Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
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1961
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Libri e periodici
Ma la crisi vera e propria, che si protrarrà, ai può dire, ininterrotta fino al luglio 1830, scoppia due anni prima, su terreno educativo ed ideologico, con le famose ordinanze contro i seminari gesuitici. Qui vengono veramente a conflitto due tendenze latenti nella Restaurazione, la statalista e la confessionale, e l'urto riacquista il carattere di principio* di cultura, che aveva rivestito ai tempi di Clemente XIV, ma che ora si è arricchito di tutta la tematica burocratica napoleonica, e della reazione ad essa, di cui appunto il ripristino dei Gesuiti è stata vistosa manifestazione. Lambruschini, che non coglie la sottile distinzione metternichiana tra le persone fisiche dei padri, propagandisti e garanti di conservazione, e lo spirito del gesuitismo estraneo ed ostile all'assolutismo statale, Lam-bruschini, dicevo, presceglie una linea di battaglia senza quartiere. E l'allarga, com'è nella logica delle cose, ad un attacco frontale contro tutto il sistema scaturito dalla citarle. Si vuole che la gioventù, sia allevata con i principi contrari a quelli dei Gesuiti, cioè anticattolici ed antimonarchici scrive allarmato 1*11 gennaio 1828 al segretario di Stato. .E, nell'ombra, il corollario inevitabile: Va ad aprirsi un periodo difficile, soprattutto a causa della morbosa, anzi epidemica libertà di stampa, di cui si impadronì il partito cattivo (lettera 5 novembre 1827 al medesimo). Ma l'incidente, come si sa, si appianò con la missione romana del Lasagni (un superstite autorevolissimo della burocrazia napoleonica così sapientemente duttile nel periodo concordatario !) salvo, s'intende, a rimaner vivissima la vigilanza ginrisdizionalistica del Portalis e ad intorbidarsi le acque per l'inopinata inclinazione a parte austriaca di quel Pio Vili che Chateaubriand aveva sostenuto come ministro degli Esteri ed acclamato vittorioso in qualità di ambasciatore
La rivoluzione di luglio fermentava. Lambruschini hi sentiva venire, ma con intatta ed altera fiducia nel Polignac: Il cambiamento di ministero scriveva il 20 agosto 1829 ad Alfieri-di Sostegno è stato un gran passo verso il bene, e gli uomini chiamati a formare il nuovo gabinetto del Re sono tutti decisi a muover guerra alla rivoluzione ed a sostenere il trono e l'altare . Ma questa guerra veniva impostata con mezzi così estremi da sgomentare lo stesso nunzio, che era certo l'uomo più a destra nell'entourage regio, e che non avrebbe esitato, secondo il severo giudizio del compianto Maturi, a suggerire a Carlo X l'aperta guerra civile. Leggendo le ordinanze di luglio, lo stesso Lambruschini quasi non credeva agli occhi suoi . Era l'abisso che si spalancava dinanzi ai Borboni, che vi precipitavano in seguito agli ammutinamenti della plebaglia come 1*À. si esprime con linguaggio da legittimista. Nell'avvento di Luigi Filippo il nunzio non vedeva altro che la ripetizione palmare del 1789: donde le sue esitanze e repugnanze a pire? sentare le sue credenziali a quello che egli reputava un usurpatore contro il sacro principio della legittimità repugnanze superate alfine da una lettera 6 novembre 1830 del segretario di Stato Albani, tanto più notevole in quanto attraverso essa possiamo cogliere il motivo remoto che aveva ispirato il moderatismo di Mctternich: Il mostro dell'anarchia che minacciava la Francia scrive infatti l'austrofilo porporato ha obbligato i Francesi più moderati ad appigliarsi a quell'unico partito che potea salvarli . E cosi anche il Lambruschini si acqueta, e deplora anzi quei cardinali, che, come il Latil, hanno abbandonato hi loro diocesi, e autorizza il giuramento di fedeltà salvo i diritti del legittimo sovrano, che rimangono vivi ed intatti (!?) . H conclave per la morte di Pio Vili intensifica i rapporti del nunzio con le Tuileries. Egli fa presente a Luigi Filippo (lettera 19 dicembre 1830 a Polidori) la necessità che la propaganda rivoluzionaria, la quale in Parigi avea la sua sede, cessi dall'eccitare i sudditi nostri alla rivolta, onde il nuovo pontefice non sia messo appunto nella necessità d'invocare il soccorso di una potenza limitrofa . È il vecchio spauracchio dell'intervento dell'Austria, il quale, suggerito per hi sicurezza nostra e per la sua propria , condurrebbe ad una guerra inevitabile (lettera 22 gennaio 1831 Lambruschini a Polidori). Ma le preoccupazioni internazionali sono sopraffatte ed esasperate al tempo stesso dallo scoppio dei moti. Il nunzio deplora come a una concessione fatale U congresso proposto da Parigi ed accettato da Vienna; raccomanda a Ber-netti, nnovo segretario di Stato, il 28 febbraio 1831, di non prendere impegni riformatori; stigmatizza la parte preponderante rivestita dal protestante Buuscn nei passi delle potenze presso il Vaticano. Espone il Lambruschini finalmente, con lettera 8 aprile 1831 a