Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <246>
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246 Nunzio Coppola
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Come strettamente connesse con quelle del Trincherà, anche per il tono e lo spirito pervasi d'una amara vena di scetticismo, fo seguire le due sole lettere superstiti, diretta una al Poerio l'altra alla madre, dal già varie volte nominato MICHELE PERSICO.
Di lui non si posseggono molte notizie, o a me non è riuscito rintrac­ciarne. Era un intelligente e attivissimo commerciante, che avendo ab­bracciato le idee liberali, si era stretto in salda e devota amicizia coi maggiori uomini napoletani che le professavano: quali Settembrini, Pi-ronti, Nisco, Bozzelli della prima maniera, ed altri. Per serietà e riserva­tezza, fu particolarmente caro al Poerio. Avvalendosi della sua professione, che gli permetteva di muoversi frequentemente da provincia a provincia ed anche all'estero senza destar sospetti, rese molti ed utili servigi alla eausa liberale, facendo da tramite fra i comitati rivoluzionari della pro­vincia e i dirigenti della capitale. H Nisco, *) dice che, nel dicembre del '47, il Persico, per incarico ricevuto da Carlo Poerio, si recò in Sicilia, appa­rentemente per trattarvi di suoi affari d'una liquidazione commerciale con un detenuto per reato comune, ma effettivamente per conferire col tenente d'artiglieria Giacomo Longo, detenuto nello stesso carcere per delitto di Stato, e cercar di sapere da lui a che punto fossero l'organizza­zione e i preparativi rivoluzionari nell'isola circa la progettata insurre­zione; e che ne ebbe l'assicurazione che i moti sarebbero scoppiati il 12 gen­naio successivo, come di fatto avvenne. La notizia non ci è nota da altre fonti; né si sa fino a qual punto si possa prestar fede alla narrazione del Nisco. Quel che è certo, però, è che il Persico era tale uomo che aveva mente e cuore adeguati a siffatti delicati e rischiosi incarichi; e ben meri­tava l'alta considerazione in cui era tenuto da uomini di più elevata cul­tura e di diverso grado sociale.
Accusato dal Margherita di far parte del comitato centrale della Unità Italiana, mentre trovavasi in Francia con regolare passaporto per ragione dei suoi commerci, fu dopo alcuni giorni dal suo ritorno, avvenuto il 1 ottobre, tratto in arresto e sottoposto a procedimento. Durante l'istrutto­ria si difese con pacata serenità e fermezza, traendo partito da alcuni grossolani errori cronologici commessi dall'inquisitore nell'imputargli fatti avvenuti in Napoli mentre egli trovavasi all'estero. E grande fermezza ed austerità, prive di ogni teatralità, mostrò nelle pubbliche udienze,
l) Gli ultimi tremasti anni del Reame di Napoli {18241860)* voi. II: Ferdinando ti, 4a edix., Napoli, Morano, 1897, p. 97.