Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FALZACAPPA RUGGIERO (FONDO)
anno <1961>   pagina <342>
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342 Libri e periodici
PAOLO SPAIANO, Socialismo e classe operaia a Torino dal 1892 al 1913 (Stadi e ricerche, 7); Torino, Einaudi, 1958, in 16, pp. 312. L. 1500.
Lo stadio di Paolo Sprìano, che di recente si è esteso a Torino operaia nella grande guerra, ci permette di soffermarci sui problemi economici e sociali d'un momento partico­larmente indicativo della storia italiana e di venire informati sulle fasi dello sviluppo indù-striale d'una città che lo ebbe particolarmente intenso. È uno stadio serrato e chiaro, mosso da una grande simpatia per la faticosa ascesa dei ceti operai, condotto su una abbondante documentazione giornalistica che va dal Grido del Popolo della sezione socialista alla giolittiana Stampa (peraltro meno costantemente seguita) e su un'al­trettanto ricca bibliografia (manca invece la documentazione manoscritta che poteva venir tratta con profitto dagli archivi torinesi o dall'Archivio del Ministero dell'Interno). Scopo dell'A. è stato soprattutto di vedere se e fino a qual punto si sia operato rincontro tra socialismo e classe operaia; ne è risultata una cronaca delle battaglie operaie della fine del secolo XIX, quando la coscienza di classe si viene manifestando, della spinta dal basso che riceveva il movimento sindacale e dell'intrinseca debolezza del socialismo riformista, fino alle organizzazioni di massa vivacemente combattive (come la FIOM, la C6L, l'ACT) nel primo '900, ai successi dell'epoca giolittiana, agli scontri con gli industriali della Lega, quando la radicalizzazione della lotta politica e il nuovo atteggiamento del partito socia-Usta conducono alla fine dell'età giolittiana stessa.
Un primo capitolo introduttivo ci ragguaglia sulla situazione numerica e salariale degli operai all'indomani dell'Unità. A Torino su 50.000 addetti all'industria e all'artigia­nato solo 1520.000 sono gli operai di officina, il eoi nucleo più compatto è rappresentato dagli operai delle officine militari. Fino all'ultimo decennio del secolo non ai può parlare d'un'attrezzatura industriale moderna: sono nate perà le prime industrie meccaniche, metallurgiche e siderurgiche che saranno le protagoniste dello straordinario sviluppo del primo '900. Gli orari di lavoro sono particolarmente pesanti (1112 ore), i tessili sono spesso disoccupati, i salari ai adeguano troppo lentamente al costo della vita e vengono assorbiti dalle spese di prima necessità; solo i ferrovieri e i tipografi godono di condizioni migliori.
Il movimento socialista torinese non presenta alla fine dell'800 la vivacità di quelli di Milano o dell'Emilia-Romagna; anzi, mentre un gruppo di intellettuali borghesi s'ispira agli ideali socialisti, le società operaie sono restie ad assumere posizione politica. Queste ultime ai prefiggono scopi di previdenza ed assistenza, raggiungendo un elevato numero di soci; accanto ad esse nasce nel '91 la Camera del Lavoro con compiti di collocamento e di conciliazione tra singoli operai e imprenditori; finalmente dopo un inizio anarcoide, si forma la sezione torinese del Partito dei lavoratori italiani (1892), con un organo uffi­ciale di stampa II Grido del Popolo, un segretario prampoliniano Oddino Morgari e illustri aderenti.
Il socialismo dei professori viene dipinto dallo Spriano come dettato da una passione sentimentale e umanitaria, nato non su basi marxistiche ma positivistiche e moralistiche: gli manca il concetto della lotta di classe e i suoi protagonisti non si identi­ficano con Ì lavoratori, ma intendono aiutarli dal di fuori, considerandoli incapaci d'eman­ciparsi da soli. Tuttavia l'adesione e hi propaganda socialistica di uomini come il De Ami-eia, il Graf. il Lombroso e il Giacosa trasformano il partito in una vasta corrente poli­tica e sociale che acquista pieno diritto di cittadinanza. Con un programma moderato esso Ottiene un significativo successo nella elezioni del '97 mandando in Parlamento due de­putati, e nel '99 passata tranquillamente l'eco dei fatti di Milano ottiene consensi assai larghi (1/3 dell'elettorato) nelle elezioni comunali.
Alla fine dell'300 l'irrequietezza d'alcuni nuclei operai e l'accumularsi delle rivendi­cazioni economiche si traducono in una posizione di lotta che sorprende gli ambienti borghesi e socialisti; la lotta dei fonditori termina però con una sconfitta e il primo scio­pero generale fallisce nel 1902, per l'assenteismo del partito socialista e l'agnosticismo della Camera del Lavoro. La fragilità dell'organizzazione sindacale induce i dirigenti