Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno
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1961
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pagina
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329
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Libri e periodici 329
almeno pei Perugia) siamo ancora una volta insufficientemente informati. Interessante è la notizia di p. 53 suU'orgaizzazionc militare tentata a Bologna, negli aitimi mesi del 1859* ma, a quanto pare, senza risultati apprezzabili, fra gli strati pia umili della popolazione. Sfortunatamente l'A. usa anch'egli un linguaggio generico (e teppa e facchini ) e non ci è perciò dato di saperne di più sulle caratteristiche politiche di questa specie di leva in massa. Ugualmente troppo sbrigativo è l'accenno, alla pagina seguente, all'importantissima attività legislativa svolta in Emilia in questi mesi, e che spazia, con intelligente larghezza, dal campo doganale a quello giudiziario, dall'emissione di un prestito alla riforma delle opere pie. L'A. ha evidentemente fretta di giungere al cuore del suo argomento.
Qui si nota subito un dualismo altamente significativo tra la scelta di Garibaldi quale comandante delle forze toscane, operata dal Bicasoli, e la richiesta del Fanti a Torino, avanzata a Lamannora e Rattazzi da Farini. Non è certo questa la sede per soffermarsi sul carattere schiettamente rivoluzionario che il Bicasoli assegnava al processo di unità (non- di unificazione!) dell'Italia. Quest'accostamento tra l'aristocratico medievateggiante ed il generale democratico (in virtù del quale Garibaldi entra di straforo, ma non più eliminabile, nell'inquadramento della lega) è comunque degnissimo di attenzione. E ciò tanto più in riferimento alla famosa lettera Fanti del 19 ottobre, la cui insistenza sulla prudenza, il vaglio delle circostanze e la difesa dell'ordine pubblico manifestava chiaramente nel generale carpigiano, e quindi in Farini e a Torino, un concetto di assestamento conservatore, che poteva riuscire pericoloso in quelle settimane d'intensa attività mazziniana e di radicalizzazione delle tendenze politiche intorno a Garibaldi. Assai difficile è quindi conciliare le disposizioni del 19 con quelle dèi 26 ottobre, che assegnavano appunto a Garibaldi, e con forze ragguardevoli, hi difesa della frontiera di Cattolica, che egU viceversa non celava l'intenzione di superare autonomamente, e non già in reazione ad un eventuale attacco pontificio. Si tratta di un'incongruenza grave e profonda, che non può spiegarsi altrimenti (si vedano anche le lettere 29 ottobre di Vittorio Emanuele a Fanti e senza data di Medici a Mazzini) se non col desiderio, prevalente a Torino, di togliersi dall'impaccio più scottante, riservando a Fanti soltanto la prosecuzione ed il coordinamento strategici di un'iniziativa che, sul piano tattico, si lasciava completamente a Garibaldi la responsabilità d'iniziare. E Garibaldi tarda fino all'I 1 novembre (questo paio di settimane esigerebbe un attentissimo lavoro documentario) per annunziare il suo imminente movimento offensivo verso le Marche in rivolta (ed anche qui si amerebbe saperne di più). Fanti, scavalcando il comandante hi seconda (appunto Garibaldi), ordina direttamente alle truppe, secondo il vecchio suggerimento di Cipriani, di muovere ai quartieri d'inverno anziché alla frontiera: donde le irose dimissioni di Garibaldi e hi soluzione dell'equivoco. Soluzione che appare senz'altro tempestiva e felice da parte del Fanti considerando l'evidente temerità, per quanto almeno ci risulta, delle prospettive di Garibaldi. Per un giudizio complessivo, tuttavia, è necessario tener presenti altri elementi, e soprattutto numerosi precedenti tutt'altro che chiari, che qui lo spazio ci vieta di approfondire.
L'ultima parte del lavoro è dedicata ad una minuta esposizione dell'opera organizzativa del Fanti e dei lavori per il campo trincerato di Bologna. Sono argomenti strettamente tecnici, che l'A. tratta con chiarezza e competenza, e che lo scrivente, profano della materia, si limita a registrare con lode, come un contributo senza dubbio apprezzabile alla storia dell'esercito unificato italiano e delle dottrine fortificatorie di fine Ottocento.
RAFFAELE COLAPIETRA
ATTILIO CBAGLTETTO, La concezione politica di Marco Minghetti, Studio preceduto da una biografia; Gorizia, Tip. Sociale, 1960, in 16, pp. 84. S. p.
Non è questo il luogo per tracciare un anche breve profilo biografico dell'A., professore di lingua e letteratura francese e poi preside di Liceo, vecchio combattente dell'irredentismo istriano, consigliere comunale e più recentemente presidente del C.L.N. di Pola fino ai tragici giorni dell'esodo in massa dei cittadini; ma proprio un profilo dell'attività