Rassegna storica del Risorgimento

1860-1863 ; CHIERICI GAETANO ; CLERO
anno <1961>   pagina <278>
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Fernando Manzoni
II Chierici veniva, in. seguito, invitato a collaborare ai Mediatore, e in una successiva lettera al Passaglia del 6 gennaio riassumeva i punti principali del suo pensiero in materia religiosa, politica e filosofica: In religione reputo neces­saria una riforma, che tutta riassumo nell'abbandono degli artifici umani e tra questi del dominio temporale, argomenti ad hominem del medio evo divenuti sofismi or che è mutato l'avversario. In politica principi moderati, azione risoluta: l'acquisto dell'indipendenza nazionale è un diritto e un dovere, l'unità un bene, la libertà utile o dannosa a misura della civiltà. In filosofia sento la necessità del primo dato ontologico, la percezione immediata della realtà necessaria ed infinita: nel resto non presumo d'aver un sistema; persuaso che il pensiero è per dirigere l'azione, amo soltanto la verità che nasce da un bisogno e vi soddisfa .
Sui rapporti fra Stato e Chiesa le sue idee sono succintamente enunciate in un appunto del 1870 2) nel quale egli discuterà la famosa formula cavouriana Libera Chiesa in Libero Stato . La soluzione proposta dal grande statista gli apparirà accettabile se per Chiesa intendasi l'associazione di cittadini nella professione d'un culto, non se intendasi la Chiesa in universale più estesa della società civile, che allora invece è libero Stato in libera Chiesa. Direi piuttosto : In libero Stato libertà d'ogni culto . L'eleganza della formula cavouriana ha prevalso sulla chiarezza del concetto. H Concordato nasce da ciò, che le due autorità derivino da fonti superiori indipendenti fra loro e dal popolo governato; mentre derivano tutte due dal popolo stesso, anche la religiosa che non può spiegarsi su di alcuno se non per la Ubera sottomissione* Nel popolo e precisa­mente nel suo fine come unione d'uomini e nella sua coscienza si unificano i due poteri, e così ognuno faccia la sua parte da sé: il popolo... deciderà nel contrasto.
I tratti che abbiamo indicato ci consentono di intrawedere la fisionomia intellettuale del Chierici. E evidente l'ispirazione giobcrtiana nei principi filo­sofici generali e nei giudizi sul potere temporale che risentono di quelli del Rin-novamento e della Riforma cattolica; in parte vi è anche l'ispirazione cavouriana nei concetti sui rapporti fra Stato e Chiesa.
Egli si spinge a postulare implicitamente una riforma interna della Chiesa. ben al di là di Cavour colloca nel popolo la fonte dell'autorità religiosa.
Tutta la sua impostazione, in ogni caso, risente di un'inclinazione naturali­stica. Naturalistico, in quanto limitato ad un punto di vista puramente storico e contingente, è il suo modo di considerare il-bene e il male della Chiesa. Come negare che, se aveva perfettamente ragione nel cogliere gli aspetti discutibili e storicamente sorpassati del potere temporale, mostrava, tuttavia, di non avver­tire ciò che era essenziale per la Chiesa, ossia non scorgeva o minimizzava il contrasto profondo che divideva il cattolicesimo dal liberalismo ?
Per la Chiesa non era solo la questione politica del potere temporale che importava, quanto l'esigenza di opporsi al liberalismo il quale, conquistando le coscienze e ad un tempo prendendo corpo nelle istituzioni statali, si presentava come l'eresia più pericolosa di tutti i tempi. Chierici, come già Cavour e Passaglia, invocava dal Papa la pace con l'Italia. Ma non è, forse, il caso di chiedersi se, per un cattolico, in quel momento, un'immediata soluzione di pace non cqui-
i) B.M.R., Ibidem. 2) B. M. R., Ibidem.