Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
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1961
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Libri e periodici
non più come l'unica base esclusiva della ma politica estera da cui avrebbero dovuto essere condizionate completamente le relazioni con gli altri due paesi. Lo stesso segretario di Stato Bùlow, del resto, aveva addirittura incoraggiato questo orientamento della politica italiana, che a lui non sembrava contrastare con le clausole della Triplice. Inoltro, mentre la storiografia posteriore, specialmente quella austriaca, ha spesso rimproverato al governo di Roma un tale atteggiamento emancipatore in un certo senso, fu proprio il ministro conservatore di Francesco Giuseppe, GoluchowsM, a provocare, nel maggio del 1897, uno scambio, di lettere con il suo collega di Russia, per definire una specie di programma politico, cui le due potenze si sarebbero attenute se si fosse presentata la necessità di riconoscere mutamenti nella penisola balcanica. E nelle previsioni della creazione di un'Albania autonoma, non si fe.ee neppure un cenno agli interessi ed alle aspirazioni italiane, che l'Austria ben conosceva, mentre l'art. 7 della Triplice imponeva al governo di Vienna d'informare il suo alleato di quanto era stato concluso con quello di Pietroburgo.
Gli accordi conclusi il 14 e 16 dicembre 1900 fra il Visconti-Venosta e il Barrère non vanno perciò considerati come un atto di infedeltà dell'Italia agli obblighi contratti nella Triplice; ma, se mai, soltanto un passo su quella medesima via che-Berlino e Vienna avevano già incominciato a percorrere all'insaputa di Roma o in contrasto con gli interessi del loro alleato. Né si poteva contestare al governo italiano il legittimo diritto di porre fine, con un trattato di commercio concluso a Parigi, a quella specie di guerra economica, con cui la Francia aveva reagito all'entrata dell'Italia nell'alleanza austro-ungarico-prussiana dcll'82.
Sono tutte questioni note. Il Fellner non ha detto nulla o quasi nulla di più di quello che già avevano scritto, da parte nostra, il Salvemini, il Salvatorelli, il Serra ed altri. Ma questa volta il problema è affrontato con sereno realismo da parte austriaca e ciò non è di poco conto, tanto più che alle vecchie argomentazioni già note di fonte nostrana, altre sono avanzate e sostenute con l'appoggio di una ricca documentazione offerta dall'esistente letteratura e specialmente dagli archivi non sempre consultati in precedenza da studiosi, il cui giudizio era viziato da tendenze preconcette di sapore nazionalista.
11 quarto capitolo contiene l'esame dell'opera compiuta nel 1902 dal gabinetto Za-nardelli-Prinetti con gli accordi dell'I 1 marzo (intesa mediterranea con Londra), del 28 giugno (rinnovo della Triplice) e del 30 giugno (accordo PrinettiBarrère). Come è noto quest'ultimo atto di Roma fu considerato dalla Germania quasi il primo tradimento italiano alla Triplice; il Fellner è di diversa opinione: Ma gli argomenti di cui ci si servi per provare questa asserzione sono imprecisi e assolutamente oppugnatili (p. 57)... Da parte tedesca si sostenne che gli accordi con la Francia erano in contrasto con gli articoli 2 e 4 della Triplice del 1891. Sta di fatto invece, come possiamo ricavare dalle fonti francesi, che il Prinetti fece gli sforzi più minuti e diligenti possibili, perchè le trattative con la Francia si concludessero con una dichiarazione tale da non offendere neppure la lettera delle obbligazioni contratte con Vienna e con Berlino. Ed ora un esame più profondo delle carte esistenti porta a concludere che gli accordi italo-francesi del 30 giugno 1902 servirono soltanto a riempire uno spazio, che i trattati della Triplice avevano lasciato vuoto tanto all'origine quanto nelle loro successive rinnovazioni... (p. 52)... Né l'Italia faceva qualche cosa di diverso da ciò che l'impero germanico aveva insegnato ai suoi alleati 15 anni prima con il trattato di reciproca assistenza concluso con la Russia, trattato già conosciuto, sia ben chiaro, fin dal 1896... E il trattato italo-francese del 1902 era, nella sostanza, poco diverso dal passo compiuto 2 anni più tardi dall'AustriaUngheria nella dichiarazione di neutralità con la Russia, allorché si assicurò, senza darne informazione ad alcuno, la neutralità russa nel caso di una guerra con l'Italia, con la quale erano in corso contemporaneamente trattative (p. 60)... I contrasti fra l'Austria-Ungheria e l'Italia, che hanno il loro fondamento nella tradizione storica, nelle differenti concezioni politiche e nel sentimento nazionale, sono resi ora acuti dal conflitto di forze, che si sviluppa sempre di più nella penisola balcanica, e mostrano al mondo intero la debolezza strutturale della Triplice Alleanza. E poiché in ambedue i Paesi mancava la volontà di collaborare e di tenere nel giusto riguardo gli interessi dell'altro alleato, fin dal 1902 si apri diritto il cammino che con-