Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <240>
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240 Nunzio Coppola
Egli solo non comprende tutta la grandezza del suo male. Così la provvidenza potesse preservarcelo! Di presente trovomi col Sigr Caruso, nome eccellente per costume e per cuore. Dimmi qualche cosa di consolante, e dammi esatti ragguagli del vero stato di salute di Carlo e di tutti voi. Ti abbraccio. Addio scrivimi
F. Trincherà.
Sig. Commendatore
Dissi a Nisco quello che tu mi scrivesti, non so che ha fatto. La memorietta tutto legale in tua difesa a che ne sta? La desidero subito. T'abbraccio. Addio tuo
Caro D. Achille, Torno a ringraziarti delle gentilissime gentilezze che mi scrivi. Ciò meglio mi appalesa il tuo animo, e per isdebitarmi delle amabilità usatemi, vorrei proprio trovare occasione da esserti utile in qualche cosa. Ti saluto. Addio.
Tuo Tr.
Caro Barone ) desidero da te una descrizione strategica dell'assalto dato al tavolino del Cav. ardano, 3) e della occupazione da te fatta di tutti i suoi domimi. Ti abb. Addio. Tuo
F. Tr.
Aggiunta alla derrata
Peppino Canini arota! Accetto la sfida che mi mandi, e sospendo il tuo ammazzamento sino a che non mi avrai informato del come si adopera la polvere per tingere i capelli, prendendone notizia da D. Salvatore 3) che tu saluterai
1J Segue un'altra parola non decifrabile. Se il titolo non è dato per ischerzo, deve trattarsi del barone Giovanni Siniscalchi, accusato di aver combattuto sulle barricate il 15 maggio (Cfr. P. S. LEOPARDI, Narrazioni storiche, ci*., p. 495).
) Giuseppe Dardano fu Paninurio da Murccdusa (Catanzaro), di anni 63, proprie­tario, presidente del Circolo del Progresso, vecchio cospiratore e massone, ma uomo piut­tosto fatuo (P. S. LEOPARDI, op. eh., p. 513). II Paladino (71 Quindici maggio, cit., p. 142 agg.), Io dice figura assai scialba di cospiratore ; ed il Leopardi lo taccia addirittura di spia, avendo il Bardano, per difendere flè, rivelati i nomi dei suoi compagni di congiura. Fu tuttavia condannato a morte, commutatagli poi con l'ergastolo a vita. Ma vi morì nel gennaio del '56, a Santo Stefano, dov'era nuche il Settembrini, che tira un pietoso velo sulla memoria di lui.
*)' Salvatore Fauoitano, uno dei tre condannati a morte di questo processo.