Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
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1961
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Voci dal carcere
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prima dà morire Emilio sarebbe andato se non dovesse andare a Torino per quest'altro affare. Addio caro figlio amami e credimi Tua aff.ma madre
Carolina P.S. Credo, che il D. Giovanni sia il romoroso Duca; è una mia supposizione.
4.
Carissima Madre, Se Carlo a' nomi già dati come testimoni a suo discarico contro D. Onofrio *) vuole aggiungere quello di D. Salvatore Mincione,2) pure sacerdote di Pomigliano d'Arco, lo faccia liberamente. Scusate la fretta con la quale vi scrivo ed abbiatemi per la vostra aff.
Carlotta.
A di 1 Maggio.
5.
Carissimo figlio Jcri credo che non ti dissi che la Signora Capone 3) era partita con tua sorella. Il comandante fu cortese per quanto puoi esserlo un uomo della sua fisionomia fisica e politica. Manderò a chiedere il Globo *1 ma mi
Bozzelli, Ruggieri, Longobardi, Giglio, il commissario Merenda e il capitano Palmieri. Avuto sentore del pericolo che correva, riuscì a fuggire da Napoli, il 10 ottobre, sulla nave francese -Ariel. Sbarcò a Genova; ma ai primi di aprile dell'anno successivo, per la sua cagionevole salute, riparò a Nizza, ove morì 1*11 luglio. Ai suoi funerali intervennero tra gli altri, gli esuli Michele Amari, Antonio Mordini, P. E. Imbrianj, Felice Orsini ed altri. La notizia dello sua morte, giunta a Napoli, fece dichiarare estinta l'azione penale a suo carico presso la G.C.S. (Da notizie in gran parte desunte dagli atti del Processo, in A.S.N. sez. Giustizia, n. 4968, f. II, 2/3). Nell'atto di morte è detto di anni 32 e nativo del comune di Napoli e di professione proprietario; mentre in altri fogli e nelle deposizioni di alcuni testimoni è indicato come di oltre quarant'anni e negoziante di peli da cappello. Abitava al vico Giardinetto a Chiaia, sez. S. Ferdinando, n. 66. Cfr. anche MAZZIOTTI, La reazione borbonica, cit., pp. 120, 314; PALADINO, Il processo, cit., p. 150: COMAMDINI, L'Italia nei cento anni ecc., sub die. P. E. I rubri ani adempì il pietoso ufficio, commessogli dalla madre dell'infelice, di tagliar una ciocca di capelli dal cadavere e di inviarla alla poveretta in Napoli (Da lettere inedite),
*) D. Onofrio De Falco: il denunziente pomiglianesc già ricordato. Costui nutriva rancore contro il Poerio, perchè, non essendo riuscito ad entrare nel corpo della Guardia Nazionale a causa del suo certificato penale poco pulito, l'attribuì a scarso interessamento dal Poerio, al quale si era rivolto per farsi raccomandare.
2) È il già ricordato sacerdote Mingione, il cui nome va correttamente scritto in questa forma. La forma col e riproduce una peculiarità fonetica della pronunzia pomi-glianese; e perciò la ambiguità del modo onde veniva scritto. Infatti anche negli atti del processo il nome è scritto ora Mingione ora Mincione, come lo riporta la Poerio.
*) È la moglie dell'avvocato Filippo Capone, nominato dianzi, la quale s'imbarcò insieme con hi Carlotta, per raggiungere anche lei il marito in esilio.
'') Pare si tratti del giornale inglese The Globe, organo del Foreign Office, che sosteneva la causa dei liberali napoletani Ma da quanto può intendersi dalle espressioni della lettera (che non ho avuto modo di consultare la collezione del giornale), anzi che di una .notizia riguardante questi ultimi, doveva riferirsi invece alla famosa questione, ohe va sotto il nome di caso Don Pacifico , e che allora appunto si discuteva nella Camera