Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
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1961
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330
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330 Libri e periodici
politica del Craglìetto, democratico sincero e regionalista convinto, spiegherebbe meglio di ogni altra considerazione la genesi di questa monografia sul Minghetti. Essa infatti trae l'origine da una simpatia consapevole per l'opera dello statista bolognese, di cui l'A. apprezza e considera sempre valide le soluzioni date ai problemi dello Stato, delle sue finalità, dei suoi rapporti con la religione e con l'economia.
In questa chiara operetta, dopo i cenni biografici (di coi non ci sentiamo di condivi dere ogni affermazione, per es. che sia stata del Minghetti l'idea della partecipazione pie montese alla guerra di Crimea, o che il progretto regionalistico del '61 sia stato avversato dai deputati piemontesi per il timore che la loro piccola Patria venisse a perdere fra le regioni annesse quella preminenza che le guerre, sostenute per il riscatto nazionale, dovevano necessariamente conferirle , o che l'Asse Roma-Berlino del 1939 abbia riprodotto lo schieramento della Triplice), la concezione politica del Minghetti è enunciata attorno a quattro concetti principali, dello Stato come e formazione spontanea che ha in sé lo scopo di vivere, di svilupparsi, di conservarsi; della proprietà individuale libera e garantita dalla legge, sprone alla produzione; del regionalismo, che decentrando l'amministrazione non affievolisce ma afforza l'unità nazionale fondandola sulle varietà, sulle abitudini, tradizioni e desideri locali; della politica internazionale, mazzinianamente intesa come attuazione d'un disegno provvidenziale, di diffondere la civiltà per mezzo dei commerci d'ogni specie.
B. messo bene in evidenza il legame che unisce il Minghetti al Mazzini nella critica del comunismo e del protezionismo di Stato, come nella visione dei rapporti internazionali ( le nazioni sono nelVunmniià quello che il cittadino nel comune ); il legame col Ferrari e il Cattaneo nell'idea regionalistica che si oppone all'accentramento di marca giacobina; l'anticolonialismo mutuato dal Mancini insieme con l'avversione per le teorie della scuola mercantilistica. Nello statista bolognese tali opinioni politiche appaiono peraltro saldamente ancorate alla sua natura profondamente religiosa (d'una religiosità che guarda alla Chiesa cristiana delle origini e a propositi di riforma d'impronta rosminìana) e a un vivo senso della Provvidenza che attua i suoi piani nella storia.
Il generoso ottimismo del Minghetti rivive nello studio del Craglietto, che si raccomanda perla lineare sobrietà e precisione di dettato. Affrontati i principali problemi, l'A. non si sofferma su quelli minori né sulla bibliografia critica più recente fiorita intorno al Minghetti: egli ha pensato all'essenziale con questa sintesi coerente, non priva di contributi attinti alla sua personale esperienza. Perciò il libro sarà letto con interesse e profitto dall'intelligente lettore, il quale correggerà da solo i pochi spiacevoli errori materiali (purtroppo ripetuti Ferrara per Ferrari e Cilbrizzi per Cilibrizzi), SERGIO CELLA.
A. CARACCIOLO, Il Parlamento nella formazione del Regno d'Italia (L'organizzazione dello Stato, 1); Milano, Giuffrè, 1960, 8, pp. VH1-268. L. 2500.
L'opposizione non fa il suo dovere. Non avete evidentemente né disegno né guida. Brofferio col suo eterno presentare mozioni e poi ritirarle, rappresenta una triste parte: converte in gioco d'eloquenza ciò che dovrebbe essere ministero di coscienza (...). Bisognava parlare alto, dir tutta la verità al governo e alla maggioranza, e non pensare al risultato immediato (...). Non avete fatto cosa alcuna che abbia dato al paese la misura dei vostri desideri e del vostro coraggio ; così scriveva Mazzini da Londra il 14 aprile 1861 al deputato democratico Miceli. Non erano trascorsi due mesi dalla convocazione del primo parlamento italiano e già Mazzini, criticando l'azione parlamentare democratica, indicava una direttiva polìtica che incorporasse nella parola d'ordine dell'assemblea costituente quella dell'utilizzazione del parlamento, così come era, da parte delle forze democratiche. Il compito che il parlamento in quel momento era chiamato a svolgere appariva infatti a Mazzini molto importante per la possibilità che l'opposizione avrebbe avuto di indirizzare l'attenzione del Paese sui problemi che i latti rivoluzionari dell'anno prima avevano generato. È chiaro che questa nuova direttiva mazziniana non doveva svuotare