Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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Vari dal carcere
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Torino per salvare il giovine arrestato, io partirò oggi . - Cerca di spiegare chi possa essere costui, ina non rendere di ragion pubblica quanto scrive mio marito. Filippo Capone x) ti saluta caramente. - Ho scritto per sapere se crocila persona è sempre a Genova. Dillo a D. Luigi, *1 perchè esso me ne pregò. Addio, amami e comandami. La tua ali", sorella
Carlotta
mente Genova. Pochi giorni dopo tale gazzarra, anche il Proto e il Cito furono obbligati a lasciare il territorio sardo; ma la loro espulsione, o almeno quella del Cito, ho motivo di ritenere fosse dovuta a un incidente di natura boccaccesca, che aveva sollevato grande rumore non soltanto nell'ambiente della emigrazione meridionale e riguardava l'infortunio coniugale di un altro, non meno di loro capo ameno emigrato napoletano, Giuseppe Ricciardi. Il Ricciardi aveva sposato una bella francese alsaziana, d'indole assai vivace ed irrequieta, la quale, dopo varie avventure, era fuggita in Isvizzera con uno dei suoi corteggiatori, ch'era questa volta appunto il Prìncipe della Rocca, piantando in asso una tenera figliuoletta e il marito. Il quale si copri di ridicolo scrivendo una lettera circolare ai suoi amici per informarli della sventura capitatagli per colpa della moglie. E quando poi questa, essendosene disgustato l'amico, ritornò di li a poco all'ovile, il generoso consorte le perdonò, e volle rincarare la dose del ridicolo, dirigendo agli stessi amici un'altra circolare, per annunziare il ritorno della pecorella e il concesso perdono. Queste ed altre non meno rumorose avventure galanti, alle quali partecipava anche il Proto, pare inducessero la Polizia ad espellere quest'ultimo dal regno (l'altro pare non fosse tornato ancora dall'avventura svizzera, o fosse già riparato in Francia), e a tale uopo lo aveva fermato in Torino; ma solo per qualche giorno, tanto ebe non occorse più che l'Tmhriam si muovesse da Genova per accorrere a prestargli in Torino il suo patrocinio.
i) Filippo Capone di Montella nell'Irpinia, avvocato, esule politico per le vicende del '48 in Piemonte e in vari paesi dell'Europa. Rimpatriato dopo un decennio, sali ai più alti gradi della magistratura e fu anche deputato e poi senatore del regno. Nato il 25 maggio 1821, morì 1*11 giugno 1895. Cfr. S. PESCATORI, F. De Sanctìs e F. Capone: lettere da Torino (1853-55). Estratto dal voi. Sludi Desanclisioni, Avellino, 1935.
2) Luigi Settembrini. La persona che è sempre a Genova , e della quale si interessava il Settembrini, era forse Francesco Giordano di Lustra nel Cilento, ingegnere di ponti e strade, colà rifugiatosi fin dal settembre precedente. Pur essendo stato accusato dallo Jcrvolino di appartenere alla setta, non fu mai sottoposto a procedimento come gli altri, e, dopo un semplice fermo d'una quindicina di giorni in prefettura, rilasciato senz'altro disturbo in modo che gli riuscì agevole espatriare, se pure non fu in ciò agevolato o consigliato dalla polizia stessa. La cosa fece nascere il sospetto (e il Settembrini fra gli altri Io formulò esplicitamente nella sua difesa), che il Giordano avesse fornito segrete nozioni su altri accusati alla polizia. L'atroce sospetto raggiunse il Giordano in terra d'esilio, ma egli se ne difese con un opuscolo intitolato Poche parole, pubblicato nel giornale La Croce di Savoia di Genova, 1850. Fu creduto, e lo stesso Settembrini, dopo il '60, generosamente dichiarò d'essersi ingannato, riconoscendo la buona fede del Giordano. Ma, pur troppo, gli atti del processo offrono, ora, se non addirittura la prova materiale, certo molti clementi che autorizzano qualcosa di più. che un semplice sospetto sulla condotta del Giordano verso i suoi coaccusati. Vedi PALADINO, // Processo, cil., pp. 96, 128, 164- sgg. Dopo l'unificazione il Giordano rimpatriato, fu eletto deputato. Ideò e diresse varie costruzioni ferroviarie e fu autore del progetto della ferrovia Battipaglia-Reggio Calabria, ohe sollevò molte discussioni di natura tecnica e finanziaria, e diede luogo a lunghe vertenze giudiziarie fra il Demanio e i proprietari dei terreni attraversati dal binario.