Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno
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1961
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pagina
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337
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Libri e periodici 337
dice, un Austriaco e in un momento politico, in coi i rapporti fra l'Austria e l'Italia sembrano rendere difficile la serenità e l'imparzialità dei giudizi anche ad individui investiti di alte responsabilità, oltre che all'uomo comune.
L'Austria comincio subito a comportarsi poco lealmente col suo alleato italiano e fin dall'ottobre 1883, concludendo un trattato difensivo con la Romania, mentre ne dava immediatamente notìzia alla Germania, la quale per conto proprio aderiva persino al trattato; di questo atto diplomatico Roma non fu neppure informata, contrariamente agU impegni contenuti nelle clausole della Triplice Alleanza. E cosi di seguito negli anni fra il 1880 e il 1890, mentre il governo di Roma, benché uomini politici italiani di alto rango siano usciti talvolta dai binari imposti dai vincoli contratti con le potenze centrali, si è comportato sempre con assolata lealtà (p. 22). Il Fellner non manca di sottolineare la difficile situazione interna, nella quale i governi italiani si vennero a trovare nei confronti dell'irredentismo sorgente e dei partiti, che non mancavano di considerare poco naturale l'alleanza con l'Austria-Ungheria e la Germania. Doppiamente lodevole quindi il comportamento di quel membro del patto, il quale per attenersi fedelmente agli impegni contratti, si muoveva su di un terreno gravemente pericoloso persino in casa propria.
Segue, nel secondo capitolo, una acuta disamina dell'opera del conte di Robilant, giudicato un diplomatico di grande intelligenza e rettitudine, e un'obiettiva presentazione della figura e dell'opera politica svolta da Francesco Crispi, allorché gli interessi italiani suU' altra sponda cominciavano a scontrarsi con quelli austriaci rendendo necessario, nella rinnovazione del trattato del 20 febbraio 1887, un mutamento radicale in rapporto alla sua struttura del 1882. Questa volta da un semplice atto originale, che legava tutti e tre i contraenti, si ebbe un complesso di quattro documenti, in cui assumevano figura net* temente distinta da una parte gli impegni italoprussiani di fronte alla Francia temuta da ambedue le parti, e dall'altra quelli austroungarico-i tali ani riguardo alle aspirazioni di ambedue i governi sulla-penisola balcanica. l'Autore non chiude il capitolo per passare ad occuparsi del terzo periodo dell'alleanza senza porre l'accento su tutte le infrazioni che da parte di Vienna o di Berlino furono fatte o tentate contro gli impegni appena sottoscritti.
Il terzo capitolo contiene l'esame della natura del trattato fra i tre contraenti. L'Italia tendeva a considerarlo, specialmente nelle intenzioni del Crispi, che dopo il 1887 aveva assunto la presidenza del consiglio dei Ministri, quasi una Erwerbsgenossenschaft (una specie di cooperativa per nuovi acquisti territoriali). Dopo l'apertura del canale di Suez e l'acquisto di Assab, il governo di Roma aveva occupato Massaua e posto gli occhi su tutta l'Abissinia, mentre l'altra sponda dell'Adriatico e specialmente l'Albania sembravano attirare più del solito la sua attenzione. Anche il trattato del resto prevedeva compensi territoriali in Italia (Trento, Trieste, ecc.), nel caso in cui l'Austria si estendesse nella penisola balcanica. Più tardi venne la questione libica eia guerra italo-turca. Il Bismarck invece pensò subito e considerò l'alleanza come una Versicherungsgescllschaf t (società assicuratrice, alleanza destinata alla conservazione delle posizioni raggiunte). Di qui il dualismo, che si delineo sempre più chiaramente nelle aspirazioni e nelle mete dei tre contraenti detta Triplice- Il Fellner segue attentamente la politica dei nostri uomini di Stato, dal Crispi al Proietti, dal Rudi ni al Giolitti nei confronti degli impegni assunti con le due potenze centrali e avverte, quando si presenta l'opportunità, che la Germania e l'Austria-Ungheria si sforzavano di impedire che l'alleanza potesse essere sfruttata da parte italiana per l'attuazione dei propri piani di conquista in Africa, eliminando così, in sostanza il proprio alleato dall'alleanza (p. 41). Le difficoltà interne contro le quali i governanti italiani dovettero lottare: la stampa dei partiti di opposizione, le interrogazioni e lo interpellanze in parlamento, le voci sempre più alte ed aperte dell'irredentismo, le minacce degli avversari alla politica del governo, trovano ancora una volta largo rilievo nel saggio del nostro Autore, il quale si affretta a chiarire le ragioni dei nuovi orientamenti della politica italiana seguiti al disastro di Adua, alla caduta di Crispi e al ritorno al potere del vecchio allievo di Cavour, il Visconti-Venosta nel 1897.
Allorché si vide che l'interpretazione italiana dcll' alleanza positiva ed attiva non era stata accattata dagli altri due soci, Roma cominciò a considerare questa alleanza