Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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destinate a passare sotto la censura carceraria, erano il mezzo più gradito o più acconcio, per scambiarsi, madre e figlio, gl'intimi pensieri, gli affetti e le notizie riservate, suggeriti o richiesti dalle circostanze e dai bisogni della situazione: onde la necessità di ricorrere a vie clandestine per una più frequente e sicura corrispondenza.
Dopo il mese di luglio del '50, la Carolina non fu neppure più in grado di uscire di casa. Ma, prima che le forze fisiche, furono le facoltà mentali ad abbandonarla. Usa, con uno sforzo veramente sovrumano, a reprimere (lo aveva già rilevato il figlio Alessandro quand'ella perdette il marito) in fondo al cuore l'angoscia, come stimava conveniente alla vedova di tanto uomo ; avendo ripetuto, poi, lo sforzo per la morte di Alessandro, *' per l'arresto di Carlo e per l'esilio di Carlotta, fu a poco a poco sopraffatta dal cumulo di tante sventure. E la sua mirabile, chiara, perspicua scintillante intelligenza cominciò ad avere intervalli di annebbiamento; durante i quali il suo spirito si estraniava dalle vicende, dalle ansie, dalle sofferenze reali, per rifugiarsi nei fantasmi, che la sua fantasia traeva da una realtà mai da lei effettivamente goduta ma solo intensamente vagheggiata. E rivedeva il suo Carlo, non più in galera, ma in casa, presso di lei, fra le sue amiche, a diporto, a mensa, e con lui discorreva; e quando le pareva (com'era in realtà) di non vederlo, immaginandolo occupato lontano in faccende professionali, gli scriveva lunghe lettere, che la pietà dei congiunti distruggeva, dando a credere a lei di averle mandate a destinazione. A quelle conversazioni, a quei diporti immaginari, partecipavano, vivi e parlanti, gli altri suoi cari, già estinti o assenti.2) In siffatto alternarsi di luce
0 Mi piace riportar qui una lettera (già da me data in facsimile nella Rassegna del Comune di Terni., a. H, n. 5-6, luglio-agosto 1933), nella quale Carolina dava notizia alla figliuola Carlotta del figlio Alessandro ferito a Venezia, raccomandandole di farsi coraggio: Mia carissima figlia Jeri sera Carlo venne fardi, non potei mandare da te. Una lettera di Assunti (Damiano) del 2 novembre dice che la cura di Alessandro va regolare; il foglio di Venezia parla del suo valore. Io questa mane ho scritto a Luisa, gli ho detto tutto, gli ho mandato la lettera per mezzo particolare, perchè la diligenza, la posta, tutti sono infe~ dell. Cara figlia mia, datti coraggio anche tu. Io mi rammento che tuo padre mi diceva sempre di non abbattermi per la sua morte, perchè ero necessaria ai figli, perciò cercai tutti i mezzi, onde prolungare la mia vita, e feci come il Gesuita Rodin je veux vivre et je vivrai. Ora se (fieli1 infelice ferito mi sentisse ammalata cosa sarebbe di lui? Io sempre che avrò nuove te le manderò anche la disgrazia di avere uno de1 due domestici ammalato. Addio figlia mia. AbbJ" Rosina. Benedico i tuoi figli ed a te tante cose. Sono affma madre Carolina.
z) La notìzia dello smarrimento mentale di questa donna fece molta impressione sull'animo del Gladstone. che così ne parlò nella sua prima lettera a Lord Aberdeen: Quella madre, allorché io stava a Napoli, ondava perdendo le sue facoltà mentali sotto il peso delle sue angosce; pareva come se Iddio, più compassionévole degli uomini, si movesse a pietà di lei, poiché, in mezzo al suo dolore, essa godeva di estasi e visioni di riposo. Elia disse ad un giovane medico di mia conoscenza di aver veduto il figliuol suo, e insieme con esso un'altra persona. L'uno e l'altra stavano in prigioni diverse; ed ella non aveva veduto né l'uno, né l'altro .