fetore die ti si appasta alle carni, <e[pol lo miseria in tutte le sue forme spaventevoli, e certe facce pallidissime affannate dotta-fame e dal digiuno, e luridi cenci, ed insetti e sporcizia, e penuria di ogni cosa, fin dell'"uria e della luce, per cui nasce un'angoscia opprimente e disperata da ridurci proprio agli estremi, da desiderare quasi la morte come un benefizio. Io ho sortito da natura forza di spirito e robustezza di corpo, ma vi confesso che qui mi sento proprio acca­sciato sotto il peso di tanti mali, che pure porterei con rassegnazione, se non mi atterrisse il pericolo grave e presente di restar trafitto dai pugnali de* cosi delti camorristi, che appres­sando la ciurma con mille angario e mille soperchiane eccitano continui tumulti, dissidii e risse micidiali, ih' cui dalle paròle tosto si passa ai falli, e spesso vi è sangue, vi sono ferite ed uccisioni. Come vedete, non patta essere ni più iniqua* né più scellerata la disposizione superiora etto do oltre un mese sospinse e me ed i miei compagni in fondo di queste caverne detta Vicaria. È stato proprio fiera ed incomposta libidine di calcar giusto mo e gli altri senza motivi, senza neanche la probabilità di un pretesto, e forse col disegno di mandarci a perire! Non importa, il tempo fa giustìzia degli uomini e dette cose, e finché non mi si mozzerà, lo
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