Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; LA MARMORA, ALFONSO FERRERO DE ; CUCCHIARI DOMENICO ; CU
anno <1961>   pagina <298>
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298 Anna Simonetta
3. Aveva cosi male organizzati i suoi mezzi di informazioni, e così male ordi­nate le sue esplorazioni, che V'arciduca Alberto ebbe il tempo di riunire le sue fonie e venire ad aspettarci nelle posizioni piti a lui favorevoli, senza die egli se ne accor­gesse.
4. Disprezzando con puerile leggerezza ogni regola di prudenza, e i più sani prìncipi dell'arte, sparpagliò le divisioni del 1 Corpo d'Armala. Lo dice egli stesso nel suo rapporto: una doveva rimanere sulla sponda destra del Mincio per osservare Peschiera; una era diretta a Castelnuovo; altra a Sona e Vultima a Gustosa.
5. Ma se fosse vero che egli volesse condurre il suo esercito verso Albaredo. non si capisce che cosa andasse a cercare sulle colline che sono tra Verona e Peschiera.
6. Ordinò i movimenti delle truppe in modo che i nostri soldati dovettero ne­cessariamente, inevitabilmente arrivare in faccia al nemico estenuati di forze ed affamati. Non tenne cioè nessun conto né delle distanze, né del tempo necessario a percorrerle, nò delle fatiche o marcie del giorno anteriore, e quindi come a tutti è noto, le nostre truppe combatterono essendo già slanche, e senza aver mangiato nò dormito nelle 24 ore precedenti.
7. Non comunicò il suo piano della giornata ai comandanti dei Corpi à"1 Ar­mata, nò li mise d'accordo fra di loro; né diede loro altre istruzioni fuori della indi­cazione delle posizioni che dovevano occupare, senza far conoscere aWuno ciò che. l'altro doveva operare.
8. Ebbe l'ingenuità di credere e ritenere come cosa indubitata che il nemico non ci fosse, o che non oserebbe attaccarci.
9. Quindi i suoi ordini per la marcia erano concepiti, come se si trattasse di un semplice cambio di accantonamenti.
10. E perciò, sotto i suoi occhi alcune divisioni si avanzarono senza precau­zione, non pensando i loro comandanti ad un incontro col nemico, onoVè che furono sorprese e disordinate fin dal principio.
11. Aveva accettati, e conservati come comandanti di divisione e di brigata alcuni generali o brigadieri la cui incapacità era notoria in tutto l'esercito. E ciò ha prodotto i funesti effetti che tutti conoscono, e quegli stessi generali e brigadieri hanno dovuto essere allontanali.
12. Non mandò nella pianura di Villafranca tutta la cavalleria di cui avrebbe potuto disporre; come se p. e. la avesse aumentata di due reggimenti del 1 Corpo, il quale trovatasi sopra un terreno, ove quell'arma era in gran parte inutile.
13. Fece passare il Mincio a tutti i bagagli e cariaggi di ogni specie, prima di assicurarsi una posizione tenibile e una marcia libera. E tutti quegli impedimenti.
domattina passo Mincio con nove divisioni fanteria ed una cavalleria . È chiaro, quindi come fino alla sera del 22 il d'aldini non sapesse se le ostilità sul Mincio sarebbero comin­ciate il 23 od il 24, e che il loro inizio il 23 era in contrasto cò la precisa indicazione del 24 data dal La Mormora il giorno 21. Risulta inoltre (Complemento cit,, voi. I, p. 59) che il Cialdini, sollecitato dal Re la sera del 24 a passare il Po immediatamente, rispondeva: io passerò Po domani come era disposto. Non è possibile cambiare disposizioni; sarebbe rovinoso a (in realta, il domani il Cialdini non solamente non tentava alcun passag­gio del Po, ma ripiegava su Modena; ma questo è un altro discorso!). Risulta quindi chiaro che il Cialdini, a ragione od a torto, era impreparato all'inizio delle ostilità sul Mincio il 23 anziché il 24, tanto da non poter anticipare alla notte del 24 il passaggio del Po, pre­cedentemente stabilito per la notte del 25 in base al presupposto che le ostilità iniziassero il 24.