Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; LA MARMORA, ALFONSO FERRERO DE ; CUCCHIARI DOMENICO ; CU
anno <1961>   pagina <299>
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La condotta di La Mormora a Gustosa
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imbarazzarono le vie di manovrai e furono più tardi la causa per cui sì sbandarono gran numero di soldati appartenenti alla colonne in ritirata.
14. Nel momento in cui la battaglia era giunta alla sua fase decisiva, quando già si scorgeva che senza un pronto rimedio., senza un colpo ardito noi l'avremmo perduta, egli non seppe trovare alcun espediente, ne dare alcuna opportuna disposi' zione; e lasciando le nostre sorti, in mano della Provvidenza, andò a 12 chilometri di distanza a rinchiudersi nella casa del Municipio di Goito, onde meditare altra battaglia. Se fosse rimasto sul campo di battaglia avrebbe potuto facilmente accor­gersi che facendo appoggiare e sostenere dalla 7a e 26* divisione ancora intatte le divisione Cugia e Gavone, la vittoria ci era assicurata.
2/5. Ma egli voleva collocare una divisione del 2 Corpo a Monzambano, e con altra che era a RoverbeUa, dare la meditata seconda battaglia al ritirarsi delle altre divisioni. Non pensava però che la divisione di RoverbeUa se avesse dovuto com­battere, avrebbe avuto sulla destra delle risaie; sulla sinistra le nostre colonne in ritirata, mescolate ai cariaggi di ogni sorta, e ai fuggiaschi e dispersi, alle spalle un canale largo e profondo che non si passa senza ponti, e di fronte il nemico.
16. Prima di passare il Mincio non preparò i mezzi necessari per costruire immediatamente una o più teste di ponte; onoVè che 36 ore dopo che le prime divisioni erano sulla sponda sinistra, non si era ancor dato mano ad alcun lavoro.
17. Aveva, detto è ben vero che si farebbe una testa di ponte a Goito; ma sono Valeggio e Pozzuolo i punti più. convenienti per essere cambiati in teste di ponte. Primieramente perchè pia centrali e meglio riducibili e difendibili; e poi perchè quando non si costruisca alcuna opera per difendere il passaggio di Stretto di Ma­rengo, la testa di ponte di Goito non può proteggere efficacemente la ritirata di un grosso Corpo proveniente da Villafranca e RoverbeUa, essendo obbligato a passare prima per quello stretto, cioè sull'unico ponte della Molinello.. La lesta di ponte di Goito servirebbe per le truppe che si ritirassero da Marmirolo.
18. Quando pensò a ritirarsi dalla sponda destra del Mincio alla sponda destra delVOglio. si mise in capo che se il nemico avesse voluto inseguirci sarebbe passato per Goito. Era come credere che volesse passare per un buco contrastato colui che può uscire liberamente per una gran porta aperta. L'arciduca sarebbe venuto fuori per Peschiera, avendo le sue forze riunite da quella parte, e potendo con abile ma­novra gettarsi così sulla nostra ala sinistra con direzione a Canneto. Né vi erada credere che per inseguirci sarebbe andato a passare per Mantova, poiché avrebbe dovuto perdere due giorni di tempo, e perchè noi avevamo da quella parte più sicura la ritirata, considerando la situazione delle nostre truppe tutte, e la maggior vici­nanza delVOglio.
19. Non passò il Mincio con tutte le forze di cui poteva disporre, mancando così ad uno dei precetti più conosciuti dell'arte militare, a quello cioè di portarsi contro il nemico in un punto decisivo col maggior numero di forza possibile. Egli lasciò inoperosi sotto Mantova 15 mila uomini, quasiché la guarnigione di quella piazza avesse potuto pensare ad invadere la Lombardia, o ad inquietare menoma­mente il nostro esercito, mentre noi con 120 mila uomini entravamo nel quadrilatero e tagliavamo a lui le comunicazioni con Peschiera e Verona. Si era a Volta che noi dove­vamo lasciare una brigata con alcune batterie di posizione tanto per custodire il nostro grosso bagaglio che sotto quelle alture doveva essere riunito, come per la guardia dei ponti, che ai mulini di Volta avremmo dovuto aver gettati* E si era iigiorno 23 in cui il 2 Corpo d'Armata doveva essere accampato fra Volta ed il Mincio per trovarsi in posizione da varcare il fiume nel mattino del 24 come riserva del 1 e del 3,