Rassegna storica del Risorgimento
1860-1863 ; CHIERICI GAETANO ; CLERO
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1961
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Gaetano Chierici e il clèro nazionale (1860-1863) 283
contro alcuna potestà ma sibbene contro quegli individui i quali abusino e solo quando abusino dell'autorità di cui sono investiti. Medesimamente la Società non intende punto di arrogarsi ciò che è proprio dei gradi superiori della gerarchia, imperocché Ella mi insegna in due modi potersi svolgere i principi! delle dottrine, colPinsegnarle e col discuterne. Ed Ella conosce troppo bene la storia e la costituzione ecclesiastica per non avere presente che negli stessi coneilii, salvo ai Padri il voto deliberativo, questo è preparato e predisposto dal consultivo dei teologi; ohe tutte lo congregazioni decidenti di materie, per quantunque gravissime, hanno loro consultori ohe non sono né vescovi, ne giudici, ne maestri.
Egualmente io non credo che sia da temere il decreto di scioglimento da Roma, né in diritto né in fatto. Non in diritto, perché spero ch'Ella vorrà ben credere che una società della quale io facessi parte, non predicherebbe certo dottrine meritevoli di condanna; ed Ella vede che il Mediatore in un anno di vita non provocò ne manco un appunto dalle Congregazioni romane. Non in fatto, perchè la vita incontrastata del Mediatore ce n'è caparra; perchè è un fatto che intorno alla stessa Società di Milano, benché deplorata e mal veduta, pure da Roma era stato risposto non ci essere argomento di procedere contro di lui; perchè da ultimò*, se anche fosse vero che a Roma si pretendono incorsi nelle censure di S. Pio V i firmatari dell'indirizzo, la stessa Armonia., la quale sola lo affermò, soggiunge che Roma però comandava di dissimulare. E finalmente quanto a dottrine, Ella avrà ben veduto che la società nostra esclude tutto quanto lede direttamente o indirettamente il cattolicesimo; si propone di non imporre opinioni, ma di allargare l'istruzione che la rettifichi; non vuole predicare dottrine, ma esercitare regolarmente legittimi diritti; non cospira ma unisce.
Dopo questo che, ripeto, non ho inteso di dire a titolo di polemiche, mi permetta altre due osservazioni. La prima che non so credere come mai nell'atto stesso che pare desiderabile che si spargano le dottrine del Mediatore possa poi parere pericolosa la unione sociale degli individui che le professano. La seconda che mi pare contradditorio il protestarsi pronti a concorrere al mutuo sussidio dei pochi bersagliati ed avversare una società che proponsi tale scopo impossibile o poco meno a raggiungere da individui dispersi o sconosciuti fra loro .l) ' i~
Ài di là di questo dissenso sulla società del clero liberale, il Chierici continuava ad offrire il suo appoggio alle finalità conciliatoriste del Passaglia; anzi, fu proprio lui ad adoperarsi perchè l'ex gesuita accettasse la candidatura al Parlamento nel collegio di Montecchio (in provincia di Reggio) resosi vacante per la nomina a senatore di Luigi Amedeo Mclcgari, e fu lui che gli preparò il terreno rendendo possibile la sua elezione. La campagna elettorale fece infatti capo al Chierici stesso il quale si avvalse del suo prestigio per convincere molti elettori. In una lettera2) ad uno di questi egli così presentava la figura e l'indirizzo politico del Passaglia: Il suo nome vuol dire: Integrità della nazione colle forze nostre senza offendere i grandi principi della religione e della società, anzi per questi principi medesimi. Egli è Punico che possa con tutta.saviezza ed
1) B. M. R., ìbidem, lettera di Passaglia a Chierici dell'll dicembre 1862.
2) B. M. R., Ibidem, minuta di lettera di Chierici al signor Giuseppe del 7 gen-naio 1863.