Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <322>
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Libri e periodici
Ma la crisi vera e propria, che si protrarrà, ai può dire, ininterrotta fino al luglio 1830, scoppia due anni prima, su terreno educativo ed ideologico, con le famose ordinanze contro i seminari gesuitici. Qui vengono veramente a conflitto due tendenze latenti nella Restaurazione, la statalista e la confessionale, e l'urto riacquista il carattere di principio* di cultura, che aveva rivestito ai tempi di Clemente XIV, ma che ora si è arricchito di tutta la tematica burocratica napoleonica, e della reazione ad essa, di cui appunto il ripri­stino dei Gesuiti è stata vistosa manifestazione. Lambruschini, che non coglie la sottile distinzione metternichiana tra le persone fisiche dei padri, propagandisti e garanti di con­servazione, e lo spirito del gesuitismo estraneo ed ostile all'assolutismo statale, Lam-bruschini, dicevo, presceglie una linea di battaglia senza quartiere. E l'allarga, com'è nella logica delle cose, ad un attacco frontale contro tutto il sistema scaturito dalla citarle. Si vuole che la gioventù, sia allevata con i principi contrari a quelli dei Gesuiti, cioè anticattolici ed antimonarchici scrive allarmato 1*11 gennaio 1828 al segretario di Stato. .E, nell'ombra, il corollario inevitabile: Va ad aprirsi un periodo difficile, soprattutto a causa della morbosa, anzi epidemica libertà di stampa, di cui si impadronì il partito cat­tivo (lettera 5 novembre 1827 al medesimo). Ma l'incidente, come si sa, si appianò con la missione romana del Lasagni (un superstite autorevolissimo della burocrazia napoleo­nica così sapientemente duttile nel periodo concordatario !) salvo, s'intende, a rimaner vivissima la vigilanza ginrisdizionalistica del Portalis e ad intorbidarsi le acque per l'ino­pinata inclinazione a parte austriaca di quel Pio Vili che Chateaubriand aveva soste­nuto come ministro degli Esteri ed acclamato vittorioso in qualità di ambasciatore
La rivoluzione di luglio fermentava. Lambruschini hi sentiva venire, ma con intatta ed altera fiducia nel Polignac: Il cambiamento di ministero scriveva il 20 agosto 1829 ad Alfieri-di Sostegno è stato un gran passo verso il bene, e gli uomini chiamati a for­mare il nuovo gabinetto del Re sono tutti decisi a muover guerra alla rivoluzione ed a sostenere il trono e l'altare . Ma questa guerra veniva impostata con mezzi così estremi da sgomentare lo stesso nunzio, che era certo l'uomo più a destra nell'entourage regio, e che non avrebbe esitato, secondo il severo giudizio del compianto Maturi, a suggerire a Carlo X l'aperta guerra civile. Leggendo le ordinanze di luglio, lo stesso Lambruschini quasi non credeva agli occhi suoi . Era l'abisso che si spalancava dinanzi ai Borboni, che vi precipitavano in seguito agli ammutinamenti della plebaglia come 1*À. si esprime con linguaggio da legittimista. Nell'avvento di Luigi Filippo il nunzio non ve­deva altro che la ripetizione palmare del 1789: donde le sue esitanze e repugnanze a pire? sentare le sue credenziali a quello che egli reputava un usurpatore contro il sacro prin­cipio della legittimità repugnanze superate alfine da una lettera 6 novembre 1830 del segretario di Stato Albani, tanto più notevole in quanto attraverso essa possiamo cogliere il motivo remoto che aveva ispirato il moderatismo di Mctternich: Il mostro dell'anar­chia che minacciava la Francia scrive infatti l'austrofilo porporato ha obbligato i Francesi più moderati ad appigliarsi a quell'unico partito che potea salvarli . E cosi anche il Lambruschini si acqueta, e deplora anzi quei cardinali, che, come il Latil, hanno abbandonato hi loro diocesi, e autorizza il giuramento di fedeltà salvo i diritti del legit­timo sovrano, che rimangono vivi ed intatti (!?) . H conclave per la morte di Pio Vili intensifica i rapporti del nunzio con le Tuileries. Egli fa presente a Luigi Filippo (lettera 19 dicembre 1830 a Polidori) la necessità che la propaganda rivoluzionaria, la quale in Parigi avea la sua sede, cessi dall'eccitare i sudditi nostri alla rivolta, onde il nuovo ponte­fice non sia messo appunto nella necessità d'invocare il soccorso di una potenza limitrofa . È il vecchio spauracchio dell'intervento dell'Austria, il quale, suggerito per hi sicurezza nostra e per la sua propria , condurrebbe ad una guerra inevitabile (lettera 22 gen­naio 1831 Lambruschini a Polidori). Ma le preoccupazioni internazionali sono sopraffatte ed esasperate al tempo stesso dallo scoppio dei moti. Il nunzio deplora come a una conces­sione fatale U congresso proposto da Parigi ed accettato da Vienna; raccomanda a Ber-netti, nnovo segretario di Stato, il 28 febbraio 1831, di non prendere impegni riformatori; stigmatizza la parte preponderante rivestita dal protestante Buuscn nei passi delle po­tenze presso il Vaticano. Espone il Lambruschini finalmente, con lettera 8 aprile 1831 a