Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno
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1961
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pagina
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333
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Libri e periodici
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somatici accentratori e autoritari. Il parlamento italiano, che non era stato generato dalla storia e dagli avvenimenti del 1859-60 ma che era sorto insieme con essi, cominciava ora a dovere fare i conti con fatti e problemi che esso stesso* con la sua autorità e per opera soprattutto di Cavour, aveva suscitato e posto all'attenzione del Paese, quando, con le prime annessioni del '59, era divenuto una vivente espressione della nazione e della nazionalità italiane, un centro di libertà. Sarebbe stato all'altezza dei nuovi compiti ? La risposta a tale quesito esula dai limiti di questo interessante volume: è certo però che, per concludere col Caracciolo, malgrado le disfunzioni e le degenerazioni cui doveva andare incontro in un paese come il nostro, accentrato d'un colpo malgrado la sua eterogeneità e burocratizzato senza il contrappeso di un controllo popolare, il parlamento restò in Italia presidio di libertà , almeno fino a quando le scelte politiche che erano state fatte nel biennio conclusivo del nostro Risorgimento non fecero riaffiorare in termini, nuovi esigenze di libertà e di democrazia. Lucio VnxAM
6. TALAMO, La Scuola dalla legge Casati alla inchiesta del 1864. (L'organizzazione dello Stato. Collana di studi e testi nel centenario dell'Unità, 7); Milano, Giuffrè, I960, in 8, pp. 420. L. 2800. f
Scorrendo questo volume si rimane sorpresi, se è ancora possibile sorprendersi, nel constatare la drammatica coincidenza di problemi e di esigenze della scuola italiana dei pruni anni dell'unificazione con quelli della scuola di oggi; è un libro questo che dimostra molto più. di quelli già pubblicati nella collana, e lo dimostrerà certamente anche rispetto ai volumi predisposti nel piano generale dell'opera, come l'organizzazione dello Stato italiano in materia scolastica sia stata cosi precaria da costituire in realtà, insieme con la questione meridionale, il banco di prova delle capacità dell'attuale società italiana di allinearsi con le più moderne nazioni europee ed extraeuropee nelle quali, in particolare, Io sviluppo dell'organizzazione scolastica è stato alla base delle più recenti meravigliose conquiste scientifiche.
Dinanzi al dramma della scuola italiana di oggi si è assaliti dal dubbio se sia onesto o comunque storicamente esatto attribuire come si fa lecitamente per altri problemi sociali e politici ancora aperti alle insufficienze della classe dirigente postunitaria le colpe originarie dell'attuale ampiamente riconosciuta e documentata crisi della scuola italiana in quasi tutti i suoi gradi. Ed è un dubbio legittimo sia perchè ancor oggi si affrontano e dibattono principi ideali e questioni strutturali negli stessi termini con cui si discussero cento anni fa ed anche più indietro (celebrando due anni or sono la legge Casati del 1859 Luigi Volpiceli! ne esaltava l'estrema attualità; il che è certo un doveroso riconoscimento alla importante e funzionale legge, ma è insieme un grave demerito per la nostra scuola che sente così vicini problemi organizzativi e istanze pedagogiche della scuola del regno sardo!), sia perchè il ripensamento critico delle diverse fasi dell'organizzazione- dello Stato unitario pensiamo debba essere più che mai obbiettivo, nonché generoso, quando si indirizza al modo con cui si gettarono le basi di una scuola moderna in Italia, Nei primi anni dell'Unità, infatti, la nostra scuola seppe legarsi anche e, forse, soprattutto per merito di personalità, che per un certo tempo ne guidarono le sorti, quali Francesco De Sanctis, Pasquale Stanislao Mancini, Carlo Matteucci, Michele Amari, Cesare Correnti, Michele Coppino, Domenico Berti all'impegno civile, laico, all'energia morale del liberalismo e ai più generali problemi di rinnovamento e rigenerazione della nazione unita.
E furono proprio questi necessari legami che, se proiettarono sulla scuola in formazione le contraddizioni della classe dirigente moderata, alitarono anche in essa le spinte ideali progressive e la fòrza morale e politica del Risorgimento. E noi, proprio oggi, non possiamo dimenticare quei valori e con questo spirito dobbiamo accostarci ad un esame rigorosamente critico delle travagliate origini della scuola italiana.