Rassegna storica del Risorgimento

1860-1863 ; CHIERICI GAETANO ; CLERO
anno <1961>   pagina <286>
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Fernando Manzoni
a favore del Passaglia (dando così luogo ad insinuazioni sulla stampa cattolica1)) e prendeva l'iniziativa di diramare un invito scritto agli aderenti e simpatizzanti del clero liberale di tutta Italia. In tale invito, col quale il nostro pale tnografo veniva ad assumere un ruolo di primo piano fra il clero liberale, si riaffermavano le ragioni dell'Unità italiana in antitesi con la tendenza della Curia Romana.2) L'appello ottenne un esito incoraggiante (le offerte affluirono da quasi tutte le regioni d'Italia, e ima somma parziale era di poco inferiore alle lire mille), ma basta leggerlo per convincersi che nel 1863 non aveva più senso parlare di riconciliazione e che il movimento conciliatorista aveva già esaurito la sua fun­zione Mentre, infatti, in teoria mirava a promuovere la pace, in pratica im­possibilitato ormai a svolgere una qualsiasi azione mediatrice, come pure a mobilitare a proprio favore l'opinione del clero cadeva nella contraddizione di volere la pace ricorrendo a metodi di guerra, insistendo in una polemica sempre più. acre (come dimostra il tono del presente appello) che approfondiva il fossato fra i cattolici intransigenti e i cattolici conciliatoristi. La stessa atti­vità parlamentare del Passaglia3) non sboccherà che a questo risultato, e del resto l'interesse per la conciliazione scemava anche per Io Stato italiano, i cui governi in quegli anni erano costretti per ragioni di difesa ad accentuare i con­trasti avviando una politica eversiva 4) ed erano travagliati dal problema di Roma che non si poneva più nei termini in cui l'aveva affrontato Cavour quando le trattative dirette con la Chiesa potevano essere appoggiate da una corrente conciliatorista all'interno. Si cercava invece di risolverlo o mediante pressioni e trattative diplomatiche internazionali o sfruttando iniziative del partito d'azio-
*) Al Difensore (secondo il quale al convito di Montecchio il Chierici aveva invano esortato i presenti a fare un dono al Passaglia, e questi era poi ripartito dalla stazione di S. Ilario evitando di tornare a Reggio ove temeva di essere fischiato) il Chierici inviava una lettera polemica pubblicata il 18 maggio 1863. Dopo rincontro di Montecchio il neo deputato era ricevuto a Bibbiano da G. Battista "Venturi, distinta figura di storico e patriota che nel 1856 aveva nascosto in casa sua Felice Orsini fuggitivo dal castello di Mantova.
2) In detto invito stampato (B. M. R., Ibidem) si leggeva: Non avvi italiano che ami la patria il quale non senta amore ed ossequio verso l'insigne professore deputato Passaglia. Principe dei Teologi e pubblicista valente è stato il pruno e quasi solo nella peni­sola che rompendo in faccia alla Curia Romana ministra di scandali e di scisma le catene onde avvince popolo e clero, rimanendo cattolico ha osato sostenere l'unità italiana con gli scritti e l'esempio.
11 suo zelo è valso moltissimo a creare una favorevole opinione, anche nel partito cattolico, in Francia in Germania e altrove. Egli il profondo scrittore per la causa d'Italia ha sopportato angustie e persecuzioni feroci da parte di chi ha fatto della Cosa di Dio un luogo ove convengono barattieri e briganti. Ha patito disagi che non giova ricor­dare. È per questo che invitiamo il Clero patriota non che i laici che zelano per la ricon­ciliazione della Chiesa e dello Stato di soscrivere il loro obolo e fare in comune un dono al chiarissimo Abate Passaglia. Cosi i sudori e gli stènti durati dello scrittore del Me­diatore e della Pace si avranno un compenso nella gratitudine del Clero cattolico e del popolo .
s) Sull'attività parlamentare del Passaglia si veda particolarmente Atti Parlamen­tali, Camera dei Deputali, Vili Legislatura, voi. VI, 25 aprile 1863, pp. 4679-4688 e 4701, 30 aprile 1863, pp. 4740-4745, voi. VII, 20 giugno 1863, p. 232.
*) Cfr, STEFANO JACINI, ha polìtica ecclesiastica italiana, Bari, 1938, pp. 93-94, ove ai parla della politica ecclesiastica di Giuseppe Pisanelti, ministro di Grazia e Giustizia nei governi Farmi e Minghetti.