Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; LA MARMORA, ALFONSO FERRERO DE ; CUCCHIARI DOMENICO ; CU
anno <1961>   pagina <294>
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LA CONDOTTA DI LA MARMORA A CUSTOZA IN UN GIUDIZIO DEL G-EN. CUCCHIARI
Il 24 giugno 1866, sulle colline attorno a Gustoza, il novello esercito italiano air.n>.iit.ava il battesimo del fuoco e subiva una sconfitta del tutto imprevista c; pertanto, ancor più cocente e clamorosa. Come sempre succede in questi casi, se ne vollero cercare le cause, e le critiche, le recriminazioni, le giustificazioni ai contrapposero e si moltiplicarono durante molti anni, specialmente attorno alla figura di colui che da molti veniva indicato come il principale responsabile, il generale Alfonso La Marmerà.
Il generale Cucchiari, che comandava il II Corpo dell'Armata del Mincio, è uno dei pochi che non risulta abbia pubblicamente preso parte a tale ridda di accuse e di controaccuse; di particolare interesse ci appare, quindi, la pubbli­cazione di due suoi scritti inediti sulla battaglia di Custoza.
E noto come il II Corpo dell'Armata del Mincio costituisse l'estremo sud dello schieramento, essendo stato affidato al Cucchiari il compito di guardare Mantova con due divisioni, occupando Curtatone e Montanara e minacciando Borgo forte, mentre le altre due divisioni ai suoi ordini dovevano dirigersi verso Goito e Vili sfianca. Ed è noto che il II Corpo, data questa sua ubicazione, non potè prendere diretta parte alla battaglia, ma si limitò semplicemente, dopo la sconfitta, a proteggere la ritirata del I e del IH Corpo attraverso il ponte sul Mincio a Goito.
I 'due documenti seguenti sono pervenuti alla mia famiglia con le carte lasciatele da Jessie Wbite Mario: il primo è una lettera, in data 1 settembre 966, di Domenico a Nicola ; il secondo è una specie di pròmemoria non datato e non firmato. Ma, dal contesto della lettera, è facile rendersi conto come Do­menico sia il generale Domenico Cucchiari e Nicola il generale Nicola Fa­brizi, che, nel '66, era capo di Stato Maggiore di Garibaldi. Si sa che il Cucchiari partecipò alla rivoluzione di Modena del '31 e che, nel '48, gli venne affidato il comando di un reggimento da parte del Governo provvisorio di Modena; è facile intuire come debba essere stato in questo periodo che si è creata fra il Cucchiari ed il Fabrizi l'amicizia che traspare dalla lettera. Quanto al secondo documento, la forma con cui è redatto, la sostanziale identità dei concetti che lo ispirano (vedi, in particolar modo, il paragrafo 18, che è un preciso riassunto dei concetti esposti nella lettera) ci obbligano a ritenere che anch'esso debba essere stato det­tato dal Cucchiari. Verosimilmente venne esso pure inviato al Fabrizi, e da questi passato, con la lettera, alla Mario. Se anzi ben si considera una frase che si trova alla fine della lettera del Cucchiari, gli assurdi e gli errori di quella giornata , che il Fabrizi avrebbe trovato nell'altro scritto, è molto proba­bile siano proprio quelli che troviamo qui elencati nel secondo documento. Esso, in tal caso, doveva essere stato inviato al Fabrizi accluso alla lettera pre­cedente. Ecco il primo documento:
Caro Nicola, Rovigo 1 settembre '66.
Tu mi domandi die cosa abbia avuto io che dire a Goito con Lamarmora, a proposito della ritirata e della retroguardia die io doveva fare all'esercito.