Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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Woei dal carcere
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specialmente in quella del suo interrogatorio (17 giugno), rivelando gli errori e i soprusi commessi dall'inquisitore per cercar di coinvolgerlo nella accusa di appartenenza alla setta. L'argomento più valido della sua difesa fu quello con cui dimostrò che, mentre era in Francia per affari privati dal luglio al settembre, seppe che tutti i presunti suoi soci nell'alto consiglio della setta erano già stati arrestati: se egli fosse stato loro complice o avesse altrimenti avuta la coscienza lesa, non sarebbe certamente tornato per venire a mettersi spontaneamente nelle mani della polizia. Il ragionamento gli valse; e il procurator generale ritirò l'accusa contro di lui, e la Gran Corte decise in conformità assolvendolo con la formula del Non consta. Di lui non so altro. Queste sue lettere confermano la delicatezza e nobiltà del suo animo, e del buon senso dell'uomo pratico e riflessivo poco incline a farsi illusioni intorno alle vicende della vita. Il quale, dalle condizioni politiche dell'Europa centrale (l'abolizione della dieta, che pure era una delle più antiche costituzioni della Germania, nel granducato di Baden; la mai applicata costituzione del 4 marzo '49 in Austria; lo stato d'anarchia in Francia, che sboccherebbe fra poco nel colpo di stato del 2 dicembre) e dalla forza del Governo napoletano vittorioso della rivoluzione, e dalla esiguità del partito liberale, traeva motivi di non inebbriarsi, al pari di tanti altri suoi colleghi di prigionia (e basti ricordare il Tofano), nelle rosee illusioni, che da lui stesso e dal Trincherà abbiamo visto ricordare: incontrandosi con l'acuto senso politico del Poe-rio, il quale era fermamente persuaso che la reazione avrebbe percorso tatto il suo cammino.
1. Mio Carissimo Carlo S. Francesco 26 aprile 1850.
Ho ricevuto la tua diretta a Pacchione *) circa una settimana fa, ma tanta è la pigrizia che si è impadronita di me, che a stento ho potuto questa mattina decidermi a prender la penna per risponderti. Intorno alle tue riflessioni sulla posizione a discarico, di voler dimandare si sentissero Mìgnogna e Maffci s) per quanto avea deposto Carafa, io mi rimetto a quanto stimerai meglio tu stesso, essendomi perfettamente differente, anzi posso assicurarti che tale e lamia
'< Pacchione (ohe in napoletano vuol dire paffuto, grassotto) sarà il soprannome scherzoso di qualcuno dei compagni di carcere: forse del Trincherà.
2) Sono: Nicola. Mìgnogna, di Toronto (gol quale v. il volume in tono agiografico del suo concittadino G. PupiNO-CAitnoNFAM, N. M. nella storia dell'unità d'Italia, Napoli, 1899) e il prete Emilio Maflei di Potenza (Cfr. 6. MONBJUNI, I moti politici del '48 e la setta dell'Unità Italiana in Basilicata! Roma, 1902). Il Carafa, nella sua malaugurata confessione, dichiaro di averli visti insieme in casa del Settembrini, per ricevere le istruzioni circa l'azione da svolgere per propagate la setta Cfr. anche PALADINO, // Processo, cit,, p. 154.