Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
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1961
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Libri e periodici
non fanno che confermare la sensazione di un'irreraediabilc e perseverante sterilita, che nnlla ha più da dire alla politica del suo tempo.
L'opera si conclude con una lunghissima appendice, di valore assai disuguale. Tra i documenti pensiamo che possano segnalarsi quelli di p. 503 sul motivo politico dell'opposizione di Lamhruschini olla costruzione di strade ferrate nello Stato pontificio; la lettera 24 ottobre 1831 Lamhruschini a Baraidi, assai riservata ma non ancora del tutto ostile a proposito del Lamcnnais (p. 577); la lettera 19 febbraio 1836 del nunzio a Vienna al segretario di Stato sul permanere del giuseppismo malgrado l'onnipotenza del cattolicissimo Mettermeli (p. 598: e qui si vede che la diplomazia pontificia faceva male i suoi conti col principe !); la lettera appunto di Metternich (e contemporanea: marzo 1836) al re del Belgio sul concetto di ordre legai che accomuna la Chiesa allo Stato sans s'inquiéter du titre que l'autorité porte (p. 603); la singolarissima lettera 24 luglio 1844 di Capaccìm al segretario di Stato con la quale il nunzio a Lisbona rifiuta la porpora (che gli verrà solo nell'aprile successivo, alla vigilia della morte) perchè l'umiltà estrema della sua origine disonorerebbe il sacro collegio. Questo, con parecchi altri documenti, fa sorgere, ed anzi ribadisce il desiderio vivissimo di uno studio complessivo su Francesco Ca-paccini, questo prelato che per un trentennio fu operosamente al centro della diplomazia pontificia e che in essa mantenne vivo, non solo sul piano tecnico, l'insegnamento del suo prediletto Consalvi. RAFFAELE COLAPIETRA
CORRADO PECORELLA, I Governi provvisori parmensi 1831, 1848,1859 (Saggi e Memorie del Risorgimento parmense, 3); Parma, Battei, 1959, in-8, pp. 177. L. 1000.
Questo lavoro, che fa parte della collana di saggi e memorie del Risorgimento parmense, promossa dal Comitato di Parma dell'Istituto per la Storia del Risorgimento, merita di essere segnalato sia per la ricchezza di notizie seriamente documentate sui tre governi provvisori di Parma che nel 1831, nel 1848 e nel 1859 sono stati, o almeno hanno asserito di essere stati, espressione del volere popolare sia, e più, perchè è costruito su basi metodologiche del tutto nuove, considerando cioè i fatti accaduti essenzialmente sub specie iuris.
E anzitutto da rilevare che nella sua indagine l'A. distingue nettamente tre fenomeni che nel linguaggio comune son usati per lo più promiscuamente: la rivoluzione, la rivolta e il moto. Si ha, a suo avviso, la prima quando i promotori, sieno essi proletari o borghesi o aristocratici, si propongono di arrivare olla mutazione di uno Stato vecchio in uno Stato nuovo; la seconda, quando ci si propone non la radicale mutazione dello Stato, ma solo quella del governo; e la terza, quando non si ritiene indispensabile mutar governo, ma si vuol soltanto l'eliminazione di un provvedimento o di provvedimenti dannosi a determinati interessi.
A quale categoria si han da iscrivere i cosidetti moti parmensi del 1831, sui quali non vi è accordo tra gli storici, poiché, secondo i vari punti di vista, chi attribuisce loro un carattere politico e chi li valuta unicamente come una manifestazione di malcontento amministrativo, nel quol caso sarebbe bastato la rimozione del colonnello barone Wcrklein, segretario di gabinetto della duchessa sin dal 1820 e capo della pubblica amministrazione parmense, sul quale gravavano forti accuse ? Il vero è, come ne dà sicure prove PÀ., che il movimento a Parma dell'I 1 febbraio ebbe per causa determinante soltanto la paura. Maria Luigia abbandonò la capitale dopo una modesta chiassata di piazza, iniziata da gente ubriaca che tornava da un veglione e se ne fuggi senza però che le popolazione le mancasse di rispetto o manifestasse il desiderio della sua partenza. Il Werkici u scappò pure sotto mentite, spoglie per mettersi in salvo e i comandanti militari non si preoccuparono punto di ristabilire l'ordine pubblico. E pure per paura si formò il governo provvisorio (almeno, se non di tutti i membri, di buon parte di essi), poiché si riteneva assolutamente necessario di porsi alla testa del popolo per evitare ohe esso, che era fornito di ormi (mentre nulla in verità successe di notevole), si scatenasse