Rassegna storica del Risorgimento
1866 ; LA MARMORA, ALFONSO FERRERO DE ; CUCCHIARI DOMENICO ; CU
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1961
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pagina
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295
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La condotta di La Mormora a Custoza 295
Ecco quel die avvenne. Si era determinate che dovessimo ritirarci alte nove della sera, poi venne Vordine di farlo il mattino più tardi (or non mi sovviene l'ora). Io scrissi che poiché ci ritiravamo, ciò significava che ci ritenevamo per più deboli; che quindi io stimava che era meglio ritirarsi pia presto, tanto piò, considerato la demoralizzazione delle truppe e la poca fiducia. Pare che queste due ultime parole facessero saltare la mosca al naso al Gen. Lamarmora, il quale mi scrisse che se io non mi sentiva di fare con due divisioni la retroguardia all'esercito, lasciassi il comando al più anziano. Gli risposi che io mi sentiva benissimo pronto a combattere, che ciò che aveva detto, lo aveva detto per semplice osservazione; e che perciò non lasciava il comando. Egli nulla mi rispose. Poi comandò la ritirala per le due del mattino [dandomi cosi'ragione}. E disse die io dovessi far sosta in Castellaceli! o per proteggere il movimento del 1 e 3 Corpo. Ma siccome una parte di queste truppe le pih vicino a me, invece di partire il mattino, cominciarono {dietro altro cambia' mento d'ordine) il movimento la sera, così io invece di rimanere a Castellucchio tutta la giornata e farvi tappa, vi rimasi tutto quel tempo che stimai necessario agli altri Corpi di ritirarsi a destinazione, cioè dietro VOglio in parte e in parte innanzi, ma su la stessa linea, dove VOglio piega al ponente, e quindi passai io pure VOglio. e andai ed posti che mi erano stati assegnati. Lamarmora credè che mi fossi ritirato troppo presto; gli esposi le ragioni e tacque. Era chiaro che anticipando gli altri il movimento doveva io pure far lo stesso. Se ammesso che il 26 io doveva rimanere a Castellucchio, e andare il 27 a Marcaria, e lo stesso giorno il 3 Corpo doveva cominciare la sua ritirata, si deve ammettere, che se il 3 Corpo anticipava il suo movimento partendo la sera del 26 alle 5 invece della mattina del 27 *) io pure doveva anticipare il mio passaggio deWOglio.
Questo sia detto pel mio modo di vedere e di eseguire gli ordini ricevuti. Ma questi ordini erano dati dietro i calcoli, e le supposizioni le più assurde. Il Generale Lamarmora sin dal mattino del 24 si era fitto in capo, e lo avrà anche adesso, che se il nemico voleva inseguirci sarebbe venuto a fare un passaggio di viva forza a Goito ! Avendo Mantova e Peschiera da cui sboccare su più colonne con tutti i comodi e senza ostacoli, figurati se gli Austriaci sarebbero venuti a tentare un pas-saggio di viva forza. Ti assicuro che caddi dalle nuvole quando sentii che Lamarmora mi giudicava in posizione di proteggere la ritirata, poiché io era a Goito. L'arciduca Alberto per inseguirci sarebbe partito indubitatamente da Peschiera, perchè sotto Peschiera aveva riunite le sue forze, e perchè inoltrandosi per Cavriana, Solferino, e Castiglione delle Stiviere, avrebbe minacciato la nostra ala sinistra e la nostra ritirata su Cremona, verso cui avremmo dovuto non andare, ma fuggire per non essere tagliati fuori, o gettati nel Po.
Le osservazioni dunque che io feci a Lamarmora erano dettate da queste considerazioni e nella mira delia sicurezza dell*esercito tutto (dei 3 Corpi). Non per riguardo a me e alle mie truppe, che in ogni caso erano le meno esposte, avendo io fin dalla sera del 24, mandato tutti i miei impedimenti oltre Bozzolo, ritenendo solo pochi carri dei viveri e le ambulanze.
Da tutto ciò risulta che, se Lamarmora si fosse trovato nelle brache dell'arciduca Alberto, e avesse voluto inseguirci, avrebbe attaccato il toro per le corna: sarebbe cioè
l) Nota che nell'ordine oca prescritto che io dovessi, passato I'Oglio, accelerare le marce per arrivare presto a Cremona (Nota del Cucc'.iiari).