Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
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1961
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331
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Libri e periodici 331
la richiesta di una costituente; nessuna preoccupazione iati tuzionalistica poteva certo tradire quello che era l'obbiettivo fondamentale, ma il consolidamento della corrente democratica all'interno del parlamento rispondeva* nel pensiero di Mazzini, all'esigenza di evitare l'isolamento dei democratici e di tramutare la forza d'inerzia rivoluzionaria da cui in un primo tempo Mazzini aveva sperato che scaturisse anche un successo elettorale nelle elezioni del *60 (articolo I dovari degli dettoti* in // popolo d'Italia, 29 dicembre 1860) che i democratici, quei democratici, portavano in parlamento, in un programma politico non insidiato dalla ricerca di risultati immediati , parlamentari, ma di ampie prospettive. Ci sembra che questo intendesse dire Mazzini anche se egli non si nascondeva che la maggioranza moderata avrebbe reagito a queste iniziative e i deputati democratici avrebbero anche rischiato di essere chiamati all'ordine, disfatti, cacciati, se occorre, dalla camera come Manuel dalla tribuna di Francia. Ma aggiungeva il popolo al di fuori avrebbe saputo dove trovare i suoi uomini nell'avvenire .
Il parlamento doveva divenire ora, per Mazzini, il punto di partenza della nuova offensiva democratica: si trattava in sostanza di servirsi della stessa arma adoperata da Cavour quando, dopo Yillafranca, negli ultimi mesi del 1859, questi aveva puntato, attaccando con la sua corrente il ministero Rattezza, sulla richiesta di un parlamento allargato che legittimasse i risultati delle annessioni attraverso un legame più solido con le popola? zioni delle nuove provincie. Pur nella diversità delle circostanze, sìa per Cavour, ritornato al potere nel '60, che per la propaganda democratica del 1861 l'evoluzione politica della nazione trovava un ostacolo superabile per lo statista piemontese, insuperabile per i democratici nello Statuto albcrtino. Ma la storia del biennio 1860-61 dimostra a sufficienza che chi comprese meglio e prima degli altri quanto potesse essere maneggevole non solo il parlamento ma lo Statuto medesimo (la cessione di Nizza e Savoia ne è un esempio) fu proprio il Cavour per il quale la forza del governo e la sua capacità di svolgere una politica liberale e nazionale risiedevano anche nella debolezza e disponibilità dell'istituto parlamentare.
Per tali ragioni il parlamento, quale il moderatismo lo concepiva, si dimostrò scrive il Caracciolo effettivamente adatto a far fronte alle iniziative dei democratici, ad assorbirle, a contenere e dividere le opposizioni di sinistra. Se Cavour, quando riteneva necessaria l'azione diplomatica o militare più sbrigativa, non esitava a tener chiusa la camera, era pronto però a rivendicarne la presenza ogni qual volta importasse allargare il consenso nel paese o fissare in faccia all'Europa qualche punto fermo della sua politica . Ed era proprio nella consapevolezza, che Cavour sapeva ispirare, che il parlamento dovesse esprimere la nazione più che le forze politiche nazionali, che risiedeva l'autorità del parlamento italiano, quell'autorità che tanto servi ai moderati quando, durante l'impresa garibaicuna e dinnanzi al rafforzamento dei democratici, essi chiamarono l'assemblea quale arbitra del conflitto opponendola sia alle tendenze dittatoriali, monarchicopopolari di Garibaldi, che alle prospettive democratiche della costituente. L'11 ottobre 1860, infatti, Cavour ponendo alla Camera la questione di fiducia sulla condotta del ministero riconduceva il dissenso con Garibaldi nell'ambito della Costituzione e del rispetto delle istituzioni liberali. Se egli affermava e il dittatore di Napoli, è pure il cittadino che, come noi, ha ginrato lo Statuto. E non essendo più lecito a noi di dar le nostre dimissioni non ci rimaneva altra via da seguire che di radunare il parlamento. E questo, o signori, noi l'abbiamo fatto nell'intimo convincimento che tale riunione, ben lungi dall'avere per effetto di accrescere il disaccordo e di renderlo irreparabile, era l'unico mezzo di farlo cessare. Infatti, o signori, venendo a voi francamente a farvi conoscere l'esistenza di quel disparere, provocando un voto della Camera, non sulla condotta del generale Garibaldi, ma sulla nostra politica, noi otterremo che, se il vostro voto ci è contrario e la crisi ministeriale avviene bensì, ma in conformità ai grandi principi costituzionali, in questa ipotesi il cambiamento del ministero non porta offesa ai principi che venni testò accennando, anzi li conferma. Se poi il vostro suffragio ci sarà favorevole, noi nutriamo fiducia che questo abbia ad esercitare una grande influenza sull'animo generoso del generale Garibaldi. Noi nutriamo fiducia che egli presterà maggior fede alla voce dei rappresentanti della nazione,