Rassegna storica del Risorgimento

1860-1863 ; CHIERICI GAETANO ; CLERO
anno <1961>   pagina <273>
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Gaetano Chierici e il clero nazionale (1860-1863) 273
a gara i loro guerrieri, ohe solo temono dì arrivare troppo tardi: e noi mentre passano li osserveremo tranquilli, come se non fossero nostri fratelli che vanno a soccorrere altri fratelli?... Deh! prepariamo giorni più belli alla nostra patria... è sentimento profondo di carità verso la patria comune, di devozione a Dio, il quale vuole libera l'Italia e fa benedire dal suo Vicario la fatta Crociata .
Già dalle manifestazioni di questo stesso anno è possibile scorgere i fonda­menti filosofici della sua concezione politica. Fra il copioso materiale inedito *) consultato vi è il manoscritto2) di un discorso pronunciato dal Chierici alla ricordata Società giovanile che si intitola Intorno alle massime fondamentali della nostra società . Chiedendosi quale sia il fine del Risorgimento italiano, egli insiste nel sottolineare che esso mira vigorosamente alla ristorazione del regno della verità .
Il concetto di verità appare come la chiave di volta della sua concezione politica. L'idea di Patria è da lui avvalorata appunto perchè si fonda sulla verità espressa dagli spiriti del tempo, imperciocché nell'amore della verità io trovo il germe d'ogni opera lodevole, siccome io veggo ch'essa è l'unica norma del bello . Pure il passaggio dall'individuo alla società corrisponde per Chierici ad un processo di espansione della verità. Ma solo se si osserva che questo suo concetto come scriverà in una lettera a Carlo Passaglia che riporteremo presuppone il giobertiano primo dato ontologico, la percezione immediata della realtà necessaria ed infinita , si potrà avvertire anche in lui quella attenuata distinzione fra naturale e soprannaturale che è indubbiamente una caratteristica della filosofia di Gioberti.
E ci sembra indispensabile il richiamo a tale posizione mentale per pene­trare il suo modo di giudicare il rapporto fra Chiesa e lo Stato italiano nella grave crisi posteriore al 1860. Si vedrà, infatti, che l'esame delle condizioni della Chiesa e del potere temporale in lui si atterrà ad una visione prevalentemente storica, avvertendo la necessità di una conciliazione fra la Chiesa e lo Stato italiano soprattutto per le conseguenze funeste che il dissidio provocava sul piano della politica contingente. Tale sua tendenza a giudicare un contrasto estremamente complesso, che affondava le radici nel terreno dei principi, secondo un criterio che, come vedremo, faceva appello all'osservazione della realtà e alla testimonianza dei fatti, non era certamente estranea all'abito dell'osservazione positiva che in lui trovava applicazione nel lavoro di scienziato.
Dopo la disfatta di Custoza, il Chierici dovette credere di essersi politica­mente compromesso se ad un sacerdote amico confidava il proposito di lasciare Reggio riparando in un altro Stato. Egli si trovava, quindi, di fronte ad una scelta che investiva la sua stessa personalità di sacerdote. E l'amico lo metteva, appunto, in guardia dal perìcolo di fare in scena le parti di un Gavazzi II . 8)
Con la restaurazione ducale Chierici veniva privato dell'insegnamento nel Seminario di Reggio e solo più tardi otterrà una cattedra nel Seminario di Guastalla che occuperà sino al 1859, quando lo vediamo ritornare a Reggio e
') Biblioteca Municipale, Reggio Emilia (che d'ora innanzi indicheremo con l'abbre­viazione B. M. B.), Ardi. Chierici. Si ringrazia il direttore, dott. Bruno Fava, per avere gentilmente agevolato la consultazione dei manoscritti.
2) B. M. R.t Arch. Chierici, Cart. 7,. fase* Gaetano Chierici nel Risorgimento. 11 manoscritto è privo di data.
3) B. M. R., Ibidem, lettera di D. Nicolò Vcrgalli al Chierici del 31 luglio 1848.