Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; NAPOLI ; NISCO NICOLA ; TOFA
anno <1961>   pagina <265>
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Voci dal carcere
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scacciati dall'Udienza. Si è svelato che la Polizia nel frugarci aveva tolto tutte le carte relative alla nostra difesa, e le aveva soppresse. *) L.2) poi ha destato la compassione universale. I medici, per ordine del Presidente lo avean trovato senza febbre. Perciò è stato condotto all'Udienza; ma non appena giunto è ricomparsa la febbre con vaneggiamenti. A domanda del P. M. H sono stati richiamati i medici; sono venuti dopo tre ore, '"'' e lo han trovato febbricitante. II P. M. voleva continuare, ma i Professori han dichiarato che vi era pericolo.
le contestazioni ad essi rivolte, per poter così scaltrirsi e ben prepararsi a rispondere quando sarebbe venuta la loro volta. Questo incidente della loro espulsione dall'aula, in seguito alla indicazione degli accusati, del quale non si trova traccia nei verbali di ufficio, è pienamente confermato dal resocontista del giornale torinese II Risorgimento ed avvenne a richiesta dell'accusato Vincenzo Esposito da Pietrapertosa, che avendo scorto nel pretorio il suo compaesano Maratta, dal quale era stato per vendetta privata innocentemente accusato, lo additò al Presidente, che ordinò la espulsione dall'aula dei due denuncianti.
') Al termine del suo interrogatorio il Margherita si dolse che l'ispettore di polizia Ruggiero gli aveva tolto di tasca i fogli sui quali egli aveva tracciato degli appuntì per la propria difesa. Il P. G. osservò che, essendo la discussione pubblica orale, non era lecito agli accusati di leggere la propria difesa; ma essendosi assodato che trattava di appunti da servire prò memoria, il presidente consentì che fossero presentati alla Corte; ma essi erano già stati distrutti.
2) Antonio Leipnecher, da Siracusa, accusato di partecipazione alla setta e di aver preparato un piano per assalire i forti e i castelli della capitale. Il caso veramente pietoso è noto (e non fu affatto esagerato dalla pubblicistica liberale, come mostrò di credere il Paladino) e non occorre rinarrarlo. H Poerio, con quella dignitosa compostezza e sobrietà di parole che gli era propria, ne rilevò la gravità col sottolineare soltanto qualche espres­sione. Il Leipnecher, ammalato fin dalle prime due udienze di febbre definita reumatica-biliosa o gastrica, dopo una sospensione del processo durata quattordici giorni (durante i quali era sorto per insinuazione della polizia l'ingiustificato sospetto di un male pro­curato ad arte), profittandosi quella mattina del 17 d'una momentanea intermissione dello stato febbrile, era stato trasportato in portantina nell'aula; ma qui, lettogli il verbale del suo primo interrogatorio e domandato in conformità, non fu in grado né di intendere uè di parlare: il poveretto tremava tutto ed aveva il volto grondante di sudore freddo. Il Poerio e il Pironti chiesero di far venire i medici a visitarlo, il Pubblico Ministero con­sentì e il presidente ordinò che si mandassero a chiamare i medici che lo avevano visitato e trovato senza febbre la mattina. Frattanto l'udienza continuò. Dopo più di tre ore giun­sero sei medici (due soli dei quali erano gli stessi del mattino), che trovatolo in grave stato di febbre, proposero il trasporto all'infermeria esprimendo parere contrario a una ulteriore permanenza in aula. E il presidente fu costretto a rinviare l'udienza, erano le 3,30 p.m.; ma il Leipnecher non vi comparve più. Quattro giorni dopo, spirò nel carcere di S. Francesco.
3J Nell'autografo era prima scòtto: A nostra domanda, poi nostra fu can­cellata ed aggiunto del P. M. . Ma non si trattava di un lapsus calami* perchè effetti-vamentc la richiesta dei medici venne dal Poerio e dal Pironti, e il Pubblico Ministero vi consentì (cfr. anche Nisco, op. cu., p. 296).
*) II Cladstonc (Lettera a Lord Aberdeen del 7 aprile) ohe narrò di aver appreso
, perchì, interrogatorio del Persico, poco più di mezz'ora prima della chiusura della Beduta.