Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <326>
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326 Libri e periodici
espressione, per investì tura dall'ai tu, degli interessi delia popolazione, tramutò MS stesso da organo di atriniinistrazionc periferica di un regime assoluto in organo notitituzionalc centrale di un regime democratico .
Le ultime pagine dell'eccellente volumetto del Pecorella, di cui abbiati) colto alla lesta soltanto i punti più salienti, son dedicate ad un problema assai arduo, che già diede occasione ai giuristi di vivaci discussioni: sulla natura cioè, dei plebisciti e sul concetto d'ingrandimento dello Stato sardo nel processo unificativo nazionale. Ma su di esso non ci soffermiamo, pur riconoscendone l'alta importanza, non tanto per la tirannia dello spazio quanto, e particolarmente, perchè esorbita, per la sua impostazione, da una nostra adeguata competenza. MARINO CIRAVECNA
GIOVANNI BALDASSERONI, Memorie 1833-1859 a cura di RENATO Moni (Studi e documenti di storia del Risorgimento, 38); Firenze, Le Mounier; 1959, in 16, pp. XXX-259. L. 2000.
Sotto gli auspici della Società toscana per la storia del Risorgimento son uscite nel­l'occasione dell'anniversario della rivoluzione del 27 aprile del 1859 le Memorie inedite del Boldasseroni, l'ultimo presidente del Consiglio del Granducato, tratte dall'archivio di famiglia a cura di Renato Mori, che vi ha premessa una succosa introduzione, seguita da una precisa bibliografia essenziale. È una pubblicazione che non deve passare inosser­vata, e perchè contiene il racconto, sia pure in istile piuttosto pesante, ma, nel complesso, discretamente fedele, solvo qualche reticenza od omissione senza dubbio volute, degli avvenimenti cui partecipò l'autore dall'aprile del 1833 sino all'abboccamento a Plom-bicres del conte di Cavour (non si dimentichi che esso fu scritto, molto probabilmente. con l'intento principale di contrastare le accuse mossegli dallo Zobi e dal Gennarelli), e ancora, e soprattutto, perchè offre il mezzo per ricostruire con nuovi validi elementi la sua personalità, sulla quale manchiamo tuttora di un lavoro severo ed esauriente.
Il Baldasseroni, non si può negare, fu un onest'uomo, dotato di una salda coscienza religiosa, e un ottimo amministratore. In effetti, nominato il 13 aprile 1833 sovraintendente generale dell'Ufficio delle Revisioni e dei Sindacati (ufficio ohe corrispondevo su per giù alla nostra Corte dei Conti), in breve tempo egli seppe imprimere alla pubblica ammini­strazione, lasciata nel più completo abbandono dal Fossombxeni, seguace del detto: laisser faire, laisser passer , l'ordine, la disciplina e l'osservanza scrupolosa delle leggi nonostante la resistenza di interessi e di privilegi fortemente radicati. Nominato nel 1845 ministro delle Finanze reggendo pur sempre l'Amministrazione generale delle Dogane, die prova di lodevole perizia; tra l'altro, dapprima adoprandosi, con una saggia applica­zione alle aziende finanziarie lucchesi delle leggi e dei regolamenti dei Bistenti toscani, per un anticipato avviamento all'unificazione dei due Stati; e di poi, per la successiva attiva­zione delle vie ferrate Leopolda (che univa Firenze con Livorno) e Pisana-Lucchese, quest'ultima comunicante sin d'allora con Stati diversi. Ma nel '48, quando meomin-ciossi a gridare per tutto armi e armamento e si supposero congiure e si parlò di indipen­denza minacciata egU (e lo confessa apertamente) fu merameute passivo . Per una combinazione (per altro non del tutto casuale) fu scelto tra i ministri a portar l'atto origi­nale dello Statuto del 15 febbraio olla firma del Granduca; ed egli vi si assoggettò senzu opposizione, anzi pensatamente , perchè in presenza ad un vecchio servitore il Sovrano fosse men costretto a reprimere i moti dell'animo che naturalmente potevano destarsi in quel momento solenne , poiché sarebbe ridicolo credere ohe se ne facesse festa . Valga l'episodio a dimostrare quel fosso sin d'allora il suo pensiero politico: non di un moderato, come ci viene spesso tuttora dagli storici dipinto, ma piuttosto (anche se il programma da lui presentato quando assunse la presidenza del Consiglio sarà improntato ad alcuni pre­supposti ideologici, come la costituzione della lega italiana, che non seppe però effettuare), un dinastico e un conservatore, tutto chiuso nel suo sentimento regionalistico, non alieno tuttavia (diciamo pure il vero) da una benigna tolleranza e anche talvolta (come vuole U Mori), ma assai di rado, dal compromesso. Il fatto è che egli non andò mai, anche se il