Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <328>
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328 Libri o periodivi
devoli, che lo rendono prezioso, e non soltanto per lo storico di cose militari. Merito di ciò va dato senza dubbio in pruno luogo all'A., che, superando spesso l'impostazione tecnica del suo argomento, sa darci giudizi precisi ed avveduti di ordine generale. Valga per tutte l'acuta notazione contenuta nelle primissime righe del volume, là dove si parla dell'in­grandimento piemontese fine a se stesso sino a Vìllafranca non già come un elemento positivo, iniziale di più vasto ed ambizioso processo, bensì obiettivamente come una minaccia al movimento di unificazione nazionale che da quell'espansionismo egemonico poteva venir soffocato o almeno distorto, secondo le ben note e meritorie preoccupazioni del Ricasoli.
Non va peraltro trascurata, in una valutazione complessiva dell'opera, hi singolare felicità del tema prescelto. Tra il loglio 1859 ed il marzo 1860, invero, le Provincie toscane ed emiliane vivono in una situazione di allarme del tutto eccezionale, in una posizione giuridica che poteva anche apparire chiara e coerente, ma che non poteva contare su soli­darietà effettive ed espliciti riconoscimenti, al di fuori del Piemonte. Un intervento ar­mato per la restaurazione dei principi spodestati era stato escluso, è vero, con una certa evidenza da Napoleone HI, ma permaneva, almeno allo stato di velleità e di preoccupa­zione, e fino alla caduta di Walewski, nei circoli militari e cattolici vicini all'imperatore. Ed un tale intendimento, come ci hanno confermato recentemente le ricerche del Deutsch, persisteva tenacemente a Vienna, nelle postille personali di Francesco Giuseppe e nelle dissertazioni teoriche di diritto internazionale del Rechbcrg, che cercava in tal modo di agganciare su base concretamente conservatrice gli autorevoli ambienti francesi favo­revoli all'intesa con Vienna. E queste schermaglie e questi approcci ai sviluppavano essen­do tuttora presenti in Lombardia grossi contingenti francesi, e con le guarnigioni del Qua­drilatero in pieno e vigilante assetto di guerra.
L'elemento della forza e dell'organizzazione militare ha dunque in questi mesi un'im­portanza prevalente, stranamente fin qui trascurata, al di là delle ben note vicende poli­tiche che hanno a protagonisti il Ricasoli, il Farini, il Cipriani, all'ombra dinamica o compiacente del governo di Torino. E ciò è tanto più notevole in quanto gli aspetti mili­tari del problema si configurano anch'essi sotto una luce del tutto peculiare, svolgendo il Fanti un'applicazione regionalistica, schiettamente rivoluzionaria, dell'ordinamento mi­litare piemontese, pur senza che a quest'innovamento per linee interne corrisponda un'at­tività sovvertitrice all'esterno; elaborando viceversa Garibaldi la particolare natura autonoma dei cacciatori delle Alpi, albi ricerca, assai ardua, di un equilibrio tra la strut­tura schiettamente aggressiva ed extralegale dello strumento militare, identificato tout court con un corpo d'assalto, ed il lealismo dinastico ed una certa coperta autorizzazione governativa come termini politici generalissimi, e garanzie, dell'azione militare.
D primo capitolo dell'opera è dedicato ad un excursus alquanto extravagante, che spazia da Orsini a Manin, ed illustra il fallimento della tematica dinamitarda e rivoluzio­naria prima del 1859. Si entra quindi in medias res con la riorganizzazione militare toscana all'indomani del 27 aprile. Non sarebbe stato male, a questo punto, che l'A. avesse sotto­lineato l'origine napoletana dei due comandanti militari, l'Ulloa ed il Mezzacapo, nei quali ai assommano le maggiori responsabilità in queste prime settimane rivoluzionarie. I lavori sulla tradizione militare napoletana sono scarsissimi, essendosi accentrata l'attenzione degli studiosi, dal Battaglili! fino ai recentissimi oratori dell'autunno scorso, sulla crisi finale del regno delle Due Sicilie. Meritoria, ma ormai del tutto insufficiente, appare a tal riguardo l'opera apologetica del Ferrarelli, che il Russo ricordava affettuosamente, di recente, su Bclfagor. Viceversa, dai nominati al Pianeti, al Nunziante ed al Coscnz, il con­tributo dottrinario ed organizzativo albi scuola militare italiana da parte dei Napoletani, che accolgono le ultime, ancorché pallidissime, fiammelle della tradizione murattiana, appare di tale entità da far desiderare un lavoro moderno che imposti tecnicamente e cri­ticamente la non lieve questione.
A fine giugno cominciano a grandeggiare i dominatori delle giunte provvisorie di governo, primissimo il Farini, mentre hanno luogo le sollevazioni umbre e marchigiane sui cui aspetti politici (a parte la repressione militare, che conosciamo fin troppo bene,