Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <339>
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Libri e periodici 339
dussc, al principio della prima guerra mondiale, al fatale scioglimento dell'alleanza con­clusasi nel 1882 (p. 61).
Il Nigra aveva asserito che l'Italia poteva essere con l'Austria soltanto alleata o ne­mica. Poiché nella Balcania gli interessi di Vienna non lasciavano aperta alcuna speranza alle aspirazioni di Roma, era fatale che si giungesse prima o poi alla rottura clamorosa di un alleanza, che era stata conclusa soltanto sotto l'impulso di circostanze contingenti. Questa la tesi del quinto capitolo: la visita dello zar a Mùrzsteg (ottobre 1903), il conflitto francotedesco per il Marocco, allorché Berlino pretese di dare per la prima volta alla Tri-plice un'interpretazione, che aveva in precedenza costantemente negato, specialmente ai danni dell'Italia, le conversazioni fra Tittoni e Goluchowsky del 1904 e del 1905, l'an­nessione, della Bosnia e dell'Erzegovina (1908), le insistenze per giungere ad una guerra preventiva contro l'Italia avanzate dal Conrad e appoggiate dai circoli militari viennesi specie in seguito alla catastrofe di Messina, l'italofobia del principe ereditario Francesco Ferdinando, gli atteggiamenti del ministro degli esteri Àrenthal, sono tutti argomenti sai quali il nostro Autore si sofferma concludendo con la consueta serenità che non si può in alcun modo sospettare che la politica ufficiale dell'Italia prima del 1914 abbia minac­ciato l'esistenza della duplice monarchia d'Asburgo (p. 70).
Figli prova sempre il contrario, fino all'ultimo momento, sottolineando la lealtà del comportamento italiano senza tralasciare di indicare, quando è il caso di farlo, la slealtà del comportamento degli altri due membri della Triplice Alleanza.
E grandissimo merito dello studioso austriaco l'avere, con questo libro, sgombrata la via alla verità al di là delle Alpi in rapporto ad un problema di tanta importanza. Nel lettore italiano, con la soddisfazione che sia stata finalmente accontentata la sua legittima aspirazione alla giustizia riconosciuta anche dall'avversario di un tempo, rimane vivissimo un duplice auspicio: che il libro trovi la più larga diffusione possibile nella sua veste ori­ginale tedesca tanto in Austria, quanto in Germania, e che un editore nostrano provveda subito alla sua traduzione, affinchè molti altri lettoci italiani possano sentire con noi la medesima intima soddisfazione. ANGELO FILO-UZZI
ALFREDO OBIA.NI, Le lettere, a cura di PIERO ZAMA; Bologna, Cappelli, 1958, in 16, pp. XXm-457. L. 2000.
Piero Zama, che allo studio dell'Oriani ha già dato contributi pregevoli, ci offre ora il frutto di una lunga e faticosa esplorazione, e cioè la raccolta di oltre 400 lettere, per la maggior parte inedite, dell'irrequieto scrittore faentino, le quali, disposte in ordine cro­nologico, dall'ottobre del 1873, l'anno successivo al conseguimento della laurea in legge (a Napoli, secondo lo Zama; a Roma, secondo altri) giungono, salvo qualche interruzione, sino a pochi dì prima della sua morte, avvenuta al Cardello presso Casolavalsenio il 18 ottobre del 1909. È una raccolta, indubbiamente, di sicuro valore perchè ci disvela la figura dell'uomo nelle sue linee più profonde e men conosciute e, nel contempo, poiché la sua persona è sempre presento nei suoi scritti, compresi gli storici, ancor oggi tanto discussi, ci mette in grado di formulare su di essi un giudizio, se non altro, più ponderato e sereno.
Come risulta dalle prime lettere del '73 e del '74, inviate all'amico carissimo Clemente Caldesi, pure lui faentino e che con lui frequentava, per obbedienza al padre, ma non per vocazione, poiché si sentiva nato per l'arte, lo studio a Bologna dell'avvocato, allora di grido, Oreste Regnoli, nemmeno gli anni della giovinezza furono per il Nostro felici. Poiché a Bologna, per evitar spese, si recava per lo più di rado (ed eran quelle le giornate sue più liete I), per vari mesi dell'anno era costretto, con gran dispetto, a vivere nella solitaria casa campestre (ch'egli iconicamente chiamava il suo castello ) con i fami­liari, coi quali era continuamente in lite, e spedo con il padre, poiché essi volevano ad ogni costo che esercitasse la professione, soddisfatti soltanto quando pronunciava disconi in pubblico (e fu invero oratore insigne) ohe gli davano noi paesetto di Casola e nei dintorni