Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <258>
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258 Nunzio Coppola
e di tenebre e luce era per lei quella che noi chiamiamo tenebra, ella visse gli ultimi due anni della sua esistenza, *'
Carlo, benché conoscesse la gravità di quelle condizioni, veniva tut­tavia tenuto quanto più era possibile all'oscuro dei minuti particolari della situazione, evitando i suoi familiari di fargliene pervenire il minimo sen­tore; tuttavia si lusingava che la forte fibra della madre le avrebbe per­messo di superare anche questa crisi. Ma egli non doveva rivederla più. E le pur brevi letterine che ella, nel tempo della sua lucidità, gli faceva quasi quotidianamente pervenire nel carcere, andarono a poco a poco dira­dandosi, fino a cessare del tutto. Si sostituì a lei in questo compito, la sorella Luisa, vedova del grande giureconsulto Felice Parrilli, che, con rapidi bigliettini, teneva informato il nipote della salute della madre e gli chiedeva della sua, e Carlo sullo stesso logliettino rispondeva immedia­tamente. Ne venne così una specie di quella che, nei drammi greci e latini, si suol chiamare sticomitia ; dalla quale tralucono lampeggiamenti, soltanto, dello stato d'animo del prigioniero. Ma di essa sopravanzano poche battute, purtroppo, che si danno qui integralmente.
Conclusosi, finalmente, il processo, e pronunziata la sentenza nel po­meriggio del primo febbraio, prima cura di Carlo fu di impedire che la notizia della pena inflittagli giungesse alle orecchie materne; e col suo avvocato ordì la pietosa congiura di darle a credere d'essere stato con­dannato, non a diciannove anni di ferri, ma alla relegazione nell'isola d'Ischia, dove potrebbe anche curare a quelle acque la sua scossa salute. E l'indomani mattina, 2 febbraio, si affrettò a mettere la zia paterna Anto­nia Poerio al corrente della cosa, dopo di aver però rivolto un pensiero di commiserazione per i tre compagni condannati a morte e già condotti in Cappella per prepararvisi, mostrando di sperare nella clemenza sovrana. La successiva lettera, che è del tre, e l'ultima del 4, confermano sintetica­mente la vicenda della grazia concessa in due tempi ai tre condannati, come fu pietosamente raccontata dal Settembrini. Quel che ci rivelano di nuovo, e che era da tutti ignorato finora, è il tentativo fatto ad insaputa di Carlo e contro la sua volontà, dalla zia Luisa di recarsi a Caserta a chiedere al re grazia per lui. Confermando il suo netto rifiuto a chi gli aveva suggerito di rivolger domanda di grazia, Carlo, appena fu informato del passo fatto dalla zia, amabilmente, ma fermamente lo deplorò. E rimase costantemente fermo in questo suo proposito. Così, dopo più di un anno e mezzo di bagno penale in Montefusco, mentre sua madre agonizzava
1)' XJO stato ineritale, in cui ora s'era ridotta Carolina Poerio, si trova anche, minuta­mente descritto in una straziante lettera, che la sua intima amica e pietosa assistente, donna Emilia Higgins vedova Pandola, diresse, nel marzo del 51, alla figliuola di lei, Carlotta, esule a Nizza. È troppo lunga per essere riportata qui e, a riassumerla, si gua­sterebbe. Vedrà la luce con altre in una prossima occasione.