Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <340>
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Libri e periodici
una facile rinomanza. Oppresso dalla naia e da un'abituale tetraggine (qualche distrazione per altro trovava ogni tanto in amorazzi che suscitavano chiacchiere e suscitarono anche qualche scandalo tra i pettegoli), quando non imprecava (son sue parole), scriveva, e spesso anche per ore e ore, quasi furiosamente persuaso che quella fosse per lui l'unica via (poiché era orgogliosissimo) di uscire dal l' oscurità . Nacquero cosi i primi suoi romanzi: Memorie inutili che, iniziato verso la fine del 1873, quando egli era appena ventenne, fu steso in pochi mesi (alla fretta della composizione si devono attribuire, oltre ad altri di* fetti, l'asprezza e la trascuranza dello stile); quindi, tra il principio del '74 e 1*81, Aldilà Gramigne No Quartetto Sulla soglia e una silloge poetica. Monotonie, l'unica data alle stampe: opere tutte che per gli atteggiamenti brutali e convulsi e, particolarmente, per i frequenti toni osceni, scettici e beffardi non incontrarono punto il favore del pubblico, specie del più. timorato. Né miglior fortuna ebbero i successivi, benché alcuni di essi (ad esempio, // nemico Gelosia Disfatta Vortice) pur conservando molto ancora dell'in­tellettualismo e dell'astratto, più dei precedenti procedessero con una più solida costru­zione e con un andamento più piano e misurato e rivelassero gli sforzi di evadere dalla torbidezza dei sensi per elevarsi ad una concezione più sana della vita. Vi si incontrano in effetti accenti frequenti e inconsueti di umana comprensione e talvolta anche un senso nuovo, sia pure non definito, di religiosità. La crudele disattenzione per le sue creazioni, dalle quali si attendeva l'unanime ammirazione, disillusero e angosciarono fortemente l'animo dello scrittore: ma il colpo più duro egli ebbe, in quegli anni, quando, dopo non lievi difficoltà, riuscì a far pubblicare dalla Casa editrice Roux di Torino, per altro a pro­prie spese, o almeno con il contributo della sorella Enrichetta, allora da lui adorata, che, a sua insaputa, aveva venduto i pini che verdeggiavano sulla collina dietro il Cardello, il suo libro migliore, anzi senz'altro, il suo capolavoro: La lotta politica in Italia, il quale, anche se pecca, come molti critici vogliono ancora oggidì, per una certa vacuità e per barocchismo e schematismo indubbiamente inopportuni, è ricco, perà, sicuramente, di spunti drammatici, d'intuizioni rapide e incisive, di osservazioni geniali e sa far rivivere spesso, con una visione calda e colorita, il passato nelle sue fedi, nelle sue passioni, nei suoi contrasti. Due lunghi anni di fatica indefessa gli era costata l'opera, dal 1888 al 1890: opera, a sua detta, e triste e terribile e che al momento di unirla si era sentito cascare addosso un avvilimento di tomba e gli era parso di seppellirsi sotto entro di essa e sopra di essa ; ma della cui amplissima diffusione, anzi del suo trionfo per hi penisola si sentiva sicuro, poiché era una storia vera e potente e della quale aveva battuto una via che era stato solo lui a batterla sino allora . Né invero aveva del tutto torto. Appena essa fu uscita dai torchi, si reca a Roma con molte copie per farla conoscere dai letterati più illustri e dai redattori dei quotidiani più in voga: ma dai primi non ottenne che ceri­moniosi complimenti e dai secondi promesse di recensioni per lo più non comparse mai. E alla sorella scriveva, avvilito e ardente d'ira: e impossibile fare voltare questo popolo di imbecilli che non leggono, non pensano e parlano come papagalli. Doveva essere così. Avremo invano sacrificato denaro e subito umiliazioni che mi fanno serrare il cuore . E La lotta politica da allora e sino all'inizio circa del Novecento piombò nel più ostinato si­lenzio. Ma ad accrescere hi desolazione del povero Orfani ecco giungere all'improvviso altre sventure: l'allontanamento dal Cardello della Mina, hi donna di servizio dalla quale egli aveva avuto un figlio, per sospetto di tradimento; i litìgi tempestosi con la sorella (U padre era ormai morto) che egli accusava, ma ingiustamente, di cattiva amministra­zione dei loro possessi, poiché la situazione economica andava purtroppo peggiorando; e, infine, il distacco della Enrichetta dalla casa per le sue proteste vane, e distacco per sem­pre. In effetti a nulla giovarono gli affettuosi e ripetuti richiami del fratello, che rimase solo con il figlio da allevare, più solo di certe rovine , mentre man mano cominciava a mon­tar su al Cardello la miseria per il masso dei debiti . Ed egli dovette riprendere, benché accasciatissimo, a scrivere e non soltanto più ora per sfogo dell'anima, ma, sopra ogni cosa, per dar di che sfamarsi al figlio abbandonato. Appartengono a questo doloroso periodò, che fu l'ultimo della sua vita, i moiri articoli scritti per giornali o riviste e di solito non sempre stampati o pagati con scorsa moneta; e i drammi, di cui pochi, se si eccettua