Rassegna storica del Risorgimento

1860-1863 ; CHIERICI GAETANO ; CLERO
anno <1961>   pagina <279>
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Gaetano Chierici e il clero nazionale (1860-1863) 279
valesse ad tuia rinuncia a difendere tatto un mondo di valori? L'invocazione alla pace aveva certamente una sua indubbia suggestione su un piano sentimen­tale ed umano più di quanto fosse idonea ad interpretare e riassumere le esi­genze di un cristiano per il quale Gesù, in fondo, è venuto non per portare la pace, ma la guerra. Inoltre, come già Cavour, Chierici sembrava credere che bastasse abolire il potere temporale per accordare il Papato con lo Stato moderno nato dalla rivoluzione liberale, perdendo di vista la realtà della Chiesa come societas perfecta. E nel suo (vagamente e insufficientemente abbozzato, peraltro in epoca successiva) separatismo fra Stato e Chiesa è difficile non vedere, come in ogni forma di separatismo, un'implicita, ancorché inconsapevole, anteposi­zione della coscienza individuale alla Chiesa visibile, società organizzata senza la quale non si trasmette ai fedeli la vita della grazia.
Chierici e Passaglia. Le idee conciliatoriste del Chierici erano senza dubbio vocine a quelle del Passaglia, e non ci sorprende, perciò, che egli si associasse alla nota iniziativa della Petizione del Clero italico al Pontefice promossa dall'ex gesuita. Il Mediatore pubblicava *) il suo nome fra i sottoscrittori nel numero del 5 luglio 1862 (22) seguito da una sua dichiarazione 2) nella quale, insieme ad una aperta professione ideale, si rifletteva anche l'amarezza per essere rimasto solo 3) fra il clero reggiano a compiere quel passo.
Cominciava così a delinearsi un conflitto fra il Chierici e il suo vescovo. Si apriva per lui un'esperienza dolorosa caratterizzata dal dramma fra le ragioni della coerenza interiore e quelle dell'ubbidienza ai superiori ohe imponevano una formale ritrattazione. Egli era disposto ad una ritrattazione nello spirito di una sincera obbedienza solo a patto di non contraddire alle motivazioni profonde della propria coscienza.*) Per questo difenderà energicamente la propria linea d'azione e interverrà pubblicamente per ristabilire la verità sulle reali intenzioni dei sacerdoti che, dietro il suo esempio, avevano nel frattempo sotto­scritto la Petizione . L) E nella polemica non esiterà a ricorrere talvolta a toni aspri e vivaci.
) il Mediatore, 1862, 5 luglio, u. 27, p. 953.
2) il Mediatore, Ibidem, Le spedisco il mio voto, che avrei segnato sotto la sua petizione se avessi potuto trovargli dei compagni. Ma poiché anche i meglio disposti mi dicevano: " Stiamo a vedere quel che fanno gli altri... ho creduto di venir innanzi pel primo, se mai, quando sia aperta la strada, si risolvessero di comunicarvi. Ho scritto coli'animo addoloratissimo; e per verità in questa spaventosa confusione di principi non è men trista la condizione della Chiesa che quella dell'Italia. Ma non ci strapperanno la fede dal cuore, né la speranza che Dio fin ni mente coroni i nostri voti .
?) Nelle settimane successive altri tre sacerdoti reggiani, come si vedrà, firmeranno la Petizione di Passaglia.
*) Come si legge in un foglio piegato scritto su tre facciate (B. M. R.t Ibidem) egli sarebbe stato disposto a firmare una Dichiarazione dei sentimenti da cui ero animato quando sottoscrissi l'indirizzo Passaglia : cosi concepita:e Per allontanare da me qualun­que sinistro giudizio intorno ai sentimenti di riverenza e di sommessione che debbo come cattolico e come prete all'Autorità della Chiesa, dichiaro che a sottoscrivere l'indirizzo Passaglia fui mosso dalla persuasione di conciliare e non sacrificare il bene della Chiesa a quello della Società civile: e che per conseguenza intendo riprovare apertamente e per coscienza qualunque cosa potesse rinvenirsi in quell'indirizzo contraria all'indipendenza ed al maggior vantaggio della Chiesa stessa .