Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno
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1961
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317
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Libri e periodici 317
furono frazionate, prima della messa in vendita, cosicché, in definitiva, i veri profittatoti della vendita dei beni nazionali furono i più ricchi. Indicativo è anche il l'atto che ai vendessero più. facilmente i beni Tastici, specie nei dipartimenti economicamente più ricchi e progrediti, mentre più difficile e stentata fu la vendita dei beni urbani.
Il De Felice affronta anche il problema dell'influenza sull'andamento delle vendite delle polemiche sulla liceità dell'acquisto dei beni appartenuti agli enti ecclesiastici e giunge alla conclusione che, a parte il precedente dell'editto di Pio VI del novembre del 1797, che mise in vendita il quarto, dei beni rustici ecclesiastici, precedente che poteva essere invocato a tacitare gli scrupoli, la polemica non ebbe, a suo parere, grande risonanza e ripercussione pratica. E una supposizione verosimile, ma non comprovata, secondo noi, allo stato presente delle indagini. E del resto il fatto che si siano chieste ed ottenute dispense al vicegerente di Roma e al Papa, finché fu in Toscana, dimostra che una parte almeno degli acquirenti era sensibile ai riflessi religiosi della questione e cercava di tranquillizzare l'inquieta coscienza. Non si può quindi eseludere del tutto che tra gli ostacoli all'acquisto ci sia stata anche la convinzione, o il dubbio dell'illiceità morale.
La concessione di queste dispense da parte delle autorità ecclesiastiche è indicata dal De Felice come un indiretto riconoscimento della causa di forza maggiore, che aveva detcrminato all'acquisto chi non aveva altro modo di rivendicare i propri crediti verso la Repubblica, e, di conseguenza, come uno degli impedimenti alla recupera dei beni, all'indomani della restaurazione papale. Un altro di questi impedimenti fu il peso economico di alcuni acquirenti, della cui collaborazione, in quella critica situazione, lo Stato pontificio non poteva fare a meno. A questo si aggiunse, dopo Marengo, la pressione dei Francesi in difesa delle compagnie dei fornitori, pagate in beni nazionali. La recupera avvenne, perciò, lentissimamente e tra un coro di polemiche e recriminazioni, che dettero luogo a una lunga serie di vertenze, finché si convenne di tacitare gli acquirenti spossessati, pagando loro un quarto delle somme effettivamente sborsate, con la sola eccezione degli Ebrei, ai quali non fu corrisposto alcun indennizzo. E da notare, aggiunge il De Felice, che nel 1808 il governo francese reinsediatosi a Roma respinse a sua volta ogni richiesta di reintegrazione degli acquirenti dei beni.
Il De Felice conclude che gli elementi che caratterizzarono la vendita dei beni nazionali nella Repubblica romana furono la politica di esoso sfruttamento economico attuata dai Francesi; la gravissima crisi finanziaria del paese; lo scarso impero del governo centrale sulle amministrazioni periferiche; la poca fiducia nella vitalità e solidità del nuovo regime. Questi elementi influirono sulla fretta e l'improvvisazione, con la quale si procedette alla dilapidazione del patrimonio nazionale. Il governo, aggiunge il De Felice, fece ben poco per incrementare le vendite, mettendole alla portata dei ceti più vasti e legando ad essi, così, le sorti della repubblica, mentre invece il mancato frazionamento delle grandi proprietà al momento della vendita escluse dall'acquisto i contadini, ma anche una parte della piccola e media borghesia, e favorì, in definitiva, una più forte concentrazione.
Queste conclusioni, che in parte corroborano il giudizio della storiografia più recente sulla Repubblica romana, sono il risultato di uno studio accurato di una documentazione vasta e varia, dello quale in appendice si dà saggio con un elenco dei conventi, monasteri e altri stabilimenti ecclesiastici soppressi, un elenco dei beni nazionali ceduti alla Repubblica francese e da questa venduti e un lungo elenco alfabetico (pp. 146197) degli acquirenti, dei quali il De Felice ci dà, oltre il luogo di nascita, la condizione sociale e le cariche eventualmente rivestite nella repubblica, le indicazioni relative all'ex proprietario ecclesiastico del bene e l'eventuale primo acquirente, la data del contratto, l'indicazione, l'esatta denominazione del bene vénduto, il relativo prezzo e l'eventuale rivendita, del quale elenco non si sa se lodare di pia il I3e jffeliec, che lo mise insieme, mediante una laboriosissima schedatura, o l'editore, che ne affronto la pubblicazione, o il i ipografo, che lo compose, tanta è la sua minuzia, precisione, chiarezza e utilità. Dal punto di vista metodologico è un modello, al quale ci si dovrà rifare in ricerche analoghe.