Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno
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1961
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pagina
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320
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*20 Libri e periodici
liberale all'ombra pronuba del cattolicismo, neU'infiaramata polemica di .Monilosicr al ritorno sulla scena di una nobiltà aggressiva, intollerante nella sua stessa campagna contro il fanatismo, nell'apocalittica prosa di Lamennais alla presa di coscienza catastrofica, foriera di nuovi e più profondi sconvolgimenti, da parte della generazione succeduta a Vienna. Finalmente, la Parigi delle trois glorieuscs , che inabissano una volta per sempre l'equilibrio mistiebeggiante e legittimistico stabilito un quindicennio innanzi, inaugurando l'avvento autonomo ed egemonico di nuovi strati affaristi borghesi, secondo un processo sostanzialmente statico e conservatore, ma intimamente rivoluzionario, come non mancarono di avvertire, da opposte bande visuali, le acute sensibilità del Lambruschini, appunto, e del Cavour Ed infine, dissodato a dovere il decennio della segreteria, il biografo del Lambruschini avrebbe potuto soffermarsi a delineare la tematica e la dialettica interne, a livello di governo e di sacro collegio, nel corso del biennio prerivoluzionario, e soprattutto quella singolare e complicata atmosfera restauratrice di Gaeta sulla quale, prima dei recentissimi studi del Ghisalbcrti, non si disponeva di un'indagine adegnata. Con Gaeta l'esperienza umana ed il contributo spirituale e politico del Lambruschini si esauriscono. Egli, che era già un sopravvissuto nel conclave del 1846, e lo storia della cui segreteria non è in sostanza che un piano inclinato, un disperato gioco tutto puntato sulla carta sbagliata, è nel 1849 l'uomo d'un altro tempo. Solo formalmente Àntonelli raccoglierà e svilupperà l'eredità sua. L'accentramento universalistico in campo ecclesiastico e la difesa perseverante, esclusivistica, del potere temporale, saranno ora i temi dominanti di una politica pontificia alla quale Lambruschini, uomo malgré lui del periodo concordatario e dell'equilibrio viennese, e per ciò stesso erede inconsapevole del Consalvi, è decisamente estraneo.
Duole osservare, in termini generalissimi, come questa problematica, che siamo venuti rapsodicamente accennando, non aia troppo presente, allo stadio critico, nel poderoso volume di cui si discorre. Scrupoloso e diligentissimo nel suo compito biografico, l'A. sciorina una messe innumerevole di notizie e di documenti, taluni dei quali di molto interesse (e vi ritorneremo) ma senza operarvi sufficiente scelta, adeguata graduazione, mettendo accanto le ordinanze del giugno 1828 ad una controversia monacale, la questione di Ancona ad una consacrazione episcopale, Lamennais ad un oscurissimo parroco dell'Appennino ligure, e così via. È palese in ciò non solo la fedeltà dell'A. ad un certo tipo di storia agiografica ecclesiastica, ostinatamente fiorente, ad onta delle non liete comparazioni a cui è costretta; ma anche la ripugnanza pregiudiziale ad aderire, non dirò alle finalità ultime ed agli inquadramenti complessivi, ma perfino agli strumenti usuali di ricerca della critica storica più moderna di ogni tendenza La qual cosa conduce, com'è naturale, ad un complementare ed ancor più grave offuscamento di valutazione per tutto ciò che concerne l'ambiente laico e liberale, o anche gli aspetti mondani di quello ecclesiastico. I liberali non sono perciò altro che settari e turbatori dell'ordine pubblico, Napoleone un rapacissimo masnadiere (luogo comune della pubblicistica gesuitica, dal Rinieri al Van Duerm), i sovrani assolutisti modelli di pietà e di religione, i conclavi serene adunanze risolte dall'intervento fulmineo dello Spirito Santo. Chi scrive si guarda bene, in sede morale ed anche strettamente religiosa, dell'ironizzare su queste che sono senza dubbio onestissime convinzioni dell1 A. Ma, in sede storica, Napoleone ed il liberalismo non sono certo fenomeni da dover scomparire tenebrosamente dinanzi a Carlo X od a Francesco I di Napoli; nò l'esclusiva austriaca a Sevcroli nel 1823 o la candidatura Girasi nel 1846 sono cose da trascurarsi o da passarsi addirittura sotto silenzio. Impostazioni del genere, lo scrivo con rincrescimento, vanno accolte con profonde riserve come quelle che di massima ostacolano l'apprendimento di quella verità umana della storia, e per ciò stesso mossa drammatica e contraddittoria, che all'A. dovrebbe stare principalmente a cuore.
Di sommo rilievo, ma purtroppo non sufficientemente lumeggiati dall'A., sono ii primi incontri, col Geni il e col Fon Luna, del giovanissimo Lambruschini nella casa generalizia barnabita di S. Carlo a* Catinari in Roma. Una certa predilezione erudita ed un echeggia mento, ancorché assai pallido, della polemica antigiansenista dei decenni prece-