Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
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1961
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316 Libri e periodici
incartamento, che era finito fra i documenti relativi alla soppressione degli enti religiosi a Roma dopo il 1870. Questo incartamento e lo spoglio metodico degli altri fondi pubblici e notarili del periodo repubblicano hanno costituito l'ottima base del lavoro.
Come è noto, la decisione di vendere i beni incorporati dalla Repubblica, con la soppressione degli enti ecclesiastici, fu dovuta alla necessità di far fronte al debito contratto con la Francia, per la convenzione segreta del 6 gemute dell'anno VI, e all'urgenza di mettere un freno alla inflazione dilagante e di procurare denaro, non altrimenti reperibile, all'esausto tesoro dello Stato. I beni nazionali ex ecclesiastici e demaniali, dei quali non si riuscì mai a fare un esatto censimento (né vi è riuscito il De Felice), furono sperperati per far fronte alla grave situazione finanziaria, vendendoli a qualunque prezzo, sulla base di stime inadeguate, per incapacità tecnica e fraudolenza, fino a che nel settembre 1798 una nuova amministrazione, presieduta da un abile e onesto funzionario francese, Philippe Quenard, non cercò di mettere un po' più di ordine e di regola, ma, quando era sul punto di riuscirvi, sopravvenne la catastrofe della Repubblica.
Ma a parte la incapacità e le malversazioni degli amministratori repubblicani, sulle quali la tradizione ha sui troppo insistito, il mercato dei beni nazionali incontra molte altre difficoltà, che il De Felice indica nel cattivo funzionamento e nella lentezza delle autorità; nell'insorgenza, che impediva praticamente la vendita o scoraggiava gli eventuali acquirenti, con il timore di rappresaglie; nella penuria di moneta effettiva, con la quale si doveva pagare una parte del prezzo: senza contare, poi, la concorrenza delle autorità francesi le quali vendevano i loro beni a prezzi inferiori, o li concedevano a enfiteusi perpetua, e si intromettevano nel resto, avocando a sé gli affari, che si rivelavano migliori (e qui il De Felice porta esempi singolari) e finirono per profittare di una massa di beni, il cui valore reale superò di molto l'importo fissato nel trattato segreto, che avrebbe dovuto essere di un milione di scudi e che, a conti fatti, divenne di oltre tre
L'ammontare totale dei beni nazionali posti in vendita sia dalla Repubblica romana che dai Francesi è valutato dal De Felice intorno ai sei milioni e mezzo di scudi, dei quali due milioni e seicentomila finirono nelle mani delle compagnie di fornitori dell'armata francese, soprattutto delle tre più grandi compagnie, che ne ricavarono utili astronomici, in parte anche rivendendoli, mentre pagavano i produttori e i subfornitori in carta moneta inflazionata o in buoni. Il De Felice ha anche ricavato dati interessanti sugli acquirenti. E anzitutto egli scagiona la classe dirigente romana nel suo complesso dall'accusa tradizionale di sfrenata corruzione e arricchimento. I grandi casi egli scrive, quelli che hanno fatto epoca ad hanno finito per informare di sé tutto un giudizio, riguardano i massimi esponenti della Repubblica, coloro che vivevano giorno per giorno la vita, la politica, il ladrocinio organizzato e individuale dei Francesi e dei grandi fornitori e finivano per forza di cose non ultimo lo sconforto, la nausea e il cinismo per adeguarvisi . Tra questi il De Felice mette in primo luogo il celebre Ennio Quirino Visconti, sul quale ricorda il giudizio del Labus: Si accomodò alla fortuna dei tempi (p. 82).
In ogni caso su quattrocento acquirenti di beni nazionali, dei quali si ha notizia, settanta sono quelli, che facevano parte dell'amministrazione e del governo della Repubblica. È fortuito, si domanda il De Felice, che si tratti di giacobini moderati ? Evidentemente la povertà fu la prima efficace difesa degli estremisti dalla tentazione, unita all'ostracismo decretato contro di essi dai moderati, che detenevano il governo della cosa pubblica. Ma dobbiamo riconoscere anche che con la povertà e la lontananza dalla gestione degli affari vi era il rigorismo morale e -l'austerità di vita clic gli estremisti contrapponevano alla corruzione dei governanti, 4*
La massa principale dei beni fu acquistata dalla borghesia mercantile e agricola (banchieri, industriali , commerciauti, grossi e medi proprietari e affittuari, mercanti di campagna) scarsj essendo la parte finita nelle mani della nobiltà e.del clero e non essendovi casi di acquisti fatti da artigiani e contadini* Scarso fu anche il numero dei piccoli acquirenti e alto quelle dei grossi e dei grossissirni, anche perchè le grandi proprietà non