Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <319>
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Libri e periodici 319
LUIGI M. MANZINI, 7/ cardinale Luigi Lumbruschini (Studi e Testi, 203); Città dei Vati­cano, Biblioteca Apostolica Vaticana, I960, in 8, pp. 686. S. p.
L'A. si propone esplicita monte di tracciare una prima biografia nel l'assenza asso­luta ed inesplicabile, a porte le indagini parziali del Martin e del Pisciteli!, di tentativi del genere di uno dei personaggi ecclesiastici più cospicui e significativi del secolo XIX. 11 nome di Lumbruschini evoca immediatamente un'epoca, una cultura, un gusto: gli unni di Gregorio XVI, ebe noi siamo avvezzi a considerare sotto la suggestione dell'amara musa sarcastica del Belli, implacabile fustigatore di papa Coppellati (ma non, secondo una fine precisazione dell*A., del pio e severo Lumbruschini). Essendosi l'analisi del De­marco circoscritta programmaticamente sul terreno economico e sociale, serrato il saggio della Mordili sulla figura e l'opera del Bernetti durante la sua seconda e maggiore segre­teria di Stato, un decennio esatto di storia politica, amministrativa, diplomatica, dal gennaio 1836 al giugno 1846, quello appunto corrispondente albi segreterìa Lambruschini, ci rimaneva pressoché oscuro ed inesplorato, in attesa del paziente ricercatore che sapesse trascendere le sbrigative formule tradizionali di oscurantismo e di reazione, addentrandosi in un'analisi più complessa e sfumata. Né l'interesse per il prelato ligure avrebbe dovuto e potuto esaurirsi nel pur lungo periodo che aveva assistito ad una concentrazione ecce­zionale di responsabilità nelle sue moni. Risalendo addietro nel tempo, si sarebbero potute individuare e vagliare le caratteristiche dell'educazione ecclesiastica e della religiosità barnabita allo schiudersi dell'Ottocento, gli scambi e le reciproche influenze con gli am­bienti liberali e soprattutto con i circoli giansenisti così fiorenti in Liguria, il noviziato del Lumbruschini nell'atmosfera concordataria del primo periodo consolviano, messa a così dura e radicale prova dall'intemperanza napoleonica, le prove da lui fornite in quel campo organizzativo verso il quale sentirà sempre una spiccata inclinazione, e che appariva il più bisognevole di sollecite cure in quegli anni di prima e sommaria restaurazione dopo il turbine rivoluzionario. La prigionia di Pio VII, e più la frattura nel collegio cardina­lizio, non meramente episodica ma altamente sintomatica, e destinata a protrarsi per anni, in occasione delle seconde nozze imperiali, avrebbero potuto fornire l'aggancio per mi saporoso inquadramento del Lambruschini nella men lalilà del partito nero , precisando di esso gli obiettivi conservatori e le concrete finalità autonomistiche e l'autentico fervore religioso e missionario; avviando insomma, nell'ambito ben determinato di un personaggio tanto rappresentativo, quel discorso sui contatti, i rapporti, gli influssi e le ripugnanze tra la nuova spiritualità cattolica fiorita dopo il concordato, e più dopo Vienna, ed il vecchio rigorismo moralistico degli zelanti , ebe costituisce un tema centrale per inten­dere non solo gli aspetti più strettamente spirituali della Restaurazione ma anche certi svolgimenti politici altrimenti incomprensibili. Ciò tanto più in riferimento ai rapporti evidentemente polemici del Lambruschini col Consalvi, ebe nel partito nero rappre­sentava la tendenza spregiudicata ed opportunistica, non aliena dallo strumentalismo Intelligente di un Mettermeli; ed olla successione, questa sì eloquente e polemicissima, di lui, nell'arcivescovado di Genova, allo Spina, la figura certamente più prestigiosa e dina­mica del partito rosso , l'uomo che avrebbe raccolto ed inteso e sviluppato nella ma­niera più ordita le idee del Consal vi, e che avrebbe meritato lo stima ammirata di un anti­clericale impenitente come Stendhal. Qui nuovamente il discorso sarebbe stato da ricon­dursi sul giansenismo ligure degli armi venti, che noi conosciamo così vivamente operante sul Manzoni e da cui sarebbe scaturita una personalità per tonti versi esemplare come quella del nipote dell'arcivescovo, Raffaello. E finalmente un improvviso e smisurato allargamento d'orizzonte, la nunziatura a Parigi, sulla quale esiste la nota e preziosa testimonianza, tutta pervasa d'intransigente spirito combattivo, del medesimo Lambru­schini: la Parigi di Carlo X, del gallicanismo feudalcggiante del Glcrmont Tonnerrc, del­l'aristocratico scetticismo del Quélcn, ma anche la Parigi del paziente a sagace lavoro legislativo di Un Frayssinous, del giutisdizionalismo severo di un Portalis, dell'aperto costituzionalismo di un Martignac. Soprattutto, la Parigi che assisteva, nel triste tra­monto di Grégoirc, alla scomparsa senza ritorno dell'episcopato repubblicano e giacobino, nell'eclissi di Chateaubriand ul fallimento di un ronnubio aristocratico moderatamente