Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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252 Nunzio Coppola
nenza alla setta; e le molteplici accuse furono tutte raggruppate nel processo dei Quarantadue.
Durante il pubblico dibattimento tenne un atteggiamento, che, pur non potendo andar esente dalla taccia di un accentuato esibizionismo, conforme al suo temperamento, fu assai fermo e coraggioso; e seppe tener bene testa ai suoi giudici prevenuti ed ostili. Fu condannato a trentanni di ferri, nove dei quali espiò nei più orridi bagni penali del regno, insieme col Poerio, sempre con dignitosa alterezza. Nel gennaio del '59, compreso nell'elenco dei prigionieri politici destinati ad essere deportati in America, ottenne all'ultimo momento il permesso di esulare in Baviera, nel paese della moglie, Adele de Stedingk, che egli aveva sposata nel '43. Ma il provvedimento valse a fargli trascorrere altri due mesi nel bagno del castello di Montesarchio. Dopo i quali potè emigrare a Malta; e di qni, nel maggio, per Livorno raggiunse Firenze, dove si stabili con la famiglia, assai bene accolto dagli altri esuli meridionali. In Firenze, tornò ai suoi vecchi studi di economia e scrisse un trattato su La moneta e il credito, che nel gennaio del '60 gli valse dal ministro Ricasoli la cattedra di economia politica in quel real istituto di perfezionamento. Nel luglio, invitato a Torino dal Cavour, ebbe incarichi di fiducia da svolgere a Napoli, insieme col Persano e il Villamarina, per affrettare la caduta del Borbone. Nella Italia unita ebbe varie cariche politiche ed amministrative, e fu deputato al Parlamento per varie legislature, sedendo a destra. Alla caduta di questa, si ritirò dalla vita pubblica e ritornò ai suoi antichi, mal corrisposti amori di storiografo, abbandonando però gli argomenti e lo spirito della tradizione cattolico-papale (che in lui meglio si sarebbe detta papista o papalina), per la storia moderna e contemporanea, con tendenze liberali. Scrisse, anche per incarico di re Umberto, una profluvie di volumi sulla Storia civile del regno d'Italia e sugli ultimi trentasei anni del reame di Napoli, privi di ogni valore scientifico e letterario: pure declamazioni oratorie e scialbe enumerazioni episodiche senza vita, in una prosa cascante e mal connessa, e da adoperarsi con molte cautele anche e, direi, soprattutto per le vicende, delle quali egli stesso fu parte o testimone; e tutti meritamente caduti in oblio.
L'autore, però, a parte la sua spiccata tendenza alla vanità e l'eccessivo concetto di se stesso, fu un'ottima pasta d'uomo, e meritevole di stima e di rispetto, per il disinteressato amore di patria e di libertà, e per i sacrifici nobilmente affrontati e sostenuti per esso.
Del Poerio fu costante amico ed ammiratore; e di questi sentimenti, che -ben traspaiono anche da queste sue poche letterine, traboccano le molte altre dirette dai vari bagni penali ai suoi familiari, e nelle quali si parla dell'amico suo compagno di pena sempre con intensità di affetto.