Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno
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1961
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pagina
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336
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Libri e periodici
voro. Ma egli osserva anche che nel coro delle voci* le quali si sono occupate iu modo pia o meno accorato della storia diplomatica, che ha preceduto il primo conflitto mondiale, una manca completamente: dopo i lavori del Pribram sulla politica estera austro-ungarica anteriore alla guerra del 1914-18, lavori rimasti nella fase di semplici tentativi, nessuno in Austria si è occupato di questo problema in forma sintetica, e fino ad oggi manca ancora una trattazione complessiva e soddisfacente della storia della Triplice Alleanza (p. 5). Sottolineato quindi il carattere fortemente nazionalista e la mancanza di obiettività dei saggi e delle opere finora uscite su questo argomento, il Fellncr avverte il lettore, con particolare soddisfazione specie se questi è un Italiano, del prevalere ancora di certi luoghi comuni anche in simili opere, quando siano il risultato di studi e ricerche compiute da autori di altre nazionalità. La pretesa fedeltà nibelungica agli articoli del trattato da parte dei governi di Berlino e di Vienna viene continuamente contrapposta al tradimento italiano , che avrebbe più volte minacciato la rottura delle relazioni fra i tre contraenti dell'Alleanza anteriormente allo scoppio del conflitto mondiale. E a forza di ripeterli nella saggistica, nelle opere di pretesa scientifica a largo respiro e specialmente nella pubblicistica di parte, questi luoghi comuni hanno finito persino per creare un complesso di colpa nell'uomo comune al di qua delle Alpi, il quale senza conoscere gli scritti di penna nostrana, si limita ad ascoltare le accuse di chi si è trovato dall'altra parte delle barricate e finisce per ritenerli obiettivi e sinceri.
Ma il Nostro ci avverte subito della falsità di questi luoghi comuni e chiarisce cosi il duplice scopo del suo lavoro: da una parte mettere in evidenza, nel concerto delle potenze alleate, la posizione austro-ungarica e, di fronte agli interessi politici tedeschi e italiani, presentare con ugual rilievo ed importanza quelli austriaci; rappresentare dall'altra con animo Ubero da ogni risentimento e in tutto il loro significato storico, i rapporti dell'Austria-Ungheria nei confronti dell'Italia, rapporti che costituiscono sempre la debolezza decisiva del sistema dell'alleanza (p. 7).
Non c'è neppure bisogno di dirlo che a lettura finita del breve saggio, possiamo dare atto compiaciuti all'Autore di aver conseguito il duplice scopo che si era proposto. A prima vista potrebbe addirittura sembrare che in quasi tutte le pagine sia proprio l'Italia ad attirare maggiormente la sua attenzione. Il Fellncr giunge alle sue conclusioni sempre guardando alla politica italiana, alla parte che l'Italia ebbe nel quadro dell'alleanza, che le fu imposta dagli altri due governi o che essa si assunse di propria iniziativa. Pare quasi che l'Autore, come non ha mancato di osservare qualche recensore austriaco poco obiettivo, sia inalato di italofilia. Ma egli aveva giustificato questo atteggiamento fin dalle prime pagine del libro, allorché avvertiva: L'Italia fu l'elemento attivo, dinamico, motore, nel* l'alleanza. La sua fondazione, il 20 maggio 1882, derivò dalla sua iniziativa, come dall'iniziativa italiana ebbero origine le successive modificazioni del trattato e, alla fine, il suo scioglimento. L'Italia si è aggregata alle potenze centrali per il conseguimento dei propri interessi, si staccò per proprio impulso allorché, a suo giudizio, questi interessi non erano più sufficientemente salvaguardati (p. 7).
Il libro si divide in sci capitoli con l'aggiunta, in due appendici, del testo dei trattati del 1882 e del 1891. Nel primo, fatta la storia della situazione italiana di fronte a quella delle potenze centrali alla fine del secondo decennio dell'unità nazionale, il Fellner presenta un obiettivo e sintetico panorama dei motivi che indussero le tre potenze alla conclusione del trattato del 20 maggio 1882.1 rapporti dell'Italia con il Vaticano impedirono a Francesco Giuseppe di ricambiare a Roma la visita ufficiale, che i reali italiani avevano fatto a Vienna nell'ottobre del 1881. Fu questo quasi un segno premonitore che l'alleanza non si iniziava senza qualche ombra, mentre da parte tedesca, il Bismarck non mancava di osservare fin dal primo momento che l'Italia non doveva essere considerata un fattore d'importanza nell'alleanza appena conclusa. Era un giudizio analogo a quello, che troppo leggermente pronunciavano gli uomini politici di Vienna, allorché parlavano dell'Italia come del paese hi coi regna la plebe . Si notò subito insomma che nell'alleanza i due soci più forti consideravano il terzo, quello del sud, quasi la loro Cenerentola. Non siamo di fronte ad alcuna nuova scoperta, d'accordo; ma questa volta è un Viennese che ce lo