Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno
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1961
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pagina
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341
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Libri e periodici
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L invincibile, recitato da Zucconi a Genova il 20 settembre del 1902, ebbero discreto successo. Quali-uno anzi cadde clamorosamente. Mancavano invero all'Oriani le doti richieste per scolpire i caratteri e per scandagliare i cuori. Più. elio un emotivo fu un dialettico. Ma, un'altra scossa, o forse di tutte la più perniciosa, fu per lui il disastro finanziario della Rivolta ideale, pubblicata nel giugno del 1908 dal Ricciardi, e che egli giudicava il più nobile, il più hello dei suoi libri. Il Ricciardi per il danno subito rifiutò di stampargli l'opera definitiva: Fuochi di bivacco, che infatti uscì postuma nel 1915. Fu per l'autore un'altra lapide sul sepolcro in cui si era chiuso vivo . Tutto gli parve vano ingegno, onesta, lavoro , e non volle più far nulla, poiché sentiva dì morire quasi sconosciuto e inutile a se stesso per aver sofferto per colpa altrui . Le lettere, inviate ai pochi amici che gli eran rimasti e a qualche donna pietosa, da allora sino al di della dipartita, son tra le più sincere e interessanti del vasto epistolario, condotto dallo Zuma con sapiente criterio direttivo, anche perchè sono per la maggior parte, e specie le ultime, soffuse di una tenerezza spesso soave. Particolarmente commoventi quelle scambiate con la giovinetta Zena Ciottoni, la monelluccia , la piccola amica , che, lette le Ombre d'occaso, gli aveva indirizzata una lettera entusiastica senza punto conoscerlo. Ella fu per rOriani l'ultima luce consolatrice, e la rondine che si posava sul tetto della sua casa, la nuvola dorata che passava sopra la cima dei suoi monti . A lei confidava le sue pene sempre crescenti: e da 35 anni lavoro gratis nei libri; ingiurie; null'altro. Ma 35 anni di umiliazioni mi hanno guastato il sangue: non ne posso più... ; e le sue infinite tristezze ( sono solo, stanco stanco ) e anche i suoi torti, poiché ormai si andava purificando la sua indole impetuosa, acre e chiusa. le dava soventi notizie del figlio diletto ( ha diciotto anni, è alto quanto me, quasi hello e triste anche lui in questa galera) e si rammaricava frequentemente che dovesse venire su ignorante perchè il padre era ridotto quasi alla povertà e non poteva mandarlo a studiar fuori. E l'informava anche della sua ormai vana tentazione di comporre qualcosa di nuovo tanto per guadagnar qualcosa (adesso lavoro ad una tragedia; dovrei farne tre per compiere il ciclo, ma non so se andrò in fondo. L'artista è ormai morto; l'uomo e il pensatore lo hanno ucciso ). In alcune missive a lei ci si imbatte a volte in spunti lirici di delicatezza mirabile, come, ad esempio: Adesso piove:.. Il tempo pare autunnale... la pioggia si è fatta di lacrime . E ancora, e meglio, Piove: pare che delle dita lievi lievi battano ai vetri. Sei tu che vuoi entrare, civctlina notturna ? Sei tu che erri nella notte senza stelle, tra le nubi basse-c pesanti come mantelli: sei tu?... . Nell'agosto del 1909 la salute Bua, da molto tempo malferma, andò peggiorando: non mangiava quasi più né dormiva e appena poteva moversi in casa da una stanza all'altra e spesso gli mancava il fiato .
Il 13 ottobre annunciò alla sua piccolina che doveva recarsi a Bologna per una visita finale avendogli il medico di famiglia diagnosticato un' insufficienza valvolare . E la lettera concludeva: e Addio piccina. Ti manderò la sentenza di Bologna . Ma quattro giorni dopo, alle ore 14,20, rendeva cristianamente l'anima a Dio.
Tale fu Alfredo Oriani: scrittore di mente versatile e possente, ma non grande, poiché invero nessuna traccia indelebile egli lasciò nel mondo dell'arte e del pensiero, benché un posto non dispregevole gli competa, checché si dica, se non altro nella Btorio-grafia dell'Ottocento; ma, come uomo, meritevole indubbiamente del massimo rispetto e di una più alta considerazione che non gli sia stata sinora concessa per l'onestà e la rettitudine incomparabili nella vita pubblica e privata (come ognun sa, nemico acerrimo degli intrighi politici e delle beghe paesane e anche perchè le sue idee politiche contrastavano con quelle al suo tempo dominanti, rifiutò costantemente le varie cariche che gli vennero offerte); per la giusta estimazione dei valori altrui, estimazione che egli fece sempre con sincerità e con umiltà, benché tutti, maggiori e minori, lo avessero lasciato nel più squallido abbandono; per la benevolenza cordiale e spontanea che egli dimostrò più volte, e sino agli ultimi suoi anni, per gli infelici e i diseredati (e il suo epistolario ce ne fornisce ora'ampie prove); ma, sopra ogni altra cosa, per l'amore immenso che egli nutrì per l'Italia sino all'ultimo suo respiro e di cui invocò per tutta la vita, nelle sue opere e nei suoi discorsi, l'avita grandezza e il rinnovamento morale e civile. MARINO GIBAVEGNA