Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <332>
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Libri e periodici
che non a quella del tristi che cercano di separare uomini che hanno pure alacremente lavorato molti anni per il trionfo della causa nazionale .
Ma questa tranquilla e, d'altronde, ben riposta fiducia nelle decisioni ultime del par­lamento non impediva a Cavour di pensare ad altri provvedimenti nei confronti dei garibaldini al di fuori di ogni autorizzazione parlamentare e costituzionale, fino ai limiti della guerra civile; scriveva infatti a Nigra il 22 settembre: Déclarez-le bien nettement à l'Empcrcur: si Garibaldi persévère dans la vaie funeste où il est engagé, dans quinze jours nous irous rétablir l'ordrc à Naplcs et à Palermc, fallùtil pour cela jeter tous les garibaldiens à la mer... Les soldats de Fanti et de Cialdini ne demandent pas mieux que de debarasser le pays des chemises rouges ; e con questo tono si rivolgeva in quegli stessi drammatici giorni a Villamarina e a Farmi. Ma prima di arrivare alle estreme deci­sioni Cavour sapeva che la vittoria più facile e, in un certo senso, più utile per la causa dell'unità nazionale era quella ottenuta attraverso il parlamento, poiché questa vittoria creava già una forte tradizione unitaria per la futura assemblea rappresentativa dell'intera penisola. Anche in questo risiedeva la forza della battaglia condotta da Cavour contro il movimento garibaldino; si può dire anzi che egli in tal modo lo colpisse dall'interno e Mazzini era il primo ad accorgersene se, proprio all'atto della convocazione del parla­mento voluta da Cavour, invitava Garibaldi ad intervenire alla Camera e al momento delle elezioni lanciava appelli alla partecipazione elettorale e giudicava insostituibile la funzione del democratici nella nuova assemblea. Appare cosi più chiara e coerente la cri* tica di Mazzini alle insufficienze dell'opposizione espressa nella ricordata lettera al Miceli.
Il Caracciolo nel denso saggio che Introduce In questo volume alla raccolta dei testi, sottolinea giustamente hi forza che l'istituto parlamentare aveva tuttora, in ogni settore del movimento nazionale, come punto di riferimento dell'Italia unita e a conferma di ciò riporta dichiarazioni di vari esponenti del movimento democratico, da Garibaldi a Crispi, a Montanelli e perfino a Cattaneo, peri quali all'inizio del '61 prendeva sempre più consistenza l'idea che citiamo il Crispi per lutti la salute del paese oggi dipendesse dal parlamento . A questo punto quindi il moderatismo cavonriano non avrebbe potuto avere una vittoria più completa: la sua fiducia nella funzione positiva e progressiva del­l'istituto parlamentare (a chi gli aveva prospettato hi possibilità di far fronte allo stato di emergenza, creatosi per il dissidio con Garibaldi negli ultimi mesi del '60, affidando al governo pieni poteri dittatoriali, Cavour replicava: je crols qu'on peut faire avec un parlement bien de choses qui seraint impossibles au pouvoir absolu ), la sua convinzione della intrinseca debolezza sul plano parlamentare e politico dei democratici (scriveva 11 29 dicembre 1860: Les mazziniens sont moina à craindre à la chambre que dans Ics clubs. L'expérience de la Lombardie me rassure. L'année dernière elle ctait de mauvaise humeur à l'epoque des élections. Ses choix furent détéstables. Cattaneo, Ferrari, Bertanl furent élus à d'énormes majorités. Ces messieurs vinrent à la chambre avec une attitude mena-cante, Finjure à la bouche, presque le poing leve. En bien I qu'ont-ils fait ? Battus à piate couture dans deux ou troia circonstances, ila ont fini par devenir tcllement inoffen-sii's, qu'au dernler grand débat ila ont vote avec lamajorité. Ne craignez rien: Il en arriverà de méme aux hommes dn Midi ), testimoniavano la validità del programma politico cavonriano per il quale la soluzione unitaria e monarchica del problema italiano era anche e necessariamente soluzione parlamentare .
Sotto questo profilo le accese discussioni nel primo parlamento italiano che accom­pagnarono hi nascita ufficiale del regno d'Italia (il titolo del re, l'interpretazione dei ple­bisciti, ecc.) appartengono alla cronaca: il parlamento si era ormai costituito nell'unico modo possibile; hi sua vera e originale funzione doveva essere ora quella di collocarsi di fronte ai poderosi problemi dell'Italia unita in una posizione di stimolo e non solo di controllo dell'operato del governo. Ma la classo dirigente moderata, nel suo complesso, vedeva nell'esistenza stessa delle istitntiztonl statali la condanna e la sconfitta delle correnti democratiche; lo Stato italiano nasceva su questa dissociazione e dall'esercizio egemonico del potere da parte del moderati. Né valso l'apparire del dramma del Mezzo­giorno ad incidere sulla giovane ossatura dello Stato nel senso di ammorbidirne i caratteri