Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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pagina
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237
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Voci dal carcere. 237
1.
1. Mìo gentile amico - Poppino *) mi assicurava del miglioramento di vostra salute, ma io e gli amici non possiamo darci pace, pensando alla malvagità del" luogo che abitate. Ad ogni modo voglio augurarmi che vi addoppi la forza per resistere Bino che a Dio non piacerà di dar diverso indirizzo alle cose nostre. Debbo farvi le mie scuse del lungo indugio per la restituzione del manoscritto, che non ancora mi è stato ritornato dai Signori Avossa e Pica,2) comunque lo avessi richiesto per ben due volte. Mi parlaste di un nuovo mezzo aggiunto al vostro discarico, e del quale vi mostrate molto soddisfatto. Desidero di esserne informato, perocché tutto ciò che riguarda il vostro meglio, è per me del maggiore interesse. Pare che della difesa non per anco avete potuto occuparvi, benché mi avessero riferito che la polizia abbia sorprese le prove di stampa, e che voi ve ne siate fièramente sdegnato. II qual fatto, che forse è immaginario, qui si è chiosato in mille modi. Ieri dalla solitudine della mia stanza passai ad unirmi col Sig. Caruso,3) che non ancora è fuori letto, e che tanto vi ossequia.
mano o la lingua, avrò pure io modo di vendicar questi torti. Quando, or sono tre notti, il povero Dragonetti piombò in questa tremenda voragine, ne ebbe a rimanere umiliato ed atterrito. Noi lo confortammo con buone parole, ma che valgon le parole quando la realtà che ci circonda è così eloquente e spaventevole! Per buona fortuna il Dragonetti volò alle regioni del Paradiso in S. M. Apparente, ed io e gli altri siamo rimasti qui, senza neanche il conforto della speranza di uscirne quandochessia! Peccheneda ne dà la colpa ad Angiolillo, AngiolUlo a Peccheneda, e non è stato possibile finora di ottener nulla da entrambi. Io so Vanimo vostro, l'amicizia vostra per me. Liberatemi da questo stato che è veramente importabile. Fate che io esca dalla Vicaria e ritorni coi Signori Cammarota e Guadagni alla mia prima dimora, che per essere più immediata alla mia casa, mi procura molti comodi e mi esenta da molte spese. Ed oggi che le sventure mi hanno consunto ed esaurito da ridurmi proprio al verde, i risparmii mi sono necessarii. Ad ogni modo io mi raccomando per quanto più. so e posso a voi, unicamente a voi, e dalla vostra efficace operosità ed energia mi aspetto con sollecitudine ogni bene. La sventura mi ha in certa guisa reso loquace, voi saprete perdonarmi. Porgete i miei rispetti alla vostra Signora, come io vi do i saluti e miei e de1 Sigr,i Cammarota e Guadagni, che meco vi ripetono le medesime premure.
Sono Vostrissimo Fr. Trincherà.
Vicarìa li 24 Settembre 1849. .
J) Trottasi di Giuseppe Cammarota, il secondo dei due destinatari della ietterà* del quale non so dire altro, se non. che trovavasi detenuto nella Vicaria per essersi troppo affaccendato , insieme con Domenico Mamone-Capria e Àlgcmiro Duroni, nella cacciata dei Gesuiti del marzo 1848. Non so se e per qual ramo fosse discendente dell'omonimo Giuseppe Cammarota, martire della Repubblica Partenopea, morto sul patibolo per sentenza della Giunta di Stato, il 4 gennaio 1800: sul quale vedi M. D'AYALA, Vito degl'Italiani benemeriti della libertà della patria uccisi dal carnefice, Torino eoe, Bocca, 1873 pp. 11821; e V. CANNAVIEIXO, G.C.ei martiri irpini nel centenario della Rep. Napol. Avellino, Tip. Pergola, 1900.
2) Avossa e Pica: sono Giovanni d'Avossa e Giuseppe Pica, nomi noti.
*) Carmelo Caruso da S. Maria Capua Yeterc (1880-1871), accusato di essere stato indotto dal Nisco a dirigere un movimento antimonarchico, e di avere il 15 maggio ostacolato il passaggio di un treno carico di truppa diretto a Napoli (Cfr. PALADINO, Il Processo* cit., p. 30). Rinviato a giudizio presso la G. C. .Criminale di Terra di Lavoro, fu, con decisione del 13 marzo 1852, condannato all'esilio perpetuo dal Regno (Decisioni contumaciali, cit., p. 75).